La villa e la torre: alle porte di Roma due gioielli antichissimi tornano a risplendere
Sui Monti Lucretili l'antica residenza del poeta Orazio e la torre degli Orsini fanno bella mostra di sé nel borgo di Licenza
Se si pensa al Lazio, spesso, si pensa solo a Roma. D’altronde, come dare torto a chi lo pensa: la Città Eterna ha condizionato l’Europa e – possiamo dirlo –, il mondo intero, influenzandone buona parte della cultura, del diritto, degli usi e dei costumi; e allora, figuriamoci che effetto può avere avuto su una singola regione. Eppure, basta farsi un giro, fare “due passi” poco fuori da Roma, per capire che, in realtà, il Lazio è ben oltre e molto di più del suo storico e incomparabile capoluogo. Dalla Ciociaria alla Tuscia, passando per la Sabina, in ogni sua parte questa terra cambia atteggiamento, facendo della sua versatilità un vero e proprio punto di forza. E allora puntiamo i riflettori a nord-est di Roma, fra i contorni dei monti Lucretili, perché lì, a mezz’aria fra i boschi eil cielo, nel borgo di Licenza, si nascondono due luoghi degni della nostra attenzione.
La Villa di Orazio

Ha più di 2000 anni e se li porta bene: la Villa di Orazio a Licenza. Orazio è il poeta latino per eccellenza, ricordato in vita e dopo la morte, amato a tal punto che, ancora nel 1989, ne L’attimo fuggente, Robin Williams fa della sua frase più celebre e celebrata il motivo trainante del film: Carpe diem! Cogli l’attimo! Ed Orazio, a guardare la sua villa di Licenza – ubicata e incastonata, come una bomboniera, fra le alture dei monti Lucretili –, l’attimo lo aveva colto e come, e più volte anche; circa 40 ettari di terra, con tanto di bosco, frutteti, uliveti, viti e pascoli, erano l’immenso terreno di cui il poeta poteva disporre, e nel quale immergersi a tempo pieno, dedicandosi, spesso, all’otium letterario. Era statoMecenate, il protettore degli artisti – dal quale deriva il termine “mecenatismo” –, a donare al poeta latino la Villa di Licenza intorno al 33 avanti Cristo; qui, oltre a concedersi spesso un bel bagno ghiacciato nelle acque dell’omonimo torrente, Orazio, lontano da una Roma già all’epoca esposta al caos cittadino, poteva contare su una natura circostante e su una qualità della vita piuttosto elevate. A confermarlo ci sono i suoi versi, che non lasciano spazio ad equivoci, e che risultano essere, anzi, più che mai attuali: “Merita lode il clima, se perfino i roveti producono in abbondanza vermiglie corniole e prugne”; “c’è una fuga continua di montagne ininterrotte”; e ancora, “qui divento ricco con l’olio e con i prati, mi nutro con il grano”.
La villa, piuttosto grande, era strutturata a un solo piano, e la sua principale caratteristica era quella di essere provvista di un grande quadriportico con tanto di giardino centrale, similmente alla Villa dei Papiri ad Ercolano. Oggi possiamo ancora fare due passi nella struttura originaria, e godere dei mosaici con motivi geometrici, della pavimentazione in cocciopesto, così come dei vari impianti superstiti: dall’atrio al balneum, poi trasformato, tempo dopo, in impianto termale. Ora proviamo ad immaginarcelo, Orazio, mentre cammina nella sua sontuosa residenza e si lascia ispirare dai monti, dai giochi di ombre e di luci, dai suoni della natura, perfino dall’aria che respira. “Facile” comprendere la bellezza di alcuni suoi versi. Certo, noi, dopo più di 2000 anni, alposto del soffitto che ammirava il poeta latino ammiriamo il cielo; eppure, la sostanza è rimasta la stessa: un dedalo di pietre, di stanze, di angoli, di porte, insomma, un vero e proprio capolavoro dell’antichità.
È grazie ad Aniene Turismo – la principale risorsa turistica di promozione e valorizzazione della Valle dell’Aniene –, che, oggi, questo incredibile sito torna a risplendere e ad essere visitabile. Proseguiamo il nostro percorso e saliamo verso il centro di Licenza, nel cuore del borgo, dove un altro monumento ha iniziato, finalmente, ad essere sotto i riflettori.
La Torre Orsini, il monumento visitabile per la prima volta

Addentrandoci nel borgo, passando i suoi vicoli e i suoi archi, scavalcando gradinate e percorrendo dolci salite, si arriva in alto, dove svetta la Torre del Castello Orsini. Sono proprio loro, fra le famiglie nobili per eccellenza, ad aver posseduto, vissuto, e abbellito questo monumento. Gli Orsini hanno scritto e attraversato la storia d’Italia e d’Europa, a tal punto che, fra i loro ranghi, sono passati senatori, capitani d’armi, cardinali, e addirittura più di qualche papa. Questa torre merlata, assai suggestiva nella sua forma, sta in piedi da quasi mille anni, e, insieme alla Villa di Orazio, è la carta d’identità del territorio.
Così come la Villa di Orazio, anche la Torre Orsini è stata oggetto di un’importante opera di valorizzazione, ciò che ha portato a renderla visitabile per la prima volta nella storia, e a farne la protagonista indiscussa del fermento culturale della Valle dell’Aniene: al suo interno, infatti, hanno ciclicamente luogo eventi, convegni, mostre e residenze artistiche. A saltare subito all’occhio, e a rappresentare la parte più incredibile di questo monumento, è il ciclo di affreschi che abbelliscono le volte della struttura, voluto dagli Orsini e realizzato, durante il XVII secolo, da Vincenzo Manenti, maestranza di spicco del Seicento laziale. Il tema delle pitture, che spazia dai miti alle imprese dei capitani d’armi, permette di compiere un’esperienza immersiva del luogo, garantendoallo spettatore una panoramica sugli usi, costumi e gusti dell’epoca.
