Le fisarmoniche di Castelfidardo e il suono dell’industria musicale marchigiana
Uno strumento musicale che, più di tutti gli altri, parla di tradizione e si rivolge a un pubblico fieramente conservatore
Mentre in tutto il mondo si diffondono note elettroniche e i linguaggi musicali evolvono su forme semplificate, c’è un piccolo borgo italiano dove – fieramente – si continuano a seguire le sette note che escono da uno strumento tradizionale, antico ma incredibilmente attuale. A Castelfidardo, piccolo comune dell’anconetano al confine con la zona del Conero, la fisarmonica non ha solo trovato la sua forma attuale conosciuta in tutto il mondo, ma anche una casa “armonica” che, dal 1863 a oggi, deve la sua fama a un uomo e a una curiosità… divina.
La storia di Paolo Soprani, imprenditore (quasi) per caso
Il recanatino Paolo Soprani aveva 19 anni quando incontrò un pellegrino del Nord Europa a Loreto, la più sacra delle città mariane d’Italia. Questi aveva con sé un accordeon, antesignano della fisarmonica come la conosciamo oggi, e ne fece dono proprio a Soprani che, incuriosito, ne inizia a immaginare possibili modifiche e miglioramenti. Quella delle Marche è una scena artigiana e artistica straordinariamente viva, come dimostrano gli esempi delle cartiere di Fabriano, del conservatorio Rossini di Pesaro, dei calzaturifici e delle pelletterie del Fermano. Non è difficile dunque immaginare che, con un mix di ingegno e creatività, il giovane Soprani sia riuscito a rendere uno strumento musicale ancora grezzo ancor più capace e ricco di slancio, intervenendo sul mantice e sullatastiera. Dall’accordeon nacque dunque la fisarmonica (“soffio armonico” in greco), strumento che man mano ha acquisito importanti perfezionamenti tecnici, ed è riuscito a imporsi su un mercato dapprima locale, poi nazionale e internazionale, dando al suo ideatore – Soprani appunto – uno standing imprenditoriale e sociale di grandissimo impatto.
Castelfidardo e la fisarmonica, un matrimonio centenario

A livello meramente tecnico, la fisarmonica è un aerofono a mantice, con tastiere su entrambi i lati. Con una mano, il musicista aziona il mantice, che fornisce l'aria per far vibrare le ance, producendo il suono. Con l'altra mano, suona le tastiere, che controllano le note. Una descrizione puramente funzionale, ma che non riesce a trasmettere il moto emotivo che riserva ai suoi ascoltatori più attenti e appassionati. Castelfidardo è un luogo dove la tradizione dell'artigianato locale incontra l'innovazione. Qui, le fisarmoniche sono state perfezionate, integrando progressi tecnologici senza mai perdere di vista la tradizione. L'attenzione al dettaglio, l'uso di materiali di qualità e la maestria degli artigiani locali sono evidenti in ogni strumento. Ogni anno, Castelfidardo ospita ilprestigioso PIF – Premio internazionale della fisarmonica, che attrae musicisti da tutto il mondo. Nato come Rassegna internazionale nel 1963, aperto ai partecipanti stranieri nel 1975 e infine trasformato in Campionato nazionale nel 1979, il PIF così come lo conosciamo oggi è più recente, risalendo infatti questa nuova denominazione al 2014.
La città celebra inoltre il suo legame con la fisarmonica attraverso un museo dedicato, il Museo internazionale della fisarmonica, dove i visitatori possono esplorare la storia dello strumento e il ruolo fondamentale che Castelfidardo ha avuto nel suo sviluppo, anche attraverso la ricostruzione di un tipico laboratorio artigianale con le atmosfere di inizio Novecento. Per Castelfidardo, la fisarmonica è molto di più che uno strumento musicale; è il simbolo di un'intera comunità, un'icona di tradizione, innovazione e passione che risuona dal cuore della città e che, unendosi idealmente con la tradizione musicale pesarese, quella letteraria recanatina e quella storico-culturale del resto della regione restituisce un quadro che, oltre al lato industriale ed economico, èsicuramente poetico.
Un po’ come la poesia che emerge dalla cucina di questo tratto delle Marche, dove a dominare è una presenza particolarissima, i moscioli di Portonovo. Queste cozze selvatiche, che vengono pescate con una tecnica che permette il ripopolamento ed è ambientalmente sostenibile, sono tipiche del periodo estivo e hanno un sapore incredibile, intenso, perfetto per condire gli spaghetti o magari per preparare i moscioli arrosto, arricchiti con un battuto di pangrattato, aglio e prezzemolo. E come abbinarli? Ovviamente con il Verdicchio, vino che fa rima con Marche, ma che con altre preparazioni, prevalentemente di carni bianche o rosse, può lasciare spazio anche al Rosso Conero o alla Ribona (o Maceratino), quest’ultima tradizionale dei Colli Maceratesi e tutelata dallaDenominazione di origine controllata.
