Le misteriose miniere fantasma della Sardegna
Un itinerario insolito alla scoperta di un volto inedito di questa splendida isola italiana
La Sardegna non è solo l’isola delle spiagge paradisiache, del mare cristallino e dei locali trendy. Oltre a questo c’è una cultura tutta da scoprire, una storia di antichi riti e tradizioni che raccontano il vero spirito di questa terra, piena anche di misteri, segreti e leggende raccontati da luoghi suggestivi intrisi di magia. Tra questi sicuramente le misteriose miniere fantasma della Sardegna, per lo più in stato di totale abbandono. Gallerie scavate nella roccia, abitazioni diroccate, ruderi e strutture in legno che oggi sono diventati parte di veri e propri musei all’aperto.
Vediamo i luoghi meno conosciuti e meno frequentati dalle masse turistiche ma che stanno diventando delle attrazioni per i visitatori meno convenzionali. Quali sono le misteriose miniere fantasma della Sardegna da non perdere?
Miniera di Argentiera

Un luogo quasi mistico, quello del villaggio dell’Argentiera, nato in origine come borgo di minatori tra Stintino e Alghero, in provincia di Sassari. L’attività estrattiva, durata fino al 1963, ha fatto in modo che si formasse una comunità che nel 1900 contava 300 minatori con le rispettive famiglie attive nel commercio. La zona era ricca di argento e oro e si scavava oltre i 700 metri di profondità. Le morti sul lavoro però si susseguivano: l’erosione delle rocce dovuta alla vicinanza al mare provocava numerosi crolli, quindi la miniera nel tempo fu abbandonata.
Oggi la zona è sottoposta ad una riqualifica ed è una meta turistica nella quale fare passeggiate guidate tra le case diroccate, i vecchi edifici, le gallerie e dov’è possibile fare un break presso il “Bar del Minatore”.
Sono diverse le leggende legate a questa miniera abbandonata della Sardegna: si narra che nelle notti estive si possano sentire i rumori di picconi e suoni metallici che provengono dalla profondità delle sue gallerie e che si possano intravedere ombre umane lungo i cunicoli. Leggenda vuole infatti che le anime dei minatori siano rimaste all’interno della miniera.
Malfidano, Buggerru

In questo luogo si ha la netta sensazione che il tempo si sia fermato. Ci troviamo vicino la Costa Verde, nel sud dell’isola, dove i resti di una delle misteriose miniere fantasma della Sardegna raccontano una passato glorioso. Conosciuta già dai romani che cercavano qui l’argento, Malfidano deve il suo nome al fatto che fu rifugio di briganti e gente malfidata, quando in passato era coperta di fitti boschi. La grande attività ebbe inizio nel 1864 quando un ingegnere individuò un giacimento di masse che fornivano zinco; per sua iniziativa nacque la società mineraria Malfidano e iniziò a sorgere, a valle del monte Caritas, il primo nucleo del villaggio Buggerru. Si scavò dalla montagna fino a scoprire il giacimento di Caitas e, tra il 1870 e il 1890 furono costruite le laverie Buggerru, Lamarmora e Malfidano. Quest’ultima era la più grande ed è quella ancora visitabile vicino al porto turistico. Pensate che furono prodotte oltre 200 mila tonnellate di piombo metallo, ma la miniera fu poi lo scenario delle prime repressioni con gli scioperi dei minatori che chiedevano alla società un miglioramento delle condizioni di lavoro. La situazione precipitò il 4 settembre del 1904 quando persero la vita tre operai; seguirono la crisi finanziaria degli anni ’20 - ’30 e la seconda guerra mondiale: nel 1955 chiuse definitivamente il grande cantiere di Caitas.
Oggi la miniera fantasma del Sulcis in Sardegna è un luogo simbolo dell’isola, dov’è possibile scoprire la vestigia dell’attività estrattiva.
Masua, Iglesias

Questo complesso minerario s’affaccia sulla costa di fronte al faraglione Pan di Zucchero. E’ un grande porto scavato nella roccia e fu realizzato nel 1925. Si compone di due gallerie sovrapposte e di un nastro trasportatore che permetteva di trasportare i minerali, direttamente caricati sulle navi mercantili. Oggi questo luogo è simbolo dell’archeologica industriale e all’interno del complesso di Masua è possibile visitare anche Porto Flavia e il museo delle macchine da miniera. Ai suoi piedi si trova la grotta del Soffione, chiamata così per l’effetto delle onde che s’infilano nella sua cavità.
