Marche Creative, l’esempio di Fabriano e Pesaro tra cartiere e cultura
Un patrimonio di tradizioni che affondano le radici nella manualità e nell’artigianato che hanno reso questa regione un simbolo del ‘saper fare’ italiano
Distretti diffusi, come un prato dove all’improvviso spuntano migliaia di fiori, uno più forte e colorato dell’altro. Quello della produzione artigianale è un settore che tocca le Marche in maniera eterogenea e, allo stesso tempo, unisce realtà vicine e lontane con un fil rouge all’insegna del saper fare. Lo si potrebbe chiamare made in Italy, certo, ma viene più facile nominarlo con i toponimi di due città che, in questa regione, rappresentano la perfetta sintesi dell’arte nelle sue molteplici espressioni: Fabriano come terra delle cartiere e dell’ingegno messo a disposizione di altri geni e Pesaro come città dove le sensibilità artistiche costituiscono, esse stesse, un elemento di specifica attrazione turistica per il visitatore spesso piùconcentrato sulle bellezze dell’Adriatico.
Due contesti apparentemente lontani per specificità geografica e topologica ma che, dunque, si ritrovano uniti dalla consapevolezza di appartenere a una regione – le Marche appunto – che è incubatore di meraviglie e che riesce a conquistare con un ampio ventaglio di luoghi, storie, ricchezze.
A Fabriano, dove nasce la carta più bella

Da quasi 800 anni, gli italiani associano il nome di Fabriano alla carta. E non potrebbe essere altrimenti, perché nelle storiche cartiere di quest’angolo delle Basse Marche vive e rivive una produzione che è passata per le mani di grandi di tutte le epoche, da Buonarroti a D’Annunzio, da Fellini a Beethoven e Garibaldi. Che siano musicisti, poeti, politici e condottieri, ciascuno di loro ha saputo ricavare da questi canvas bianchi spazio utile per colpi di genio.
Oggi proprietà dell’altrettanto storico gruppo Fedrigoni, la produzione cartotecnica di Fabriano non si rivolge solo al grande pubblico della scuola e dei professionisti, ma nel corso dei decenni ha acquisito straordinaria importanza anche per la realizzazione di assegni, titoli di stato, polizze assicurative, banconote. Un mondo a 360 gradi che tocca tutti i settori della vita sociale, ma qual è la vera origine di questa grande storia dell’eccellenza italiana?
Tutto nasce dalla contaminazione tra la cultura araba, a sua volta influenzata da quella cinese, e i mastri artigiani marchigiani: fu così che un prodotto con elementi tipici orientali venne progressivamente “italianizzato” e la produzione artigianale contestualizzata, e migliorata, grazie all’uso di tecnologie specifiche come i magli multipli, l’uso della gelatina animale nella collatura o l’impiego della filigrana.
Nel visitare il Museo della carta e della Filigrana, ospitato nella monumentale sede del Convento dei Dominicani, si possono ripercorrere le scelte tecniche, la cura dei materiali, il ricorso alla “gualchiera” (ovvero gli stracci) e camminare lungo una collezione che, da otto secoli, racconta la nascita di uno dei prodotti più importanti di sempre. Del quale, spesso, ignoriamo la complessità – e la bellezza – della sua realizzazione. Ovviamente, Fabriano non è solo cultura, ma anche grandi sapori tradizionali, tra cui spicca il salame di Fabriano, un PAT (Prodotto Agroalimentare Tradizionale) e Presidio Slow Food realizzato con carne di maiale, sale, pepe e maturato per un massimo di 60 giorni. Un ottimo abbinamento per il Verdicchio di Matelica, vino DOCbianco prodotto con almeno l’85% di uve Verdicchio e il cui areale riguarda, oltre a Fabriano, altri 7 comuni tra il maceratese e l’anconetano.
Pesaro, città d’arte e delle sette note

Quando, nel 2017, l’UNESCO premiò Pesaro con il riconoscimento di “Città Creativa della Musica”, per molti non fu una notizia giunta come fulmine a ciel sereno. Del resto, questa città marchigiana, dove si sente l’influenza romagnola, è la patria di Gioacchino Rossini, uno dei grandi nomi dell’operistica italiana di ogni tempo. Oggi l’offerta musicale pesarese, oltre allo storico Conservatorio, è parimenti diffusa su stili tradizionali e contemporanei che rappresentano al meglio la cifra media di una città che guarda tanto al glorioso passato quanto al futuro luminoso.
La stessa luce che illumina la Sfera Grande di Arnaldo Pomodoro, grande scultura contemporanea che l’artista realizzò per il Montreal EXPO del 1967, e il cui modello originale è conservato davanti l’edificio del Ministero degli Esteri di Roma (Farnesina). La palla di Pomodoro, come viene affettuosamente definita, è al centro di una grande piscina a vasca che affaccia direttamente sul mar Adriatico.
Elementi introduttivi che accompagnano verso l’importante traguardo di Pesaro 2024 – Capitale italiana della cultura, riconoscimento che vedrà un anno di appuntamenti legati al concetto della città-orchestra, ma non solo. Gli obiettivi, infatti, saranno molteplici e contempleranno un coinvolgimento funzionale di tutto il territorio provinciale, in un mix di arte, natura e tecnologia che vuole far emergere i temi della cultura e dell’ambiente con sempre maggiore sensibilità.
Il 2024 sarà l’anno ideale per scoprire Pesaro, ma anche per avvicinarsi alla sua cucina. Magari provando l’originale, e certamente insolita, pizza alla Rossini. Si tratta di una preparazione tipica che aggiunge alla tradizionale pizza margherita uova sode a fettine e maionese. Il nome non è ispirato a un presunto gusto del compositore per la pizza, ma un omaggio culinario al pesarese più celebre di sempre. Chissà che il buon Gioacchino però, dopo averla assaggiata, non avrebbe gradito anche un brindisi con Bianchello del Metauro o Colli Pesaresi, due dei vini più rappresentativi delle Alte Marche.
