Matera 2019, segreti e tradizioni della Capitale europea della cultura
Un viaggio alla scoperta della Matera insolita e autentica, quella di antichi riti e suggestive tradizioni
È uno dei luoghi più spettacolari e surreali d’Italia, e nel 2019 è lei la Capitale Europea della Cultura. Il 2019, dunque, è l’anno perfetto per visitare una Matera vestita a festa per l’occasione, anche – e soprattutto – attraverso i suoi segreti e le sue tradizioni che affondano le radici molto indietro nel tempo.
Matera, la Città dei Sassi, è da anni una delle destinazioni più visitate della Basilicata, complice un patrimonio culturale di primo livello che, ad ogni visita, non manca di incantare e sorprendere i suoi ospiti.
Oltre gli itinerari più noti e turistici, Matera nasconde un altro mondo fatto di curiosità e riti arcaici tutti da scoprire.
La festa della Madonna della Bruna
Il ‘viaggio’ alla scoperta della Matera insolita parte dalla storia quasi leggendaria della Madonna della Bruna, a cui è intitolata la cattedrale di Matera e a cui è dedicata una delle sue feste più belle. La festa di Santa Maria della Bruna è un evento particolare, che alla dimensione puramente religiosa accosta un vero e proprio alone di leggenda. Alla festa in onore della Madonna, infatti, è legata la storia di un’apparizione miracolosa: si narra di un contadino che, rientrando a Matera dopo una giornata di lavoro nei campi, incontrò una ragazza sconosciuta che gli chiese un passaggio. Il contadino la fece accomodare sul suo carro accompagnandola fino alla piccola chiesa di Piccianello, dove la ragazza improvvisamente si trasformò nella statua della Vergine. A quel punto la Madonna chiese al contadino di entrare ogni anno in città allo stesso modo, su un carro addobbato, dando vita al suo culto a Matera che ancora oggi, ogni anno il 2 luglio, viene celebrato attraverso l’attesissima festa della Madonna della Bruna.
Il momento iniziale della festa è la cosiddetta “processione dei pastori” annunciata dai fuochi pirotecnici, che porta attraverso le strade principali della città il quadro della Madonna della Bruna, che si narra sia stato trovato sotto un albero proprio da alcuni pastori. Nel corso della giornata sono tanti gli appuntamenti salienti della Festa della Madonna della Bruna, che raggiungono il culmine con lo ‘strazzo’. Alla fine della processione serale e in seguito alla deposizione della Madonna nuovamente all’interno della cattedrale, il carro trionfale di cartapesta su cui la statua era stata portata in processione viene preso d’assalto e distrutto. Il carro in questione è proprio lo strazzo, nato dal lungo lavoro degli artigiani materani e la cui distruzione apre una notte di festeggiamenti e fuochi d’artificio.
Le Matinate
Quella delle Matinate è una tradizione antichissima di Matera che si celebra nel periodo del Carnevale e che è fortemente legata alla dimensione contadina e rurale della città lucana.
Le Matinate corrispondevano al periodo dell’uccisione del maiale, che solitamente si teneva nelle case delle famiglie contadine più benestanti che, da quel momento, potevano permettersi il lusso di mangiare carni e salumi.
Con le Matinate, che sono dei veri e propri ‘canti di questua’, i meno ricchi entravano nelle loro case cantando e a ritmo di musica della ‘cupa cupa’ (lo strumento tradizionale delle Matinate) chiedendo di poterne assaggiare un po’, poiché a loro non sarebbe stato concesso lo stesso lusso. Il risultato delle Matinate era un piacevole e allegro incontro tra ricchi e poveri, caratterizzato da condivisione e spensieratezza che durava dalla sera fino alle prime luci del mattino seguente, regalando gioia pura almeno per qualche ora.
È proprio lo spirito allegro delle Matinate che si è ‘riversato’ negli attuali festeggiamenti del Carnevale, insieme al rovesciamento delle convenzioni sociali e al divertimento più sfrenato.
Oggi il Carnevale di Matera è, insieme ad altri carnevali della Basilicata, patrimonio immateriale che, con le maschere antropologiche, racconta le vicende locali e le figure di un tempo in modo non convenzionale e decisamente divertente. Del Carnevale di Matera fanno parte, infatti, maschere della tradizione lucana come U’ Rumit di Satriano di Lucania, le maschere cornute di Aliano, l’orso di Teana, i campanacci di San Mauro Forte e vacche e tori di Tricarico.
La Quaremma Materana
In periodo di Quaresima non è inusuale, sia a Matera che nei centri vicini, vedere delle bambole di pezza appese fuori dalle case, spesso ciondolanti dai fili del bucato. È la tradizione della Quaremma, dal nome della bambola in questione solitamente fatta a mano che rappresenta una vecchietta vestita di nero e dall’aspetto dimesso.
L’aspetto della vecchietta è simbolo della Quaresima, per definizione periodo di moderazione, penitenza e purificazione spirituale.
Il Pane di Matera e la storia dei suoi timbri
È uno dei prodotti d’eccellenza del territorio, orgogliosamente prodotto nei forni di Matera e diffuso in tutto Italia. Il Pane di Matera, in questo viaggio che abbiamo scelto di fare insieme a voi, è un’altra ‘tappa ideale’ vista da una prospettiva tanto diversa quanto affascinante. È la prospettiva dei suoi timbri, ricca di credenze e tradizioni popolari da conoscere per immergersi nella Matera più autentica.
Fino alla metà del Novecento, gli abitanti dei Sassi preparavano l’impasto a casa e mandavano a cuocere il pane in forni pubblici. Per evitare che il proprio pane si confondesse con quello delle altre famiglie, ogni massaia incideva l’impasto con le iniziali del capofamiglia ‘personalizzandolo’ e rendendolo dunque inconfondibile. Ma come avveniva l’incisione del pane? Attraverso un timbro di legno, che tutte le famiglie avevano e che recavano i simboli delle famiglie, raffigurate nei modi più disparati. Alti circa una ventina di centimetri, i timbri del pane rappresentavano di tutto, dai rami fioriti ai galli, passando per stilizzazioni di figure maschili e femminili, rispettivamente simboli di virilità e fecondità.
Il ‘cuccù’, simbolo dell’amore d’altri tempi
Può un semplice oggetto di terracotta essere un prezioso pegno d’amore? A Matera sì. In un’epoca in cui non ci si poteva permettere di regalare gioielli, i giovani materani facevano realizzare questo fischietto, a forma di gallo e dai colori diversi e vivaci, da regalare all’amato o all’amata, le cui dimensioni erano direttamente proporzionali a quelle del sentimento. Più il fischietto era grande e riccamente decorato, più era grande l’amore che rappresentava.
La sua forma non è casuale, poiché in passato il gallo era simbolo di fecondità e l’animale veniva donato alle coppie di neosposi come augurio di una vita lunga e prospera insieme.
Ancora oggi è possibile trovare i cuccù nelle botteghe artigiane dei Sassi e, in alcuni casi, assistere al processo di produzione e lavorazione.
Pur avendo in parte perso il suo significato originale, il cuccù è ancora considerato una sorta di talismano portafortuna, che molti turisti acquistano da portare a casa come souvenir.
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