Meno di 850 abitanti, un corbezzolo di 12 metri e una Grotta dell'Inferno: a 15 chilometri da Sassari questo borgo è tutto un altro mondo
Il borgo di Muros è la prova che in Sardegna basta allontanarsi di poco dalle città principali per trovare perle e chicche inesplorate
Sospeso tra rocce verticali e pianure verdeggianti, il borgo di Muros si trova in Sardegna, nella provincia di Sassari, ad appena 10–15 chilometri da Sassari. Inserito nel territorio storico del Logudoro e nella subregione del Coros, questo piccolo comune conta poco meno di 850 abitanti – i cosiddetti muresi – e custodisce un’identità fatta di tradizione, paesaggi selvaggi e contrastanti, voci antiche che ancora si percepiscono tra vicoli, chiese e boschi. È un luogo sospeso, perfetto per chi ama scoprire la Sardegna più vera e raccolta.
- Un territorio scolpito dalla natura
- Tracce del passato: cosa vedere a Muros
- Luoghi segreti: grotte, boschi e natura nei dintorni
Un territorio scolpito dalla natura
Muros si adagia su un altopiano che va da 125 a 450 metri sul livello del mare, dominato dal monte Canechervu e affacciato sulla fertile pianura di Campomela. Da una parte, pendii rocciosi punteggiati da roverelle e querce – come nella area di Rocca Ruja e sul monte Tudurighe – dove il bosco di Sa Crabola custodisce un corbezzolo di oltre dodici metri. Dall’altra, spazi più asciutti e aridi, interrotti da leccete come Badde Olia, unica sughereta su Pentumas. Il rio Mascari attraversa il territorio con sponde popolate di pioppi, salici e frassini, mentre in primavera le ginestre fioriscono sui pendii del monte Frundas,animando il paesaggio con gialli intensi. In questo mosaico ambientale, Muros emerge come punto d’incontro tra biodiversità e cultura rurale, dove percorsi facili diventano spettacolari suggestioni per escursionisti anche occasionali.
Tracce del passato: cosa vedere a Muros
Le origini del borgo affondano nel Medioevo: tre nuclei medievali – Muros, Irbosa (forse romano) e la villa attorno alla chiesa di San Giorgio – sorsero in epoca giudicale e successivamente passarono sotto i Doria, i Malaspina e infine gli Aragonesi. La famiglia Martinez ottenne poi il feudo con titolo di marchesi di Montemuros; solo nel 1839, con la fine del sistema feudale, il paese divenne libero comune.
Nel centro, la Chiesa dei Santi Gavino, Proto e Gianuario (XVI–XVII secolo), è il cuore sacro del borgo. Al suo interno una pala ritrae i tre martiri turritani, mentre lo spazio attorno alla sacrestia ha restituito tombe medievali e resti scheletrici. Il campanile, aggiunto nel 1904, arricchisce l’eleganza semplice della facciata in pietra, con volte a botte e decorazioni sobrie. Nel 2024 durante lavori di restauro sono emerse fondamenta più antiche e nuovi elementi archeologici che raccontano una storia stratificata. Non mancano edifici storici da scoprire: una fonte pubblica ottocentesca, vecchie case aragonesi e palazzetti di fine Ottocento e inizio Novecento.
Luoghi segreti: grotte, boschi e natura nei dintorni
Nei dintorni di Muros si trova la Grotta dell’Inferno (chiamata anche Grotta del Diavolo o Grotta di Scala di Giocca), situata sul versante occidentale del monte Tudurighe a 320 metri slm. La cavità si articola per oltre 600 metri in una serie di pozzi e corridoi, ma è una meta da affrontare solo con guide: presenta diramazioni complesse, è poco decorata ma ricca di atmosfera. Il bosco sopra l’ingresso è parte del territorio quasi primordiale che circonda il borgo. Sentieri poco battuti portano poi a boschi saud Crabola e aree incontaminate ove respirare un paesaggio che sembra sospeso nel tempo: ci si muove tra sugherete, roverelle, erbe aromatiche e panorami sulla valle sottostante.
Negli ultimi decenni, Muros ha cambiato faccia: dalle tradizionali attività agricole e pastorali si è spostato verso una vocazione industriale legata alla presenza di un grande cementificio e aree produttive circostanti. Tuttavia, il centro storico non ha perso la sua essenza: l’antico villaggio medievale è rimasto inalterato, affascinante nella sua sobrietà e autenticità. Oggi il paese fa parte dell’Unione dei Comuni del Coros, che include numerosi comuni della Sardegna: un intento di cooperazione territoriale che mira a valorizzare cultura, turismo e sviluppo sostenibile.
