Monferrato, la Terra dei Templari
Tra storia e mistero, il Monferrato come non lo avete mai visto
Si sviluppa nell’arco territoriale del Basso Piemonte, ed è incluso, dal 2014, nel Patrimonio dell’Umanità UNESCO.
Stiamo parlando del Monferrato, territorio collinare dalla pregevolissima ricchezza che si sviluppa in una moltitudine di paesaggi ambientali, culturali e storici, ma anche in curiose leggende che riportano alla mente antichissime tradizioni.
Questa zona piemontese è legata a stretto giro con l’Ordine dei Templari, che dal 1118 al 1312 rappresentò per lungo tempo una forza militare cristiana attenta alle vicende della Terra Santa durante le Crociate, e sul quale ancora oggi permangono grandi perplessità storiche.
Nella zona del Monferrato i Templari ebbero molto da fare, sia dal punto di vista religioso (erano, in fondo, un ordine monastico vero e proprio) e sia da quello ambientale e, addirittura, agricolo, poiché la ricchezza del territorio ha da sempre rappresentato un volano per la produzione di riso, uve e altri tesori della terra.
Il tour del Monferrato templare non può che iniziale dal bel comune di Casale. Ci troviamo nell’alessandrino, nel pieno di un territorio fortemente industrializzato ma che conserva importanti tracce della storia, dall’antica Roma fino al Basso Medioevo.
È qui che è possibile visitare il Duomo di Sant’Evasio, esempio di architettura romanica che si distingue non solo per l’imponenza, ma anche per il disformismo della facciata, che si presenta irregolare nei vari livelli: i due spioventi non coincidono, così come la quadrifora e la trifora alle estremità, senza dimenticare i due campanili gemelli.

Il legame che congiunge il duomo ai Templari è dato da un particolare architettonico, il nartece, struttura che “introduce” alle navate della chiesa e che negli edifici religiosi italiani è pressoché assente, trovando invece molto spazio nei paesi del Medio Oriente. A quanto pare, furono proprio i cavalieri dell’ordine – che erano entrati in contatto con le strutture saracene – a influenzare la costruzione interna dell’edificio, ancora oggi ben conservata.
Spostandoci dall’alessandrino al vercellese, una ulteriore tappa degna di interesse è costituita dal comune di Livorno Ferraris. Qui, nel cuore di un’area umida particolarmente adatta alle coltivazioni di riso, come dimostra la Tenuta Colombara, troviamo l’antica Chiesa di Santa Maria d’Isana.
L’edificio, che risalirebbe al XII secolo circa (le fonti sono incerte su questo dato), fu per molto tempo affidato al Priorato di San Giacomo di Vercelli, il quale si occupava non solo delle funzioni religiose, ma anche dell’ospitalità dei pellegrini e dei viandanti che, passando per la Via Liburnasca, raggiungevano il Moncenisio verso nord-ovest, e guardavano a Torino in direzione sud-ovest.
Isana, questo il nome dell’attuale Livorno Ferraris (già Livorno Piemonte) ospitava a quel tempo un menhir, un monolite in pietra collocato in un punto che sarebbe alla congiunzione di reti di energia benefica. La vena esoterica che scaturisce da questo luogo ben rappresenta l’elemento di contatto che unisce la fede cristiana dei Templari ad abitudini, e ideologie, prettamente pagane.

Interessanti anche gli edifici religiosi dell’Abbazia di Santa Fede a Cavagnolo e dell’Abbazia di Lucedio. Intorno al 1100, i monaci di Sainte-Foyde Conques, provenienti dalla Francia, edificarono a Cavagnolo un luogo di fede particolarmente imponente, con forme romaniche che sono ulteriormente arricchite da elementi classici, come le due colonne incuneate nella facciata dai capitelli corinzi.
Nei pressi di Trino, l’Abbazia di Santa Maria di Lucedio, risalente anch’essa al XII secolo, furono invece a stabilirsi i monaci che provenivano da un altro comune francese, Chalon-sur-Saône, in Borgogna. Questo complesso, che si compone della chiesa, dell’abbazia vera e propria e degli edifici a uso agricolo, è stato per secoli al centro di leggende secondo le quali Lucedio (altro modo per definire Lucifero), avrebbe costituito un luogo prediletto di convocazione delle forze oscure.

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