Nel cuore del Lazio c'è un borgo antico dove il tempo sembra essersi fermato: per un attimo pensi che non possa essere vero
Collalto Sabino, dove la storia si ferma per incantare il visitatore
Distante meno di un'ora sia da Roma che da Rieti, Collalto Sabino è il classico comune appenninico sospeso tra passato e presente. Popolato da poche centinaia di abitanti dediti alle attività agricole e amanti della vita rurale, il borgo - dal 2002 nella lista dei più belli d'Italia - sorge su un rilievo montuoso a sud-est del lago di Turano, al confine con l'Abruzzo.
Un weekend di relax con la propria famiglia o gli amici: se questo è il tuo obiettivo, dovresti considerare di fare un salto proprio da queste parti. Le origini antiche di Collalto Sabino e il fascino medievale delle sue viuzze strette, delle sue scalinate e dei suoi edifici, potranno essere un azzecato e piacevole sfondo alle tue foto ricordo in compagnia dei tuoi affetti.
Le origini del nome, lo stemma del borgo e il suo rilievo storico

Il borgo ha origine assai lontane nei secoli. All'epoca dei Longobardi, che nell'Italia centrale detenevano i ducati di Spoleto e Benevento, risale la distruzione del vicino villaggio di Carseoli, il quale si erigeva dove nei tempi odierni si trova Civita di Oricola. Un periodo turbolento in cui seguirono le scorribande e aggressioni saracene, che portarono i pochi abitanti rimasti a spostarsi in luogo più sicuro e riparato e ad edificare il primo nucleo di Collalto Sabino, una rudimentale torre di difesa. Qui sorsero le prime abitazioni del borgo che già nel X secolo d.C. ebbe un certo apprezzamento, per via della sua posizione strategica e a cavallo tra lo Stato Pontificio e il Regno normanno di Napoli.
Anzi il borgo fu al centro di eventi che coinvolsero vari personaggi di spicco nei secoli del medioevo. Si pensi ad esempio che dal XIV secolo la località fu ceduta dal re di Napoli, Carlo d'Angiò, allo Stato del Vaticano, diventando poi feudo baronale di varie famiglie nobili dell'epoca. Non a caso, lo stemma del borgo raffigura una corona con undici puntali, undici perle e tre api d'oro - queste ultime simbolo dei Barberini - tra le più note famiglie nobili romane.
Il nome Collalto nasce dall'omonima casata, la prima che ebbe la residenza nel luogo quando divenne feudo e che diede inizio alla baronia. Dopo essere passato - nel corso dei secoli - nelle mani di varie famiglie ed essere stato semi distrutto dai briganti, il borgo fu annesso al Regno d'Italia.
Il castello baronale, la perla di Collalto

Ma Collalto Sabino non è solo storia. Il borgo è circondato da castagni e faggi secolari, confina con la valle del Turano e con la riserva dei monti Cervia e Navegna, i monti Lucretili e Simbruini. Chi ama camminare e stare a contatto diretto con la natura, troverà qui vari itinerari per escursioni e attività all'aperto. Arrivati al borgo si può godere del panorama che spazia a tutto tondo: l'occhio arriva ad ammirare il Gran Sasso d'Italia, il Monte Velino e il Gruppo del Terminillo.
In cima alla collina in cui è arrocato il piccolo comune, spicca quel castello baronale la cui proprietà a metà del XVIII secolo passò al cardinale Francesco Barberini, che ne fece già all'epoca una sontuosa residenza estiva, grazie a decorazioni, rivestimenti in marmo, mosaici e soffitti a cassettoni.
L'edificio è posto a circa mille metri di altitudine e beneficia di una memorabile vista, ma soprattutto all'interno delle sue mura è possibile soggiornare come turisti, per vivere un'esperienza intima e raffinata ed essere parte di un fortunato incontro tra fascino medievale e comfort moderno, tra servizi esclusivi e antichi arredi. Il castello baronale di Collalto si presta particolarmente all'organizzazione di matrimoni da favola, eventi aziendali di prestigio e ricorrenze speciali. Qui hanno soggiornato personaggi di spicco del mondo politico e artistico e, prima dello scoppio della seconda guerra mondiale, anche il principe Umberto di Savoia, il generale Umberto Nobile e il regista Ettore Petrolini.
Infine, tra le bellezze architettoniche locali - che valgono di certo una visita - abbiamo anche la fontana ottagonale in piazza Vittorio Emanuele II, la chiesa medievale di San Gregorio Magno, Palazzo Latini e la chiesa di Santa Lucia, nelle cui mura si trova un pregiato affresco del XVI secolo.
