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Nel cuore dell'Abruzzo ho scoperto un borgo perfetto dove trascorrere una domenica diversa dal solito  

Immerso nella natura incontaminata, questo piccolo borgo abruzzese offre un mix perfetto di storia, arte e gastronomia.

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In provincia de L’Aquila, in Abruzzo, c’è un piccolo borgo contornato dalle montagne e attraversato dal fiume Gizio, da cui prende in parte la denominazione. Annoverato tra i Borghi più Belli d’Italia, questo incantevole paesino è custode di inestimabili testimonianze archeologiche e architettoniche e ha una ricca cultura enogastronomica che aspetta solo di essere scoperta. 

Pettorano sul Gizio: il magnifico borgo medievale dominato da un maestoso castello

Nel cuore dell'Abruzzo ho scoperto un borgo perfetto dove trascorrere una domenica diversa dal solito

Pettorano sul Gizio è un comune di origine medievale, in cui ancora oggi convivono le antiche tradizioni religiose e culturali. Sulla denominazione del borgo vi sono una serie di ipotesi; secondo alcuni, “Pettorano” deriverebbe dal “pettorale”, per la forma a petto di corazza che ha la struttura urbanistica. Per altri, invece, l’origine del nome sarebbe “pettorata”, il termine con in quale la lingua dialettale locale definiva la salita irta che, dalla Valle del Gizio, conduce al Piano delle Cinquemiglia. Secondo alcuni studiosi, inoltre, Pettorano potrebbe essere legato al sostantivo greco petra (roccia), data la sua natura rocciosa.

Particolarmente interessante è il centro storico del borgo, in cui spiccano vari palazzi e architetture religiose. Passeggiando, ci si imbatte nelle cinque porte d’accesso: Porta San Nicola, Mulino, Santa Margherita, San Marco e Cencio. Merita una visita il bellissimo Castello Cantelmo, edificato dai Normanni tra l’XI e il XV secolo, e contraddistinto da due torri laterali circolari e un torrione centrale. La struttura della fortezza è di forma pentagonale e la torre a puntone conferisce al bastione un aspetto austero e affascinante.

Anche il maestoso Palazzo Ducale Castaldina è un sito imperdibile; risalente al Settecento, ed è caratterizzato da un cortile interno con un giardino di straordinaria bellezza e una fontana del Cinquecento. Non lontano, ci sono il barocco Palazzo De Stefanis e la medievale Chiesa Matrice di San Dionisio.

Lo scrigno della biodiversità abruzzese: la Riserva Naturale del Monte Genzana e Alto Gizio

Gli amanti della natura devono assolutamente scoprire i tesori della Riserva Naturale del Monte Genzana e Alto Gizio, un’area protetta di circa 3.000 ettari. Qui è possibile ammirare diverse bellezze floristiche e scovare varie specie animali. La vegetazione è caratterizzata essenzialmente da salici, ontani neri, aceri, pini, querce, faggi e fiori selvatici, che adornano le rive del fiume Gizio fino alla chiesetta di Santa Margherita, la protettrice di Pettorano. Tra la fauna, padroneggiano orsi, lupi, cervi, aquile reali e circa 116 tipi di farfalle diurne.

All’interno della Riserva, è presente il Parco di Archeologia Industriale, con tre antichi mulini idraulici, la gualchiera e un giardino botanico che ospita più di 60 specie di piante locali. Questo luogo è meta prediletta di studiosi e ricercatori, impegnati nella valorizzazione delle tradizioni locali. Sono, inoltre, presenti aree attrezzate per picnic.

Chi ama l’arte deve necessariamente raggiungere il belvedere di Escher, nella zona settentrionale del borgo, non lontano dal Castello. Da questo luogo, si gode di una vista privilegiata sul territorio circostante, sulle colline e sui boschi che sembrano usciti da un dipinto e che hanno ispirato il famoso artista olandese Maurits Cornelis Escher.

La polenta rognosa: la secolare tradizione di Pettorano sul Gizio

Nel cuore dell'Abruzzo ho scoperto un borgo perfetto dove trascorrere una domenica diversa dal solito

Pettorano sul Gizio è noto anche per la sua secolare tradizione gastronomica, fatta di sapori autentici. Da sempre, la pietanza per eccellenza è la polenta rognosa, cotta nel classico paiolo di rame e suddivisa in porzioni con un filo. La preparazione della polenta è richiede tempo, attenzione e dedizione. Va mescolata per più di un’ora e servita con maiale, salsicce e verdure locali. Si tratta di un piatto che, nell’antichità, veniva preparato dai carbonai, costretti a rimanere fuori casa per lunghi periodi, per produrre carbone nei boschi, e che erano soliti mangiare per trovare la forza anche nelle giornate più dure e fredde. Oggi questa squisita tradizione è preservata anche grazia alla Sagra dellaPolentaRognosa,chesisvolge ogni anno il 6 gennaio.

 
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