Non credevamo che l'acqua potesse avere questo colore: è il fiume in Abruzzo che fa invia a tutto il mondo
Tra boschi, ponticelli di legno e piccoli laghetti, un angolo nascosto della regione custodisce acque dalle incredibili sfumature turchesi, frutto di un particolare fenomeno naturale.
Alle pendici settentrionali della Maiella, nel cuore dell’Abruzzo interno, il Parco del Lavino sorprende con laghetti e ruscelli che sfumano dal celeste intenso al turchese lattiginoso. Un paesaggio quasi irreale, modellato dalle sorgenti sulfuree che affiorano nel territorio di Scafa, in provincia di Pescara, e colorano d’azzurro un ambiente boschivo raccolto ma ricchissimo di spunti. Qui, in poco spazio, si intrecciano geologia, natura, storia industriale e vita contadina: un laboratorio a cielo aperto dove osservare da vicino il lavoro dell’acqua, tra affioramenti minerali, vecchi mulini e passerelle in legno che lambiscono le pozze. Il parco, istituito nel 1987, è facilmente accessibile e sivisitacon una passeggiata alla portata di tutti. È una meta ideale per chi ama i luoghi particolari, le passeggiate lente e i paesaggi d’acqua, magari da abbinare a un itinerario più ampio tra Maiella e Val Pescara.
Dove si trova il Parco del Lavino e perché merita una visita

Il Parco territoriale attrezzato delle Sorgenti sulfuree del Lavino si trova in località Decontra, frazione di Scafa, nel medio corso della Val Pescara. Siamo nel settore settentrionale della Maiella, in una fascia di transizione tra montagna e fondovalle, facilmente raggiungibile sia dalla costa adriatica sia dall’entroterra abruzzese.
L’area protetta copre circa 38 ettari e concentra in uno spazio relativamente ridotto boschi, zone umide, affioramenti minerali e tracce della storia produttiva locale. A rendere unico questo parco è soprattutto il colore delle acque: laghetti, polle e piccoli canali che cambiano tonalità nell’arco della giornata, passando dall’azzurro chiaro al turchese lattiginoso, con riflessi talvolta verdastri.
Il Parco del Lavino è perfetto se cerchi una passeggiata breve ma scenografica, adatta anche a famiglie e camminatori poco allenati. I sentieri sterrati e le passerelle in legno consentono di avvicinarsi alle sorgenti in sicurezza, osservando da vicino sia l’ambiente naturale sia i resti degli antichi mulini che sfruttavano la forza dell’acqua.
Acque turchesi, sorgenti sulfuree e paesaggi d’acqua da fotografare

La firma del Parco del Lavino è la straordinaria varietà di azzurri. In alcuni bacini l’acqua è di un turchese intenso, quasi tropicale, in altri diventa lattiginosa, con sfumature celesti o verdastre. A cambiare è l’equilibrio chimico tra solfati, composti dello zolfo e particelle in sospensione, ma anche fattori più immediati come profondità, luce e presenza di alghe e microrganismi.
Il sistema sorgivo del Lavino è alimentato da acque che scendono dalla Maiella, penetrano nel sottosuolo e risalgono attraverso fratture nelle rocce. Durante questo percorso l’acqua si arricchisce di sali minerali e composti sulfurei, responsabili sia del caratteristico odore sia della capacità di diffondere la luce in modo particolare. È questo effetto a regalare alle pozze quell’aspetto lattiginoso e cangiante che attira fotografi e curiosi.
Intorno, il bosco di salici bianchi, pioppi neri, roverelle, robinie e biancospini crea un contrasto continuo tra il verde della vegetazione e il blu delle acque. Giunchi e piante igrofile bordano le rive, mentre tra i rami si muovono specie come il martin pescatore, la ballerina gialla e l’usignolo di fiume, che trovano nell’area umida un habitat ideale.
Mulini, energia dell’acqua e memoria del lavoro lungo il Lavino
Passeggiando tra i sentieri del Parco del Lavino è facile dimenticare che questo paesaggio idilliaco è stato, per secoli, anche un piccolo distretto produttivo. Le acque del fiume Lavino, costanti e abbondanti, hanno alimentato mulini ad acqua, canali di derivazione, una segheria e, in epoca più recente, centrali idroelettriche che rifornivano il territorio di Scafa.
Le fonti storiche ricordano la presenza di almeno sei mulini lungo il corso del Lavino. Tra questi, il Mulino Farnese, risalente al XVI secolo, è uno degli edifici più significativi ancora riconoscibili nell’area. La sua struttura rimanda a un’epoca in cui l’energia dell’acqua era la principale risorsa per macinare i cereali provenienti dalle campagne, senza ricorrere alla forza animale o al lavoro manuale.
Con il Novecento lo sfruttamento idrico cambia volto: compaiono piccole centrali idroelettriche e opere di regimazione che permettono di produrre energia e irrigare i campi. Oggi il parco conserva questa doppia identità, naturale e storica. I resti di canali, manufatti e mulini raccontano, accanto alle sorgenti sulfuree, il legame strettissimo tra fiume, comunità locali e sviluppo economico della valle.
Come visitare il Parco del Lavino: accessi, sentieri e consigli utili
Il Parco del Lavino si raggiunge facilmente in auto seguendo per Scafa, in provincia di Pescara, e poi le indicazioni per Decontra e le Sorgenti sulfuree del Lavino. La posizione, lungo la Val Pescara, lo rende una meta comoda sia da Pescara e dalla costa adriatica, sia dai borghi della Maiella. Prima di partire, è utile verificare sul sito o presso il Comune di Scafa eventuali limitazioni, manutenzioni o cambi nelle modalità di accesso.
All’interno dell’area protetta ci si muove lungo sentieri sterrati, passerelle e ponticelli di legno, con dislivelli modesti e tempi di visita che rientrano facilmente nella mezza giornata. Sono consigliate scarpe con buona aderenza: l’umidità e i depositi minerali possono rendere scivolosi alcuni tratti vicino alle sorgenti. Il parco non è una località balneare: la balneazione è vietata e l’osservazione delle acque va fatta sempre dai percorsi segnalati.
La resa scenografica cambia con le stagioni. In primavera domina il verde tenero della vegetazione, in estate gli alberi regalano ombra e frescura, mentre l’autunno tinge le rive di giallo e rosso. Il colore turchese è spesso più evidente nelle ore centrali delle giornate luminose, ma le sfumature dipendono dalle condizioni chimiche e ambientali delle singole sorgenti, rendendo ogni visita leggermente diversa dalla precedente.
