Non solo Milano: ecco come la Lombardia e il Nord Italia sono riuscite a valorizzare il turismo di prossimità e delle eccellenze
Territori da vivere, sapori da scoprire, sentieri da percorrere: il Bel Paese che produce è anche lo stesso che seduce il visitatore con la sua “semplice” ricchezza
È una rivoluzione cominciata con i ruggenti anni ’80, gli anni della Milano da bere, che ha avuto una ulteriore accelerazione con EXPO 2015 e la decisione, subito dopo, di ospitare le Olimpiadi invernali 2026 congiuntamente a Cortina d’Ampezzo. Milano e la Lombardia sono il nuovo motore d’Italia, richiamano turisti da ogni parte dal mondo, la moda e lo sport la rendono visibile ben oltre i confini nazionali. Una regione che potrebbe, per economia e territorio, essere paragonata tranquillamente a uno stato del Nord Europa, dove ogni angolo nasconde millenni di storia, paesaggi da sogno, tradizioni immortali. Per conoscerla dentro e fuori i confini del suo capoluogo, la redazione di PaesiOnLine ha incontrato, nel corso del recente Salone del Libro di Torino,Paolo Verri, direttore generale della Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori, nonché docente di Place Attractivness & Big Events allo IULM di Milano e Transdisciplinary Design allo IED di Torino.
- Portare la funzione turistica e culturale oltre i luoghi dell’overtourism
- I luoghi di un turismo che riscopre le radici e la voglia di esplorare
Portare la funzione turistica e culturale oltre i luoghi dell’overtourism
Per il direttore Verri, “il tema della potenziale, diciamo, di ripartizione di attenzione da parte degli utenti in zone meno battute dal turismo tradizionale è centrale per il futuro dell'Italia, in Lombardia in particolare, ovviamente”. Nonostante la Lombardia abbia un sistema di diffusione capillare, che permette di evitare gli estremi dell’overtourism così come li vediamo in altri luoghi d’Italia (basti pensare a Venezia, Firenze o Roma), alcuni esempi di concentrazione molto netta li troviamo a Bergamo alta, dove “questa diffusione, questa concentrazione esiste molto [mentre] nelle altre province della Lombardia il tema non è ancora così sentito a Milano”.
Sempre sulla Lombardia, il turista si compenetra perfettamente nel flusso generale, benché ci siano momenti e luoghi con una presenza molto forte, come ad esempio Mantova con il Festival della letteratura. Proprio su Mantova, Verri ci tiene a rappresentare le potenzialità di uno sviluppo del turismo diffuso: “Io ho appena visitato Mantova con la nuova realizzazione del nuovo percorso digitale di Palazzo Te e del Palazzo Ducale, con percorsi immediatamente diffusi tra i turisti, che percorrono l’area dei fiumi”. In questo modo, secondo il direttore generaledi Fondazione Mondadori, “si può deconcentrare e decongestionare la centralità nel weekend per percorrere tutte le aree che sono accanto”. Uscendo dai confini della Lombardia, esempi di sovraffollamento turistico litroviamo a Bologna e Napoli, dove la fase di crisi è data da un lato dalla compresenza di turisti e studenti, e dall’altro da una forte centralità turistica. Una situazione diversa la troviamo invece nei luoghi che hanno scelto di promuovere un turismo verticale, cioè per argomenti: è il caso della Motor Valley in Emilia-Romagna o del Veneto, la regione in assoluto più visitata d’Italia. Qui, per togliere pressione su Padova e Verona, si è sviluppato molto il cicloturismo, il sentierismo e i percorsi gastronomici nella zona di Asolo e Feltre, anche ricorrendo a campagne pubblicitarie con attori famosi e player importanti.
Per Verri, insomma, “non dobbiamo più di turismo ma di turismi, molti tipi di turismi, e dobbiamo percepire che i turisti al 90% non sono contro la qualità del territorio, ma anzi ne aumentano la qualità stessa, perché sono […] autoeducatori, e dobbiamo costruire un dialogo fra il visitatore e il cittadino per portare vantaggio a entrambi”.
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I luoghi di un turismo che riscopre le radici e la voglia di esplorare
Guardando oltre la Lombardia, ma rimanendo nel novero delle regioni del Nord Italia, il racconto di Paolo Verri ci guida verso innumerevoli luoghi che sono un esempio positivo di valorizzazione non aggressiva, quasi contestualizzata del territorio. Ne è un esempio la provincia di Cuneo che, con un progetto guidato dalla locale Camera di commercio, ha educato gli operatori di settore a un tipo di attività rivolta a chi cerca un turismo alternativo, soprattutto ambientale e culturale, attraverso progetti e politiche top-down, che dal basso siano capaci di provocare effetti a catena sui territori.
Un po’ come è avvenuto a Elva, un piccolissimo borgo di neanche 80 abitanti sulle montagne della Valle Maira, destinatario di un finanziamento di 20 milioni di euro collegato ai fondi PNRR, per apportare dei progetti di rigenerazione socio-culturale in questo paese a quota 1600 metri tra le montagne prossime al confine con la Francia.
Alla convergenza tra Lombardia ed Emilia-Romagna, ci si palesano davanti agli occhi le Valli Piacentine, valli ricche di tradizione enogastronomica come quella norcina, ma anche di cultura enologica, un elemento che ritroviamo nei Colli Euganei in Veneto e lungo il confine Italia-Slovenia dove quest’anno Gorizia e Nova Gorica detengono, congiuntamente, il titolo di Capitali europee della cultura 2025, prima volta per una meta transfrontaliera.
