Non solo pesto e focaccia: in questi 5 borghi scoprirai le straordinarie specialità della cucina in Liguria
Tra vicoli antichi e tavole della tradizione si nascondono cinque luoghi dove la cucina ligure conserva sapori autentici e ricette tramandate da generazioni.
La Liguria che interessa davvero ai viaggiatori curiosi non si esaurisce tra focaccia genovese in teglia e piatti di trofie al pesto. C’è un’altra regione, più raccolta, che si riconosce nei forni dei borghi, nelle piccole pasticcerie di paese e nei formaggi d’alpeggio portati a valle. In questa prospettiva Triora, Recco, Camogli, Dolceacqua e Apricale diventano un itinerario gastronomico concreto, fatto di pane rotondo, dolci di festa e ricette nate per necessità. È un viaggio che alterna entroterra e costa, curve di valle e scorci sul mare, seguendo ilfilodei prodottitipicimeno scontati. Non si tratta di collezionare “specialità” ma di capire come ogni preparazione dialoga con il luogo: farine povere, latte di montagna, oli locali, storie di castelli e di botteghe. Un modo semplice, ma molto preciso, per leggere la Liguria attraverso la sua tavola quotidiana.
Triora, pane rotondo e sapori asciutti dell’Alta Valle Argentina

Arrivando a Triora, nell’entroterra di Imperia, si capisce subito che la cucina qui ha un passo diverso rispetto alla costa. Il protagonista è il pane di Triora, forma rotonda, crosta spessa e un profumo che esce ancora dai forni del borgo. Non è un contorno neutro, ma un cibo identitario: si taglia spesso a fette spesse, si appoggia su tavoli di legno insieme a olio buono, erbe di valle, salumi essenziali. Attorno al pane ruota un paesaggio alimentare fatto di castagne essiccate, miele, funghi e soprattutto formaggi d’alpeggio. Tra questi spicca il bruzzo, ricotta fermentata dal gusto deciso, usata per condire pasta o pane e perfetta se amate i sapori ruvidi. È una cucinanatadallanecessità,che lavora pochi ingredienti con pazienza, senza orpelli. Chi arriva qui in viaggio trova una Liguria di montagna, concreta, lontana dalle cartoline balneari e molto legata al ritmo delle stagioni.
Recco e Camogli, dove il forno dialoga con il mare

Nel Golfo Paradiso, Recco è un nome che ogni appassionato di cucina ligure conosce per la focaccia di Recco col formaggio IGP. sfoglie sottilissime, quasi trasparenti, racchiudono un formaggio fresco che in forno diventa morbido e filante. Il disciplinare tutela ingredienti e area di produzione, ma il contatto con il territorio lo si percepisce prima di tutto nel profumo che arriva dalle teglie appena sfornate. Pochi chilometri più in là, Camogli aggiunge una nota dolce allo stesso paesaggio marino. Tra le sue vie strette e le facciate colorate si trovanoi camogliesialrum,pasticcini nati nel Novecento e ormai legati in modo naturale al paese. Qui il forno incontra davvero il mare: si pranza con pesce e piatti semplici, si chiude con un dolce di pasticceria, e il borgo racconta la sua identità senza bisogno di grandi scenografie, solo con il ritmo quotidiano dei locali storici.
Dolceacqua e Apricale, dolci di borgo tra leggende e feste

Rispetto alla costa, la Val Nervia ha un passo più lento e raccolto, e Dolceacqua ne è una delle tappe più interessanti per chi viaggia con curiosità gastronomica. Qui la michetta, un piccolo dolce di pasta brioche, è quasi un biglietto da visita: la si trova in panetteria, nelle pasticcerie di paese, spesso legata a storie e leggende che richiamano il Castello dei Doria. Ingredienti semplici come farina, uova, zucchero e aromi diventano così un segno di appartenenza. Pochi tornanti più in su, Apricale portaintavolale pansarole, dolci fritti leggeri, serviti spesso con zabaione caldo. Sono citate dalle guide storiche e celebrate ancora oggi in appuntamenti locali, che trasformano una ricetta domestica in un momento collettivo. Viaggiare tra Dolceacqua e Apricale significa osservare come, in pochi chilometri, il territorio cambi aspetto ma mantenga un legame forte con la propria pasticceria di paese.
Un itinerario per leggere la Liguria attraverso cinque sapori

Triora, Recco, Camogli, Dolceacqua e Apricale compongono un piccolo itinerario che può occupare un weekend lungo o diventare il filo conduttore di un viaggio più ampio in Liguria. Non serve correre: ogni tappa funziona meglio se ci si concede il tempo di entrare in un forno, parlare con chi impasta, assaggiare un pane rotondo, una sfoglia al formaggio, un dolce legato a una festa di paese. L’idea non è collezionare specialità come figurine, ma usare la cucina come una mappa concreta. I pani raccontano l’entroterra, i formaggi fermentati parlano di alpeggi, i dolci di borgo riportano a leggende e ricorrenze locali. Chiviaggiainquestomodo scopre una Liguria più misurata, fatta di dettagli: un banco di pasticceria illuminato, un tagliere improvvisato in una piazza, una michetta mangiata camminando. Piccoli gesti che aiutano a leggere il territorio con più precisione rispetto a qualsiasi cartellone turistico.
