Oltre 70 siti nuragici, domus de janas, dolmen e tombe dei giganti da record: qui la Sardegna nasconde grandi numeri
Ploaghe è un luogo che custodisce una memoria millenaria nel cuore del Logudoro, tra arte, archeologia e tradizioni autentiche
Nel cuore del Logudoro, nella Sardegna settentrionale, sorge Ploaghe, un borgo tra i 4.400 e i 4.500 abitanti nella provincia di Sassari, a circa 21 chilometri da Sassari e su un’altitudine di oltre 400 metri. Inserito nelle storiche zone del Logudoro e del Meilogu, tra colline, boschi e vulcani spenti come il Monte San Matteo, Ploaghe è un luogo dove natura e cultura dialogano da millenni, dove la pietra racconta storie complesse e i vicoli custodiscono memoria.
Un passato di potere ecclesiastico e giudicale
Ploaghe fu sede vescovile tra il 1090 e il 1503, e centro della curatoria di Florinas nel Giudicato di Torres. Nel medioevo divenne baronia sotto Aragonesi, Doria, Malaspina e Aymerich, fino alla soppressione del feudalesimo nel 1839. Il borgo, oggi, conserva con orgoglio i segni di quell’epoca: le chiese, le piazze, il cimitero monumentale con epitaffi in logudorese, la casa parrocchiale e l’oratorio del Rosario che ospita la straordinaria Pinacoteca Giovanni Spano. Al centro di piazza San Pietro si affaccia la Chiesa di San Pietro Apostolo, ex cattedrale del XV secolo e ora sede episcopale titolare. Le tre navate custodiscono un altare ligneo con un dipinto del primo Seicento attribuito a Baccio Gorini, raffigurante la Trinità,simbolo della devozione artigianale sarda.Di fronte, l’Oratorio del Rosario, datato al 1651, custodisce la Quadreria Spano, con oltre 30 opere tra tele su tela, rame e tavola acquistate dallo studioso Giovanni Spano durante i suoi viaggi in Sardegna. Accanto sorge la Chiesa di Santa Croce, edificata prima del 1587, con interni a navata unica e cappelle dedicate a Santa Lucia e alla Madonna del Gonfalone. La Chiesa di Sant’Antonio da Padova, annessa al convento cappuccino del XVII secolo, affianca la devozione locale con una presenza silenziosa ma significativa. A pochi chilometri, immersa nella campagna, si trova la romanica Chiesa di San Michele diSalvenero, testimone dell’architettura altomedievale e di una comunità scomparsa.
Ploaghe, gioielli nascosti della Sardegna
Nel territorio comunale di Ploaghe sono censiti oltre 70 siti nuragici, che includono domus de janas, un dolmen, insediamenti e tombe dei giganti come Fiorosu e Polcalzos. La Tomba di Fiorosu, con un corridoio di 16 metri coperto da lastroni, è tra le più imponenti dell’isola. Di grande fascino è la Fonte sacra di Frades Mareos, con ingresso lastricato in trachite e vano a tholos circolare, testimonianza di ritualità preistorica legata all’acqua.
Il centro storico si sviluppa attorno alla piazza principale, dove si affacciano i principali edifici religiosi e la casa parrocchiale. I vicoli di pietra, le fontane storiche, le botteghe dove si lavorano tappeti artigianali e ricami tipici raccontano un quotidiano genuino. Di particolare valore è la produzione tessile tradizionale: tessuti e tappeti realizzati a mano con telai orizzontali e tecniche antiche. Il Cimitero Monumentale, annesso al centro, custodisce lapidi in logudorese parlato, con versi intrisi di fede e dialetto locale, una testimonianza potente della cultura popolare.
