Ottati, il borgo-terrazza del Cilento con una piazza… a scacchi
Gusto e Natura del Cilento è il tour che attraversa il cuore e i fianchi di un inestimabile patrimonio UNESCO, quello del Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, in cui natura, cultura e cibo convivono in grande armonia
Gusto e Natura del Cilento è il tour che attraversa il cuore e i fianchi di un inestimabile patrimonio UNESCO, quello del Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, in cui natura, cultura e cibo convivono in grande armonia.
L’itinerario, organizzato con il contributo dell’ARETUR – Agenzia Regionale Campania Turismo –, e sostenuto da Confagricoltura Salerno, da anni attiva nella promozione e nel rilancio delle realtà locali, ha toccato i punti più identitari di questo prezioso territorio: bellezze paesaggistiche, luoghi di culto, prodotti tipici.
Ottati, borgo medievale posto alle pendici dei monti Alburni, avvolto in un saliscendi di vicoletti impreziositi da caratteristici murales, è una tappa obbligata per chiunque desideri conoscere e immergersi nello spirito del luogo. Ma andiamo a vedere un po’ più da vicino la storia, le curiosità e i punti d’interesse di questo borgo-terrazza del Cilento.
Ottati: un nome, una garanzia

L’origine del nome, Ottati, già di per sé rimanda a un prodotto simbolo del territorio: i fichi dottati, anche noti come fichi bianchi del Cilento, che, a partire dal 2006, hanno ottenuto il marchio D.O.P. Qui, infatti, si produce la preziosa Confettura di fichi troiani di Ottati, una varietà di fico bianco; restando in tema gastronomico, se avete la fortuna di fare un giro durante il primo fine settimana di dicembre, potrete gustare il piatto simbolo del paese, a cui è anche dedicata una sagra apposita, la sfrionzola, una pietanza a base di carne di maiale e peperoni sott’aceto
Un’altra ipotesi sull’origine del nome, che la dice lunga sulla qualità del posto, rimanderebbe al latino optatus, letteralmente “scelta”, “decisione”, proprio perché, già in tempi passati, molti pastori decisero di spostarsi dai comuni vicini per raggiungere le verdi pianure di Ottati, adatte al pascolo di vacche podoliche, il cui latte, fra l’altro, dà vita ancora oggi al rinomato Caciocavallo degli Alburni, prodotto di antica tradizione. Fra le attività e i siti di maggior interesse del borgo, posto a un’altitudine di 532 m.s.l.m., spiccano la Scacchiera gigante, il Convento domenicano del 1400, la Chiesa di San Biagio e i percorsi di trekking tracciati sul Monte Panormo.
La scacchiera gigante: riportare e mantenere la vita nelle piazze

Collocata al centro della piazza panoramica, la scacchiera gigante è innanzitutto un’occasione d’incontro fra gli abitanti del paese, ma anche fra turisti e visitatori d’ogni genere, che qui, oltre a godere della vista mozzafiato offerta da questa “terrazza sul Cilento”, possono intrattenersi giocando, sia con la grande scacchiera, che approfittando delle postazioni da gioco tradizionali collocate al lato della piazza.
Un’iniziativa, dunque, per stare insieme e tenere attiva la mente, allontanando, come ribadito dal sindaco di Ottati, Elio Guadagno, “la freddezza di strumenti tecnologici e riportando a vivere le piazze del paese”.
Il Convento dei Domenicani e lo stemma del paese: il capitello con il fagiano
Il Convento dei Domenicani, risalente alla fine del XV secolo, e più precisamente al 1480, conserva intatto un meraviglioso chiostro con al centro un pozzo che prelude a una cisterna di acqua piovana. Gli affreschi del loggiato, molto danneggiati anche a causa dell’utilizzo che del chiostro se ne fece fra il XIX e il XX secolo – fu infatti utilizzato come rimessa e per la conservazione del fieno –, esaltano la sacralità e l’importanza del luogo, lasciando intendere la buona mano dell’esecutore, Antonio Seccodato, che qui operò alla fine del XVI secolo.
Ma il particolare più interessante salta all’occhio osservando il colonnato o, meglio, i capitelli del colonnato, tutti diversi l’uno dall’altro. Dopo averli infatti “sbirciati” attentamente uno ad uno, vi accorgerete che su uno di questi è incisa la figura di un fagiano, la fasana, lo stemma del comune di Ottati.
Di grande interesse è anche la biblioteca del convento, fra i cui libri si contano dei volumi di una certa rilevanza storica.
La chiesa di San Biagio, il protettore della gola e dei bambini

Incastonato nel cuore del paese vecchio, a sorvegliare i vicoletti decorati dai murales e le abitazioni, troviamo un altro luogo di culto simbolo, la chiesa di San Biagio, il patrono di Ottati.
Costruita fra il XII e il XIII secolo, la chiesa fu dedicata a san Biagio nel 1781; il portale in marmo, decorato con immagini della Madonna fra san Biagio e san Pietro e sorretto dai due leoni alla base, sempre differenti l’uno dall’altro, fu scolpito da Francesco da Sicignano, architetto e scultore che, fra il XV e il XVI secolo, operò in vari comuni del Cilento fra cui Teggiano, non lontano da Ottati; a Teggiano, non a caso, la mano dello scultore è ben riconoscibile osservando il portale della Cattedrale di Santa Maria Maggiore.
Il fiore all’occhiello della chiesa è però la reliquia di san Biagio, un tempo conservata all’interno di un braccio d’argento; per commemorare il santo, l’8 luglio di ogni anno si celebra una festa in suo onore, alla cui processione per le vie del paese si unisce la pratica, da parte degli abitanti, di massaggiarsi la gola con dell’olio d’oliva. San Biagio è infatti il protettore dei bambini e, in particolare, di una parte del corpo, la gola.
A 1742 metri d’altitudine, il trekking sul Monte Panormo, la vetta più alta degli Alburni
Oltre ad attrazioni di ordine culturale e gastronomico, il borgo offre anche la possibilità di immergersi in delle esperienze naturalistiche, dal trekking alla visita di luoghi incantati come la sorgente dell’Auso e il Ponte Romano a schiena d’asino, che, un tempo, collegava Ottati con Sant’Angelo a Fasanella.Parlando del trekking, un must do da compiere fra Ottati e i comuni limitrofi è senza dubbio l’escursione al Monte Panormo, la cui vetta più alta raggiunge i 1742 metri
Partendo dal centro del paese e percorrendo una decina di chilometri, preferibilmente in auto, in direzione Rifugio Panormo, si arriverà al primo snodo, quello di Campo dei Farina, posto a un’altitudine di 1326 metri; ubicato all’interno di un meraviglioso bosco di faggi, il Rifugio offre la possibilità di gustare dei piatti iconici della tradizione cilentana in un clima tipicamente montano
Ed è proprio dal rifugio che si parte per raggiungere la cima più alta dell’intera catena degli Alburni, la vetta del Monte Panormo. Procedendo sul versante est dalla zona dei Campo dei Farina, immerso in una faggeta che si estende a perdita d’occhio e si alterna con un suggestivo tracciato di pietrisco, si arriverà alla località nota come Lauro Fuso. Da lì, una volta attraversato il Varco dei Cavalieri, fra sterrati e sentieri più rocciosi, si giungerà fino alla cima più alta del Panormo. Vi trovate infatti a 1742 metri d’altitudine. La vista di cui si può godere abbraccia i Monti Lattari, verso la costiera amalfitana e sorrentina, i Picentini e, infine, l’Appennino Lucano.
