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A Rimini con Paolo e Francesca, alla scoperta di tutti i luoghi della storia  

Una delle storie più commoventi della Commedia: oggi andiamo a Rimini con Paolo e Francesca, a percorrere le tappe che la portarono fino alla sua tragica fine.

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Sono forse gli amanti più famosi d’Italia insieme a Romeo e Giulietta e sono sicuramente i protagonisti del cerchio della lussuria nella Divina Commedia: Paolo e Francesca sono raccontati da Dante come due anime in pena. 

La loro è stata una storia di amore infedele, che ha avuto come ambientazione Rimini, ed è proprio li che oggi ci recheremo, a percorrere un itinerario che ci porterà in tutti i luoghi di questa storia. Francesca partì da Ravenna, dove si trovava la casa di famiglia e raggiunse Rimini, dove sposò Gianciotto Malatesta e si innamorò del fratello di costui, Paolo Malatesta. 

Lo stesso Dante, nel periodo del suo esilio, anni dopo la tragica scomparsa dei due amanti, uccisi dal marito e fratello geloso, scoprirà e ripercorrerà i luoghi protagonisti di questa vicenda. 

Il ponte di Tiberio, il primo contatto di Francesca con la città

I luoghi di Paolo e Francesca a Rimini - PaesiOnLine

Francesca partì da Ravenna per trasferirsi a Rimini, passando dalla Via Popilia, la via che anticamente collegava le due città. Il primo punto di accesso alla città di Rimini per chi proveniva da nord era proprio il Ponte Tiberio. 

Meglio conosciuto come Ponte di Augusto e Tiberio, costituisce il primo tratto della via Emilia, è posto a nord rispetto al centro storico e va ad unire le due zone storiche di Rimini. Dal 1885 inoltre, è monumento nazionale e la sua costruzione fu iniziata sotto Augusto nel 14 d.C e terminata sotto Tiberio nel 21 d.C. 

Molto probabilmente fu costruito come sostituzione ad un passaggio sul fiume Marecchia che già esisteva in precedenza e rappresenta una delle più antiche e meglio conservate testimonianze di ponte romano. Lungo 74 metri disposti su 5 arcate, è realizzato interamente in pietra d’Istria ed è insieme all’arco di Augusto uno dei simboli del potere imperiale romano a Rimini. Tanto simbolici che a partire dall’epoca medievale sono entrati entrambi a far parte dello stemma della città. 

Porta Galliana, l’arco di Francesca

 
 
 
 
 
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In seguito al suo passaggio ne ha preso addirittura il nome: la Porta Galliana, conosciuta anche come arco di Francesca è la porta che collegava la zona portuale con la città. Fu costruita nel 200 come parte della cinta muraria difensiva ed è stata riscoperta e riportata alla luce soltanto in tempi moderni, ovvero in seguito a scavi avvenuti nel 2017. 

Durante gli scavi si è scoperto che subì dei restauri in epoca malatestiana e che svolgeva anche un ruolo difensivo, come passaggio tra chi doveva passare dalla città alla marina. 

Il palazzo dell’Arengo, luogo del potere

 
 
 
 
 
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Durante gli anni in cui Francesca si trovò a Rimini il palazzo dell’Arengo era uno dei principali luoghi del potere della città, poiché vi si riuniva il consiglio del popolo per prendere le decisioni. Sorto nel 1204 nella piazza principale della città, che oggi è nota come Piazza Cavour, era stato costruito da poco tempo quando Francesca arrivò da Ravenna. 

Al suo interno sono custodite opere d’arte sia antiche che contemporanee: una fra le più suggestive è l’affresco del Giudizio Universale dipinto dagli artisti della scuola riminese del ‘300 sotto la guida di Giovanni da Rimini, uno dei suoi massimi esponenti. 

Pare che nel loggiato, all’epoca, si trovasse un grande masso denominato lapis magnum sul quale coloro i quali non saldavano i propri debiti erano costretti a battere il sedere nudo tre volte, condannandosi alla gogna pubblica.  

Oggi, insieme al Palazzo del Podestà forma il Nuovo Museo di Arte moderna e contemporanea e al suo interno si trova anche il Giardino delle Sculture. 

Castel Sismondo, il palazzo dei Malatesta

 
 
 
 
 
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Non vi è certezza oggi, fra le varie case e palazzi posseduti dalla famiglia dei Malatesta, quale fosse quella che accolse la giovane Francesca. Di quelle presenti sul suolo di Rimini, ad oggi si hanno notizie certe solo su Castel Sismondo, che venne fatto erigere su costruzioni già esistenti da Sigismondo Pandolfo Malatesta nel 1437. 

La struttura visitabile oggi è il nucleo di quella che fu la costruzione originale, che prevedeva un giro di mura aggiuntivo e anche un fossato, di cui oggi non si ha traccia. Venne eretto sia come palazzo che come fortezza, ed era di immense proporzioni, più che un castello una vera e propria cittadella. L’intento era quello di rappresentare in modo visivo la forza, il predominio e il potere della famiglia malatestiana. 

Per un certo periodo di tempo i lavori furono seguiti da Filippo Brunelleschi, che già all’epoca era considerato un maestro nell’arte dell’architettura. Oggi la Rocca Malatestiana si presenta suddivisa in quattro zone principali, tutte visitabili: il Palazzo di Isotta, seconda moglie e grande amore di Sigismondo, il corpo centrale, il cortile grande e il Mastio. Ricoprendo una superficie di circa 3.300 mq ricorda la grandezza dei Malatesta, che furono protagonisti indiscussi della storia di Rimini fino al 1500. 

A ridosso delle mura del castello si trova una piazza che recentemente è stata dedicata proprio a Francesca da Rimini. 

Il Tempio Malatestiano, la cattedrale di Rimini

I luoghi di Paolo e Francesca a Rimini - PaesiOnLine

L’itinerario si conclude nel più importante luogo religioso della città, denominato dai cittadini Duomo e consacrato a cattedrale di Santa Colomba a partire dal 1809, il Tempio Malatestiano. Fortemente voluto da Sigismondo Malatesta, fu costruito su una chiesa in stile gotico precedente, che apparteneva all’ordine di San Francesco. 

Già nel ‘300 la chiesa era utilizzata come luogo di sepoltura della famiglia Malatesta e venne chiamato addirittura Giotto per abbellirla e arricchirla di opere d’arte. Ma fu con Sigismondo che venne riconvertita nella splendida cattedrale che conosciamo anche oggi. 

La prima miglioria venne iniziata il 31 ottobre del 1447, quando decise di costruire una cappella dedicata a San Sigismondo. Dopo quell’anno i successi della famiglia malatestiana non si arrestarono e si decise di affidare il progetto per riqualificare l’interno edificio a Leon Battista Alberti, uno degli architetti più famosi del Rinascimento in Italia. 

Tutto l’esterno è opera dell’Alberti che, per rappresentare la facciata, si ispirò all’arco trionfale di Roma. La costruzione poggia su un basamento in pietra d’Istria, come il ponte di Tiberio ed è decorato da un bassorilievo composto da ghirlande legate fra di loro dal fiore di Isotta. 

Si dice che Sigismondo volle costruire questo Tempio come dimostrazione dell’amore per la sua Isotta. All’interno delle ghirlande (sia all’esterno che all’interno della chiesa) sono presenti degli scudi con vari simboli araldici, tra cui è possibile rintracciare anche le I e le S intrecciate, come sigillo del loro amore. 

Nelle cappelle interne si possono ammirare: L'Arca degli antenati e dei discendenti di Agostino di Duccio, il Crocifisso di Giotto, e un affresco di Piero della Francesca che ha dipinto Sigismondo che prega in ginocchio di fronte a San Sigismondo. 

In seguito alla scomunica papale del 1462, dopo la quale Sigismondo cadde in rovina, il tempio rimase incompiuto e la cupola che era prevista nel progetto di Leon Battista Alberti non venne realizzata. 

 
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