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Per 4 giorni la città non dorme e festeggia senza sosta: è l'appuntamento che richiama turisti da tutti il mondo  

Le Fallas di Valencia, tutta l'originalità della festa del fuoco

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Valencia è una città che vive sospesa tra passato e futuro. Tra tradizione e modernità. Affacciata sul Mediterraneo, luminosa, creativa, attraversata dall’antico letto del fiume Turia trasformato in giardino, sa essere elegante e rilassata per gran parte dell'anno.

Ma quando arriva marzo, qualcosa cambia: l'aria profuma di polvere da sparo, le strade si riempiono di musica e colori, e l'intera città si prepara a vivere la sua festa più identitaria e universale. È il tempo delle Fallas.

Le Fallas, patrimonio UNESCO e il loro significato

Le Fallas sono la celebrazione più importante della Comunità Valenciana, un rito collettivo che culmina il 19 marzo, giorno di San Giuseppe, patrono dei falegnami. Dal 2017 sono riconosciute dall'UNESCO come Patrimonio Culturale Immateriale dell'Umanità, un titolo che racconta meglio di ogni parola la loro forza simbolica.

Il termine "falla" deriva dal latino facula, torcia, e richiama il fuoco, elemento centrale della festa. Oggi la parola indica sia i monumenti artistici, enormi costruzioni in legno e cartapesta, sia l'intero periodo dei festeggiamenti. In città e in oltre 160 comuni valenciani, più di centomila falleros partecipano alla creazione e all'organizzazione di circa 800 monumenti: metà grandi e metà dedicati ai bambini, le Fallas Infantili.

Ogni falla è composta da figure satiriche chiamate ninots, spesso alte oltre 30 metri, che rappresentano personaggi pubblici, temi di attualità o scene ironiche della vita quotidiana. Accanto alle figure compaiono cartelli in valenzano e un llibret che spiega il significato dell'opera. L'obiettivo? Criticare, sorridere, provocare. E poi, alla fine, lasciare che tutto bruci.

La costruzione dei monumenti occupa gli artisti per un anno intero. Vengono realizzati nei capannoni della Città dell'Artista Fallero e montati in strada durante la plantà: il 15 marzo per le Fallas Infantili e il 16 per quelle grandi. A Valencia, le commissioni di quartiere finanziano le opere, mentre la giuria della Junta Central Fallera assegna i premi, in particolare quello della Sección Especial, la categoria più ambita.

Non tutto però finisce nelle fiamme e, quindi, in cenere. Dal 1934 un ninot adulto e uno infantile vengono "indultati" tramite voto popolare e conservati nel Museo Fallero, memoria viva di un'arte tanto originale quanto effimera.

Il teatro a cielo aperto delle Fallas, tra sfilate, petardi, spettacoli pirotecnici e il fuoco purificatorio finale

La festa inizia ufficialmente l'ultima domenica di febbraio con la Crida, alle Torres de Serranos: la Fallera Mayor e la Fallera Mayor Infantil invitano il mondo a partecipare. Dal primo al 19 marzo, ogni giorno alle 14, in Plaza del Ayuntamiento, esplode la mascletà: non un semplice spettacolo pirotecnico, ma un'esperienza visiva e sonora che fa vibrare il petto e la terra. In totale sono 19 mascletà ufficiali, a cui si aggiungono quelle dei quartieri.

All’alba risuona la Despertà: petardi e bande musicali attraversano i quartieri per svegliare la città. Di notte, dal 16 al 18 marzo, i fuochi illuminano l’antico letto del Turia, con il culmine nella Nit del Foc del 18 marzo.

Il 17 e 18 marzo si svolge l'Ofrenda de Flores alla Virgen de los Desamparados, nella Plaza de la Virgen. Migliaia di falleros, in abiti tradizionali ispirati anche alla Dama di Elche, sfilano offrendo fiori che compongono un immenso mantello colorato per la patrona, affettuosamente chiamata “la Geperudeta”.

Tra una sfilata e un'esplosione, Valencia diventa un teatro a cielo aperto: Cabalgata del Ninot, Cavalcata del Fuoco, concerti, mercatini, bancarelle di frittelle e cioccolata calda. Nei ristoranti si celebra la paella, spesso cucinata su fuochi di legna direttamente in strada.

Il 19 marzo arriva la Cremà. Alle 20 bruciano le Fallas Infantili (con orari speciali per le vincitrici), alle 22 quelle grandi; l'ultima a cadere è la falla municipale in Plaza del Ayuntamiento, intorno alle 23. Le fiamme divorano mesi di lavoro in pochi minuti, mentre risuona l'inno regionale del Maestro Serrano. È un momento intenso, quasi rituale: il fuoco purifica, chiude un ciclo e prepara il successivo.

Per l'edizione 2026, tra gli eventi principali figurano l'inaugurazione della Exposición del Ninot il 7 febbraio, la Despertà e la Crida il 22 febbraio, le mascletà quotidiane, la proclamazione dei ninots indultati il 15 marzo, la plantà il 15 e 16, l'Ofrenda il 17 e 18 e la Cremà il 19 marzo. Come sempre, l'organizzazione garantisce sicurezza e gestione impeccabile di una città invasa da visitatori: meglio prenotare con anticipo.

Raccontare le Fallas è difficile. Bisogna sentirne il boato, annusare il fumo, lasciarsi sorprendere da un monumento dietro l'angolo. Valencia, a marzo, non si visita: si vive. E quando l'ultima scintilla si spegne, la città ha già iniziato a sognare le Fallas dell'anno dopo.

 
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