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Percorsi e siti archeologici della Campania, il ‘museo a cielo aperto’ del Mezzogiorno d’Italia  

Da Pompei a Napoli, passando per l’archeo-fiume di Longola e i templi di Paestum, un viaggio nella Campania che fu tra testimonianze greco-romane e non solo

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C’è molto di più, in Campania, che il magnifico paesaggio partenopeo protetto dalla vetta quiescente del Vesuvio e bagnato dalle acque del Tirreno. Una regione dove l’eterogeneità dei paesaggi si esprime in una serie innumerevoli puntini su una mappa dove si alternano montagne, spiagge, vigneti e soprattutto percorsi archeologici frutto della sedimentazione di una storia millenaria.

Un po’ come gran parte d’Italia, anche questa magnifica regione è stata terra di conquiste, espugnazioni, di sommovimenti popolari interni ed esterni che hanno lasciato tracce indelebili nella storia e nel patrimonio comune. I siti storici della Campania, qualunque sia il periodo storico di riferimento, rappresentano in questo senso la cartina tornasole e il percorso storico di un vero e proprio museo a cielo aperto.

Pompei, la più celebre eruzione della storia

 
 
 
 
 
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Può un’eruzione vulcanica essere allo stesso tempo una tragedia immensa e una fortuna per la storia? Nel caso di Pompei, questa dicotomia esiste. È quella di un episodio che, nel 79 d.C., sconvolse l’intero Impero Romano e travolse una delle zone più fertili della Campania, quella compresa tra Napoli e Salerno, con colate piroclastiche che seppellirono Pompei ed Ercolano sotto decine di metri di cenere e lapilli. Gli stessi fautori della conservazione di un sito archeologico che è oggi tra i siti culturali più visitati in Italia.

Visitare Pompei significa immergersi in una rappresentazione a 360 gradi di vizi e virtù dei Romani della prima epoca imperiale: dal magnifico Foro con botteghe, portici e templi, passando per l’immancabile Lupanare e dalla fotografatissima Casa del Fauno, c’è davvero molto da vedere in questo sito dove un giorno intero, sicuramente, non basta.

Longola, la Venezia della preistoria

Sono loro i siti archeologici più belli della Campania - PaesiOnLine

A Poggiomarino, nel cuore dell’entroterra campano, c’è uno dei siti archeologici più incredibili della Campania e d’Italia. Il Parco Archeo-Fluviale di Longola, inaugurato da pochi anni e frutto di un ritrovamento casuale, cinge il perimetro di una antica città palafitticola nata intorno al II millennio a.C. a opera del popolo dei Sarrasti. Furono loro a concepire questa città che, per certi versi, è molto simile a Tenochtitlan, la capitale dell’Impero Azteco. Il parco, che con l’insediamento della nuova amministrazione comunale ha avuto un forte incremento in termini di informazioni, visibilità e riconoscibilità soprattutto per i turisti che provengono qui da ogni parte d’Italia e d’Europa. Arrivare a Longola, infatti, significa compiere un viaggio nella preistoriache è propedeutico alla scoperta delle ulteriori meraviglie di questa regione d’autore.

Il sito archeologico è foriero di grandi scoperte, anche grazie alla presenza di un percorso espositivo-formativo attraverso il quale viene ripercorsa tutta la storia di Longola, dalle motivazioni geologiche della nascita di questo insediamento così particolare fino al fortuito recupero del sito archeologico, che oggi ha permesso la nascita di un parco archeologico unico sullo scenario nazionale ed europeo.

La vicinanza a Napoli (30 km), Salerno (36 km) e Pompei (appena 8 km) rende Longola-Poggiomarino un luogo ideale da visitare in aggiunta ai più noti, ma non per questo necessariamente più degni, siti archeologici della Campania. Anzi, in questo senso, Longola è la perfetta aggiunta a un palmares di scoperte che si può arricchire conoscendo la storia di un insediamento nato sulle acque, dove l’economia era basata sullo scambio reciproco e l’architettura delle abitazioni ha rappresentato una meraviglia ingegneristica difficilmente raggiunta dalle popolazioni coeve.

Per saperne di più su Longola, potete leggere l’articolo dedicato a questo sito archeologico campano.

Paestum e l’Atene della Campania

 
 
 
 
 
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Ancor più del Partenone, spogliato delle sue ricchezze che oggi abbelliscono i musei di mezz’Europa, sono quelli di Paestum i templi meglio conservati della fu Magna Grecia. Considerato alla pari di Pompei ed Ercolano, il sito archeologico di Capaccio Paestum si trova a 30 km da Salerno e a 100 da Napoli, ma è lo stesso facilmente raggiungibile. In un viaggio in Campania che si rispetti, non può certamente mancare una visita al tempio di Nettuno e alla basilica che, secondo una interpretazione ormai comunemente accettata, erano entrambi templi dedicati al culto di Era, fatti risalire all’incirca al VII secolo a.C.

Insieme al ben conservato Heroon, all’anfiteatro e alla cinta muraria lunga quasi 5 chilometri che originariamente contornava il sito, Paestum può senza dubbio essere considerato un vero e proprio patrimonio di ricchezze campane, visitato ogni anno da oltre 200mila visitatori e che, insieme al Cilento, Alburno e Vallo di Diano è dal 1998 Patrimonio dell’Umanità UNESCO.

Il Museo Archeologico Nazionale di Napoli

 
 
 
 
 
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Non essere mai stati al MANN è come non aver mai aperto un libro di storia. Considerato uno dei più grandi, ricchi e importanti musei archeologici d’Europa, quello napoletano offre una full immersion nei tempi che furono e che va dall’antico Egitto fino all’epoca contemporanea. Oltre un ettaro di superficie espositiva, facilmente raggiungibile anche in metropolitana, recentemente restaurata per offrire ancor più la possibilità di comprendere il flusso storico attraverso e dei veri e propri itinerari tematici. Sapevate, peraltro, che il Museo archeologico Nazionale di Napoli ospita la 3° collezione di arte egizia più grande al mondo, subito dopo Il Cairo e Torino? Uno dei tanti primati della Campania, regione troppo spesso considerata ai margini di un turismo che invece ha tanto daoffrire.

Imperdibile, e decisamente curiosa, l’esposizione detta del Gabinetto Segreto (sale 62-65, piano ammezzato), dove sono conservati tutti i reperti – statue, sarcofagi, mosaici, affreschi – con tematiche erotico-sessuali, ivi compresi i tintinnabulum, ovvero degli amuleti antropomorfi con una pronunciata caratteristica fallica, che ai tempi dei romani erano particolarmente apprezzati come portafortuna. Una sorta di cornetto ante litteram.

 
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