Piemonte, il borgo dell'artista e delle pesche che ha scritto il suo nome tra i musei di tutto il mondo
Forse non tutti sanno che è il borgo italiano del Quarto Stato
Ci sono paesi che resistono al tempo non perché si sono fermati, ma perché hanno scelto con cura cosa non perdere. Volpedo è uno di questi. Un piccolo borgo piemontese, incastonato tra le colline della provincia di Alessandria, dove la pietra, la terra e la memoria sembrano parlare la stessa lingua.
Volpedo, un paese fatto a mano

Volpedo conta poco più di mille abitanti. È un paese raccolto, silenzioso, con un centro storico che non ha ceduto alla fretta della modernità. Le case sono basse, costruite in pietra o mattoni a vista, con i tetti rossi e i portoni pesanti, consumati dagli anni. Le strade seguono ancora il tracciato medievale, e il suono dei passi sull’acciottolato è forse l’unico rumore che si sente davvero.
Chi conosce Volpedo, lo fa spesso per un motivo preciso: le pesche. Non quelle industriali, tutte uguali, ma frutti veri, nati da alberi coltivati con pazienza, seguiti uno ad uno. La “Pesca di Volpedo” non è una varietà qualsiasi. È una pesca coltivata su piccola scala, con tecniche che hanno radici nel Novecento e che ancora oggi vengono tramandate in famiglia. Le varietà più comuni sono la San Giovanni, la Michelini, la Gialla di Volpedo, ognuna con un suo calendario, un suo gusto, una sua fragranza. Vengono raccolte a mano, senza trattamenti invasivi, e vendute spesso direttamente dalle aziende agricole, appena colte.
I dintorni di Volpedo sono ideali per chi cerca sentieri tranquilli, paesaggi puliti, spazi da percorrere senza fretta. Si può camminare tra i frutteti, attraversare piccoli boschi, seguire la linea morbida delle colline che portano verso l’Oltrepò pavese o verso le valli tortonesi. In primavera e in autunno il paesaggio cambia colore ogni settimana: le vigne si accendono, gli alberi si spogliano, l’aria si fa più netta.
Un borgo segnato da un pittore

Volpedo non è solo agricoltura. È anche arte. Qui nacque Giuseppe Pellizza, pittore divisionista, autore di Il Quarto Stato, un’opera che da sola è diventata un’icona del Novecento. Chi viene fin qui può visitare il suo studio, rimasto intatto: un luogo discreto, in cui si respira la serietà del lavoro e l’urgenza dell’arte. Nel paese ci sono pannelli con riproduzioni delle sue opere, che raccontano i luoghi, i volti, i campi che Pellizza ha dipinto. Il legame con la sua terra è evidente: Volpedo, nei suoi quadri, non è uno sfondo, è il centro.
Il vino, l’altra anima del territorio
Anche se meno nota delle pesche, la produzione vinicola è un'altra parte essenziale della vita di Volpedo. Siamo in una zona di confine, dove si incontrano il Barbera piemontese e le prime colline dell’Oltrepò, con vitigni storici come la Croatina o il Timorasso, bianco raro e prezioso. Molte cantine sono a conduzione familiare. Qui il vino non è un’operazione di marketing, ma il frutto di un lavoro quotidiano che rispetta la terra e i suoi ritmi. Visitare una cantina significa spesso sedersi a un tavolo in cucina, bere un bicchiere versato con semplicità, ascoltare racconti che non sono stati preparati per i turisti.
