Più del 30% dei suoi comuni ha meno di 1000 abitanti: è lei l’unica regione italiana dove si può sciare con vista mare
Per il ciclo PaesiOnLine incontra, intervistiamo l’assessore Roberto SantAngelo: un racconto di ricchezze e potenzialità della regione crocevia tra Centro e Sud Italia
Sciare guardando il mare, partecipare a una celebrazione religiosa che è l’antesignana del Giubileo, vivere l’esperienza di un piccolo borgo di neanche 100 abitanti divenuto un esempio di accoglienza turistica in Italia e nel mondo. La consapevolezza di come un territorio possa vivere al meglio la troviamo in Abruzzo, quella regione forte e gentile che ancora in molti non hanno scoperto al 100%, ma che ha tantissimo da offrire. Per scoprire di più di questo territorio così ricco ed eterogeneo, la redazione di PaesiOnLine ha incontrato, nel corso del recente Salone del Libro di Torino, l’assessore della Regione Abruzzo Roberto Santangelo, con deleghe alla formazione professionale, istruzione, ricerca e università, politichesociali, EntiLocali e Polizia locale, edilizia scolastica, beni e attività culturali e di spettacolo. L’assessore Santangelo ci ha raccontato curiosità, aneddoti e record di una regione che è impossibile da sottovalutare. Ecco perché.
Il primo giubileo popolare della storia
La visita dell’allora Papa Francesco alla Basilica di Santa Maria di Collemaggio del 28 agosto 2022 fu per l’Abruzzo intero, e non solo per il suo capoluogo L’Aquila, un momento di profondissima devozione spirituale in occasione della Perdonanza Celestiniana, l’appuntamento che ogni anno si ripete dal 1300, proprio l’anno del primo Giubileo della storia. Insomma, l’Abruzzo è un po’ la regione madre di questo appuntamento della religiosità cristiana che si ripete, salvo nei casi straordinari, ogni 25 anni e che proprio quest’anno, per la prima volta dal 1700, ha visto il succedersi di due pontefici durante l’anno giubilare.
Ci sono più abruzzesi a Toronto che a L’Aquila
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Lo sapevate che Toronto, una delle più grandi metropoli del Canada, ospita ben 80mila abruzzesi, italiani di prima e seconda generazione che fanno parte della grande diaspora del Bel Paese verso l’America e tanti altri paesi del mondo. Quello dello spopolamento dei territori è un tema cardine per l’Abruzzo e per tante regioni d’Italia: qui l’83% dei comuni ha meno di 5000 abitanti e oltre il 30% dei paesi ospita meno di 1000 persone. Insomma, anche il turismo fa i conti con queste dinamiche, imponendo un ripensamento dei flussi all’insegna del turismo responsabile, che abbia la delicatezza di salvaguardare le bellezze uniche che solo l’Abruzzo può offrire. E sono davvero tante: il ghiacciaio più a sud del mondo situato sul Gran Sasso d'Italia, ifamositrabocchi, che erano questi arnesi di pesca oggi divenuti luoghi di ricettività ristorativa di grande pregio, ma anche le piste da sci da cui si vede il mare, un unicum in tutto il sistema turistico italiano, e ben tre patrimoni immateriali dell’Umanità UNESCO (gli Appennini, i Tratturi e le vie della Transumanza e, l’abbiamo appena citata, la Perdonanza Celestiniana). Sempre a proposito di patrimoni della tradizione e della conoscenza, vale la pena ricordare che nel 2026 L’Aquila porterà, per la prima volta in Abruzzo, il titolo di Capitale italiana della cultura, ambito riconoscimento che ha visto succedersi, negli anni, località come Parma, l’Isola di Procida e Agrigento, e che l’anno prossimo arriverà proprio nella Città delle99cannelle.
Il primo albergo diffuso d’Italia in un borgo di appena 105 abitanti

L’assessore Santangelo, nell’intervista, ci ricorda che nella regione si lavora “in sinergia per valorizzare queste bellezze, avere tre patrimoni immateriali significa che ci sono appunto delle bellezze uniche da salvaguardare e da mantenere”. L’attrattività dell’Abruzzo non è però solo culturale e “immateriale”, ma anche concreta e reale. Come nel caso di Santo Stefano di Sessanio, un piccolo borgo di 105 abitanti che, grazie all’iniziativa di un privato, è diventato il primo caso di albergo diffuso in Italia, grazie alla scommessa di credere nel potenziale di un borgo degli Appennini in cui “ti calmi e in qualche modo vivi un'esperienza che ti riporta indietro nel tempo”.
Le esperienze turistiche come quelle di Santo Stefano di Sessanio, un borgo che dai 1800 abitanti di inizio Novecento, oggi ne conta appena un centinaio, sono “cose che le persone oggi cercano, non cercano un turismo di massa, un turismo uguale come quello sulle coste italiane, ma vivere anche delle esperienze uniche, con delle esperienze e attività che si possono svolgere all'interno dei borghi”.
Allo stesso tempo, ci conferma l’assessore, bisogna “dare nuova linfa ai territori ma senza correre il rischio di trasformare i borghi, le perle del territorio, in negozi in cui il turista arriva a maggio, se ne va a settembre e via via muoiono tutti i servizi”. In sostanza, una riqualificazione dei borghi che è di beneficio per il territorio e per chi cerca un modo di fare turismo consapevole e responsabile. E da questo punto di vista, l’Abruzzo è apripista.
