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È il ponte che ha rivoluzionato i viaggi in Europa: prima di lui bisognava attraversare due confini in 20 chilometri  

Un capolavoro di ingegneria che ha risolto uno dei problemi più annosi del paese balcanico

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Non è solo il simbolo di un paese sempre più proteso verso la modernità e il turismo, ma risolve una frattura geografica che ne rendeva difficili le comunicazioni. Il Ponte di Sabbioncello rappresenta l’ennesima evoluzione della Croazia, che ormai da tempo ha consolidato il suo stato di potenza turistica nei Balcani. Il paese, forte di prezzi mediamente più bassi rispetto ai colleghi europei (particolarmente la vicina Italia), ha deciso con questo progetto ingegneristico innovativo e anche molto bello di sanare una lontananza geografica che ha unicamente motivi politici.

La storia è ben nota: la zona ragusana della Croazia, che corrisponde a Dubrovnik, è separata dal resto del paese dalla cosiddetta striscia di Neum. È un piccolo tratto, 20 chilometri appena, di costa che appartiene attualmente alla Bosnia ed Erzegovina e che sin da inizio XVIII secolo ha diviso in due il paese. Una situazione complicatasi poi negli ultimi anni, quando la Croazia ha aderito all’Unione Europea: si è così creata una doppia frontiera extra-europea per i turisti che, provenendo da Zagabria, dovevano arrivare nella cosiddetta regione narentana.

Un ponte per unirli (ma non senza polemiche)

Nel 2007 la Croazia decise che era ora di fornire a turisti e popolazione locale uno strumento utile per evitare di passare, nel giro di 20 chilometri, due frontiere con doppio controllo doganale. La soluzione era piuttosto semplice: sfruttare la penisola di Sabbioncello, un lungo tratto di territorio croato che parte dalle due città di Ston e Mali Ston e che “supera” anche il tratto costiero appartenente a Bosnia ed Erzegovina. Ma come creare un collegamento stabile? Costruendo un ponte nel tratto di costa più breve, tra le località di Slivno (sulla terraferna) e quella di Stagno (sulla penisola). Facile a dirsi, certo, meno a farsi. Soprattutto in un periodo come quello dell’ultimo decennio, caratterizzato da crisi economiche, instabilità e daicambiamenti introdotti in Croazia con l’ingresso nell’Unione Europea (2013) e nell’euro (dal 1° gennaio 2023).

Costruito al termine di un lavoro lungo quindici anni, il ponte di Sabbioncello ha fatto – e non poco – indispettire le autorità della Bosnia-Erzegovina, che hanno paventato il rischio di isolare il paese via mare. Una paura però infondata, visto che il ponte, alto ben 55 metri, permette il passaggio di grandi navi senza particolari difficoltà. La struttura è quella di un classico ponte strallato, ovvero con il piano stradale sorretto da cavi e con vari piloni a distanze più o meno regolari. Una tipologia costruttiva ben consolidata, ma che qui assume una bellezza particolare, anche grazie alla lunghezza imponente di 2404 metri e al contesto paesaggistico in cui è stato realizzato, quello cioè del Canale dellaNarenta.

Il ponte è stato inaugurato a fine luglio 2022 ed è entrato in funzione immediatamente dopo, allungando leggermente la lunghezza del percorso (Dubrovnik-Porto Tolero 108 km contro i 100 inclusivi del passaggio in Bosnia ed Erzegovina) ma riducendo significativamente i tempi di percorrenza, vista la non necessità del doppio passaggio di frontiera. In questo modo, inoltre, per la prima volta si può guidare ininterrottamente verso Dubrovnik dai paesi vicini (Italia compresa) senza uscire dal territorio dell’Unione Europea.

Cosa vedere nei dintorni

È il ponte che ha rivoluzionato i viaggi in Europa: prima di lui bisognava attraversare due confini in 20 chilometri

La penisola di Sabbioncello è una interessante, benché secondaria, meta turistica della Croazia meridionale. Schiacciata dalla popolarità delle vicine Spalato e Dubrovnik/Ragusa, è infatti una striscia di terra lunga 70 chilometri e dalla natura variegata, con centinaia di chilometri di coste rocciose e spiagge e vette che sfiorano i 1000 metri d’altitudine. Uno dei motivi per visitare questa zona è quello di provare le specialità dell’enogastronomia locale, grazie ai numerosi allevamenti di cozze e ostriche di Codiglie, così come i vini rossi prodotti con l’uva Plavac Mali, ovvero piccolo blu, dalla dimensione e dalle sfumature intense degli acini. Un breve tratto di traghetto porta poi a Curzola, isoletta dal gusto tipicamente veneziano, con i suoi 190 chilometri di coste. Tra le spiagge più belle c’è quella di Lumbarda, anch’essa località famosa per il vino, ma anche Vela Przina e Bilin Zal meritano un tuffo, grazie al mare limpido e a un’atmosfera rilassante. Un po’ come Putnatska Luka, piccola caletta immersa nel verde e dalle acque blu, dove non vi stancherete a fotografare l’idilliaco panorama.

 
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