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Le destinazioni enologiche che non ti aspetti  

Enoturismo e originalità, un connubio di emozioni tra i luoghi diVini in Italia e nel mondo

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Enoturismo, una parola entro la quale si cela una fetta di mercato che negli ultimi anni sta facendo proseliti a livello internazionale. Soprattutto, però, lo fa in Italia, che della produzione di vino è leader mondiale indiscussa. Cos’è il turismo del vino? Per i neofiti, è la possibilità di immergersi in un mondo di viaggi brevi o lunghi che siano – senza dimenticare l’irrinunciabile gita fuori porta – e di scoprire territori nuovi oppure mete già viste ma con una chiave di lettura innovativa.

Un rapporto statistico pubblicato lo scorso anno ha dimostrato, in modo piuttosto chiaro, quali sono le priorità di chi viaggia con il vino in mente: arricchimento culturale, riscoperta dell’identità tradizionale dei territori, soggiorni di benessere e relax, ma anche valorizzazione di piccole realtà che si confrontano con un mercato sempre più aggressivo.

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È su questa falsariga che si inserisce l’interessante proposta editoriale e commerciale de La Versione di Gunter. Piuttosto che concentrarsi sul mercato mainstream, questo nuovo player vuole fare le cose in modo diverso, iniziando da una comunicazione che è incentrata soprattutto sul senso di esplorazione e sulla testimonianza in prima persona. Gunter non è solo un narratore alto, ma diventa testimonial di sé stesso (da solo o con la dolce compagnia di Simona): viaggia per esplorare, raccontare, incontrare e promuovere realtà nazionali e internazionali che rimangono generalmente ai margini degli e-commerce di “prima generazione”. Una esplorazione in prima persona che crea un efficace legame fiduciario tra Gunter e il lettore-consumatore: anche a questa sintonia è legata la proposta di una sottoscrizione annuale, che affianca la vendita delle bottiglie in formato tradizionale. Perché abbonarsi a un e-commerce enologico? Per diventare parte di un viaggio, di un’idea che lega il vino alle emozioni e che porta queste ultime, mese dopo mese, nei calici e nella quotidianità.

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E a proposito di viaggi, andiamo a scoprire alcuni luoghi di…vini tra Italia, Europa e mondo dove bianchi e rossi sono al centro di progetti antichi, recuperi contemporanei o hanno trovato terreno fertile, tra filari e cultura popolare. E dove Gunter, se ancora non è arrivato, sicuramente non vede l’ora di organizzare un viaggio per catturare l’essenza e le storie dei vini più strepitosi.

Tullum, la più piccola DOCG d’Italia

Di realtà piccole, nel mondo dell’enologia, ce ne sono a bizzeffe. Nessuna però ha un’areale così limitato come quello di Tollo, piccolo comune della provincia di Chieti caratterizzato dalla presenza di una DOCG, la Tullum appunto, che si inserisce in una storia millenaria. Non lontano dalla Costa dei Trabocchi, Tollo è un territorio che raccoglie piccoli produttori da sempre impegnati nel valorizzare una zona dove Adriatico e Majella, insieme, contribuiscono alla bontà di questi vini nati oltre 2000 anni fa. Una volta si usavano le ville rustiche e i dolium, e la produzione è continuata anche sotto i Longobardi e i Normanni: mentre nel resto d’Italia le vigne per molti secoli si riducevano, questa oasi vinicola della provincia di Chieti ha saputo continuare a produrre legandosi a famiglie appassionate. Come ieri, ancora oggi.

Régnié-Durette, nel cuore del Beaujolais

Il centro della Francia, un po’ come succede anche in Italia, è sempre più al centro di fenomeni di spopolamento. Fa eccezione la zona del Beaujolais, che tocca gli antichi territori enologici di Rodano, Saona e Loira. In Borgogna, Gunter ha scoperto il piccolo borghetto di Régnie-Durette, dove da qualche anno Cédric e Charlotte hanno deciso di inaugurare Domaine Les Capréoles, una realtà enologica che ha voluto sin da subito puntare sui temi del biologico e biodinamico, con produzioni a quantità ridottissime che portano sulle tavole non solo il meglio della storia del Beaujolais, ma anche la passione per un territorio che – a fronte di un investimento d’amore – restituisce i suoi frutti più preziosi.

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Fiordi divini. In Norvegia il vigneto più a nord d’Europa

È una realtà piccola piccola, di quelle che la famiglia è allo stesso tempo imprenditrice, produttrice e testimonial di sé stessa. La Slinde Vineyard si trova nel cuore del Sognefjord, uno dei più iconici fiordi della Norvegia. Qui, dove le temperature non somigliano affatto al Mediterraneo e men che meno il soleggiamento, Bjorn e Halldis nel 2014 hanno fondato la cantina a produzione commerciale più settentrionale al mondo. Lydia e Solarissa, i due vini che producono, hanno da subito conquistato l’attenzione dei critici per la qualità del vino – proveniente da un contesto geografico e climatologico difficilissimo. È allo stesso tempo una storia di resilienza, di coraggio e di amore che riesce a superare le sfide e disegnare una piccola collina di filari in mezzo ai fiordi, quasi come una fiaba a lieto fine.

Alentejo, a casa del vignaiolo-orologiaio Antonio

Viaggiare a base di vino significa soprattutto conoscere realtà alternative, che parlano il linguaggio della sensibilità per il territorio e della passione per l’enologia come filosofia di vita. È un po’ l’esempio di António Cavalheiro, che in un contesto iconico – il Portogallo, nell’Alentejo, non distante dalla bella Evora – si racconta a Gunter e si paragona a un orologiaio. Un po’ chiesa, un po’ museo, la sua Herdade è il luogo dove la visione diviene vino, e dove la vigna non dà solo frutti di evidente qualità, ma sintetizza al meglio tutte le caratteristiche e le idee dei suoi proprietari. Il vino che emoziona e incanta, qui, ha nomi tipicamente lusitani: Alvarinho, Antão, Arinto. Un passaporto dell’enologia che, nel sud del paese, è baciata da un clima estremamente favorevole e imperniata in un paesaggio di rara bellezza. Esplorare così ha tutto un altro sapore.

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San Patricio del Chañar, il volto moderno del vino argentino

Argentina, il paese quasi alla fine del mondo che parla spagnolo e italiano in egual misura. E proprio come in Spagna e in Italia, anche qui nei secoli si è diffusa una tradizione enologica molto forte, che però non in molti conoscono. A San Patricio del Chañar, nel cuore di quella Patagonia che si spinge sempre più verso sud, c’è un’oasi enologica straordinaria: Neuquén, sulle rive dell’omonimo fiume. Quasi 1800 ettari di vigneti che ricordano un po’ le atmosfere dell’Oltrepò Pavese, circondate da strutture tecnologiche ma allo stesso tempo da una passione decisamente familiare per il buon bere. Bodega del Fin del Mundo è un nome che valorizza un territorio peculiare, secco e freddo, con pochissime piogge ma capace di generare uno dei vini migliori dell’emisfero boreale. Viaggiare per scoprire, anche lontanissimo.

Marlborough, il Sauvignon che non ti aspetti

Da un oceano all’altro, facciamo un viaggio di decine di migliaia di chilometri per raggiungere la Nuova Zelanda, patria del Sauvignon Blanc della regione del Marlborough. Viene definito il migliore al mondo, ma è davvero così? Sicuramente è un bianco dalle caratteristiche di rilievo, che viene prodotto in una zona decisamente avulsa: fredda, ventosa, circondati da montagne e corsi d’acqua che sembrano fiordi. Eppure il Marlborough stupisce: oltre a essere un luogo bellissimo per l’enoturista, è anche coltivato a uva per quasi 30mila ettari. Ci sono piccoli coltivatori che seguono la filosofia biologica, realtà familiari nate da vecchie comunità hippie e persino tocchi d’Italia, come Jurassic Ridge (vicino Auckland) che coltiva uve Montepulciano. Si sa, noi italiani siamo un po’ ovunque…

Cetawico, non solo Sudafrica

Associare vino, Africa e Sudafrica è l’esercizio mentale più facile che ci sia. Molto più difficile pensare che, al di fuori dei confini di questo paese, si possano trovare vigneti e cantine. Eppure, Cetawico è pronta a stupire. Questa cantina sociale si trova infatti a Dodoma, la capitale della Tanzania. I loro vini sono arrivati anche al Vinitaly di Verona, e si sono fatti conoscere sia per la bontà che per il contesto nel quale nascono. Una vallata idilliaca, verde ma dal terreno rosso come il fuoco, a 1100 metri di altitudine, sotto l’Equatore. Contesto sicuramente non ideale, ma che Fiorenzo Chesini ha voluto portare avanti recuperando la sperimentazione di un sacerdote-vignaiolo che qui ha tentato l’impossibile: portare il vino in Tanzania. Biologia, competenza e soprattutto una possibilità di riscatto e crescita personale per i tanti impiegati da questa cantina, che sostiene anche una Fondazione nata per promuovere scolarizzazione, crescita economica e formazione lavorativa in Africa. Dal buon bere, al buon vivere.

 
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