Questo santuario sul lago tra le Gole del Sagittario è il posto segreto dell'autunno in Abruzzo
L’Eremo di San Domenico: un viaggio tra storia, leggenda e natura nella Valle del Sagittario
Immerso nella quiete della Valle del Sagittario, lungo la riva del Lago di San Domenico, sorge l’omonimo Eremo, un luogo sospeso tra storia, spiritualità e leggenda. Questo piccolo gioiello religioso si trova nel territorio del comune di Villalago, uno dei borghi più belli d’Italia, in località Prato Cardoso, dove le acque del lago - di un verde smeraldo intenso - riflettono i colori della natura circostante.
Per arrivare alla piccola spiaggetta del lago si attraversa un romantico ponte ad archi, un invito a immergersi nella magia del luogo prima ancora di scorgere il santuario. L'Eremo di San Domenico è un luogo che dona pace all'anima e imprime un ricordo indelebile in ogni suo visitatore.
I miracoli, tra sacro e fiaba: l'Eremo in tutta la sua bellezza antica

Dopo aver attraversato la passerella, si giunge all’Eremo, accolti da un portichetto impreziosito da una bifora, da cui si gode un panorama che sembra dipinto: il lago, la vegetazione e le colline circostanti si fondono in un quadro di straordinaria bellezza. All’interno del portico quattro dipinti che raccontano miracoli attribuiti a San Domenico: il miracolo delle fave, il bambino restituito dal lupo, la trasformazione dei pesci dell’ingordo in serpi e il ragazzo caduto dalla quercia. Queste scene, tratte dalla devozione popolare, avvolgono il visitatore in un’atmosfera sospesa tra sacro e fiaba.
Il portale, finemente lavorato con motivi floreali, sembra provenire dal lontano Monastero di San Pietro, ormai scomparso, e conduce a una chiesa a navata unica, impreziosita da un altare neogotico, dietro il quale si erge la statua lignea di San Domenico, affiancata da un paliotto in stucco marmoreo del 1761, opera di Giuseppe Mancini su commissione di Francesco Iafolla, eremita di Villalago.
Alle pareti e nelle nicchie si trovano opere del pittore villalaghese Alfredo Gentile, tra cui la Madonna col Bambino, San Domenico Abate che salva un’ossessa, Sant’Antonio da Padova con Bambino e San Francesco che parla al lupo. Ogni quadro, ogni dettaglio architettonico, sembra sussurrare la vita e i miracoli del Santo.
La grotta, i restauri e le usanze locali

Subito a destra dell’ingresso, una piccola porticina conduce alla grotta di San Domenico, la parte più antica e suggestiva del complesso. Dopo alcune rampe di scale scavate nella roccia, si giunge a una stretta imboccatura chiusa da un basso cancelletto in ferro. Sul lato sinistro si scorge una sorta di tomba, delimitata da quattro pilastrini: è il letto del Santo, dove egli riposava su travi lignee. Secondo la tradizione, la grotta fu scavata dallo stesso San Domenico attorno all’anno mille in un banco di roccia arenaria, travertino, argilla e grafite.
Il romitorio fa parte del complesso monastico di Prato di Cordoso, noto ai devoti come “monastero di Plataneto”. In origine era una costruzione modesta, dove si alternavano vita comunitaria e monastica, come testimoniano i resti di celle eremitiche scavate nella roccia. La chiesa vera e propria, edificata probabilmente alla fine del XIV secolo, era diversa da quella di adesso: sul lato destro si trovava una cappella affrescata con episodi della vita del Santo.
Nel corso dei secoli l’eremo ha subito numerosi restauri, soprattutto nel XVIII secolo e agli inizi del secolo scorso, in occasione della costruzione della diga che ha creato l’attuale bacino lacustre. Prima della diga, l’accesso avveniva tramite un ponte medievale in pessimo stato, oggi sostituito da un ponte in stile finto medievale che conduce alla nuova facciata dell’eremo.
Le tradizioni locali sono caratteristiche. Nell’Ottocento, la statua del Santo era portata in processione completamente coperta di serpenti, pratica ancora oggi replicata a Cocullo. E ancora oggi i fedeli, con devozione, toccano le pareti dell’eremo o si bagnano con l’acqua della grotta, invocando protezione e guarigione.
Il percorso verso l’Eremo è semplice e adatto a famiglie: si parte dal borgo di Villalago, si costeggia il Lago di San Domenico e si raggiunge il santuario, attraversando un paesaggio dove natura, leggenda e storia si intrecciano in modo indimenticabile. Ogni angolo, ogni dettaglio, invita a una sosta, a uno sguardo più attento, a un momento di silenzio davanti a un luogo dove il tempo sembra essersi fermato.
