Qui dal 1982 non ci abita più nessuno: in Calabria uno dei borghi fantasma più misteriosi d'Italia
Un viaggio tra vicoli in pietra, chiese abbandonate e sapori autentici nel cuore del Parco del Pollino
Ci sono paesi che resistono, altri che invece si svuotano e diventano ricordi. Laino Castello Vecchio, nel cuore del Pollino, appartiene alla seconda categoria. Da oltre quarant’anni nessuno ci vive più, eppure continua a incuriosire chi ama i borghi dimenticati. Arrivarci significa trovarsi davanti a case senza tetto, vicoli invasi dall’erba e chiese che sembrano ancora in attesa dei fedeli. Nonostante l’abbandono, questo borgo conserva un fascino che colpisce chiunque lo visiti.
Storia e caratteristiche del borgo

Il paese si sviluppò intorno a un fortilizio longobardo, il Castrum Layni, costruito per controllare la valle del Lao. Col tempo il borgo crebbe: chiese, botteghe, case strette l’una all’altra e stradine che seguono l’andamento del colle di San Teodoro. Per secoli è stato un centro vivo, ma negli anni Sessanta iniziarono i primi problemi: il terreno non era stabile, le frane diventavano sempre più frequenti. Le famiglie furono costrette a trasferirsi più a valle, dove nacque il nuovo abitato di Laino Castello. Nel 1982 arrivò l’abbandono definitivo: l’ultimo residente lasciò la sua casa e il borgo rimase vuoto. Da allora il tempo e la natura hanno fatto il resto.
Cosa vedere a Laino Castello Vecchio
Passeggiando tra i ruderi di Laino Castello Vecchio si ha la sensazione di entrare in un libro aperto. In alto si notano i resti del castello longobardo, che ancora domina la valle. Nei vicoli si incontrano portali in pietra che un tempo segnalavano le case delle famiglie più importanti, mentre poco più giù si aprono le grotte naturali, usate dai monaci orientali e poi trasformate in abitazioni. Le due chiese principali, San Teodoro e Santa Maria delle Vergini, anche se spoglie, raccontano la profonda religiosità del borgo. È un posto che non si limita a farsi fotografare: costringe a immaginare la vita che scorreva tra quelle mura, i bambini che giocavano per strada, le donne che preparavano il pane, gli anziani seduti davanti alle porte.
Dove mangiare nelle vicinanze
Dopo la visita al borgo, vale la pena fermarsi nel nuovo centro abitato o nella vicina Laino Borgo. Qui la vita continua e soprattutto si può mangiare bene. Le trattorie locali servono piatti della tradizione come i fusilli al ferretto con ragù di carne, i salumi tipici del Pollino e i formaggi dal gusto deciso. Negli agriturismi immersi nel verde si trovano prodotti a chilometro zero: verdure di stagione, funghi raccolti nei boschi e dolci fatti in casa. È la parte più piacevole del viaggio, perché dopo aver camminato tra le rovine si può tornare al presente e scoprire che le tradizioni, almeno a tavola, sono rimaste vive e genuine.
