Riapre finalmente il simbolo di questo parco: tutti sono già in fila per ammirarla, è un ritorno attesissimo
Peschiera della Reggia di Caserta, la riapertura che vale la riscoperta dell'originaria bellezza
Nel giorno dell'Epifania, quando la tradizione affida alla Befana il compito dei doni e del rinnovamento, la Reggia di Caserta ha scelto di fare un regalo diverso, silenzioso e prezioso. Ha restituito al suo Parco reale la Peschiera grande, uno dei luoghi più evocativi e amati del Bosco Vecchio. Ma non è soltanto una riapertura. È un ritorno alla vita, una pagina che si riapre dopo anni di attesa. La Reggia si rinnova e si fa amare, per un altro motivo in più, dal visitatore.
Chi conosce il Parco sa che la Peschiera grande non è mai stata un semplice specchio d'acqua. È un luogo di sosta e di sguardi, di geometrie pensate per accompagnare il passo del viandante, di dialogo continuo tra architettura e natura. E proprio per questo, la sua riapertura assume un valore che va ben oltre il recupero fisico di uno spazio.
Cenni storici alla Peschiera e il difficile, ma fruttuoso, cammino del restauro
Per comprendere davvero il valore di questo luogo, occorre tornare indietro nel tempo. La Peschiera grande fu realizzata a partire dal 1762 dall'architetto Francesco Collecini, su disegno di Luigi Vanvitelli, come parte integrante del grande progetto paesaggistico della Reggia. Non era pensata solo come bacino d’acqua, ma come un vero e proprio percorso architettonico e visivo, scandito da punti di sosta, prospettive e rapporti armonici tra elementi naturali e costruiti.
Il cammino che ha portato a questo risultato non è stato lineare. Per anni, un lungo e complesso contenzioso con l'impresa inizialmente prima classificata nella procedura di gara ha rallentato e complicato il restauro, incidendo profondamente su tempi e modalità dell'ìintervento. Eppure, nonostante le difficoltà, la direzione non è mai stata smarrita. La volontà di restituire la Peschiera grande al Parco e ai visitatori è rimasta ferma, sostenuta da una determinazione condivisa.
Fondamentale, in questo percorso, è stato il ruolo dell'Avvocatura dello Stato, che ha permesso di affrontare le criticità giuridiche e amministrative senza interrompere il corso dei lavori. Accanto a questo presidio istituzionale, si è rivelato decisivo anche l'impegno della ditta subentrata, seconda classificata nella procedura di gara, insieme al lavoro costante della Direzione dei lavori e alla scelta delle autorità della Reggia di proseguire con responsabilità anche nei momenti più complessi.
Il restauro della Peschiera grande è stato reso possibile anche grazie ai Fondi Speciali di Sviluppo e Coesione e ha beneficiato della collaborazione dei servizi centrali del Ministero della Cultura, che ha seguito passo dopo passo l'avanzamento dell’intervento. Una sinergia tra centro e territorio, che ha trasformato una complessità procedurale in un esempio di buona amministrazione.
Il ritorno alla geometria originaria, la Peschiera in tutta la sua bellezza
Lo studio approfondito del progetto vanvitelliano ha guidato l'intero intervento di restauro. Il tracciato è stato ridisegnato secondo l'idea originaria, eliminando deformazioni stratificatesi nel tempo e restituendo alla Peschiera la sua geometria autentica e la qualità dell'esperienza immaginata nel Settecento.
Prima dell'intervento, l’area versava in uno stato di forte degrado, sia nella componente architettonica e strutturale sia in quella vegetale. Il restauro ha quindi richiesto un’azione complessiva, capace di tenere insieme acqua, architettura e verde come parti inseparabili di un unico disegno. Sono stati recuperati i parapetti e il bauletto in cemento, sostituita la pavimentazione in grès con un adeguato cotto, sistemati i percorsi di fruizione e di accesso allo specchio d'acqua.
Parallelamente, la bonifica del sottobosco e il ripristino del manto erboso - completato dall'impianto di irrigazione realizzato nell'ambito del progetto PNRR - hanno restituito equilibrio alla componente naturale. Gli interventi sull'isolotto centrale e l'inserimento di quattro siepi angolari completano uno scenario armonico e rispettoso dell'identità storica del luogo.
È stato un intervento articolato e complesso, che ha combinato conoscenze storiche, tecniche di restauro di materiali diversi, capacità operative, manutenzione programmata del verde e impegno amministrativo, con uno sguardo costantemente rivolto alla futura valorizzazione culturale dell’area.
Quella che si compie nel giorno dell'Epifania, è quindi una restituzione simbolica. Un dono al Parco reale e a chi lo attraversa. Ma per la celebrazione ufficiale bisognerà attendere il 21 marzo 2026, data scelta non a caso, nel segno della primavera e di un nuovo inizio. Il "cantiere della bellezza" è così giunto al completamento dei suoi lavori e, ora, tornando a riflettersi nell'acqua della Peschiera, il Parco invita i visitatori a fermarsi, osservare, camminare lentamente. Perché alcuni luoghi, più di altri, sanno raccontare il tempo. E sanno farsi, ancora una volta, dono.
