Rischiava di sparire e oggi è il più artistico d'Italia: il borgo dei 40 murales salvato dall'arte
Un pugno di case, una manciata di vicoli, il profumo di castagne e una street art che non è moda ma identità
Pare che abitino meno di 100 persone, in questo paese dell’alto casertano dove le facciate parlano e raccontano fiabe e memorie, slanci e nostalgie, volti di ieri e sogni di domani. Si chiama Valogno, minuscola frazione collinare di Sessa Aurunca, immersa nei boschi del Parco Regionale Area Vulcanica di Roccamonfina e Foce Garigliano.
Il paese che ha scelto il colore: nascita di un borgo d’arte

Valogno sta una decina di chilometri sopra Sessa Aurunca, tra i tornanti che risalgono il bosco di Roccamonfina. L’accesso più comodo è dalla SS7 Appia: si esce a Cascano/Carinola e si seguono le indicazioni per Roccamonfina/Valogno; all’ingresso del borgo si lascia l’auto e si entra a piedi, come in una piccola galleria all’aperto. L’ambiente è quello tipico del parco regionale: castagneti, cerri, antichi coni vulcanici, borghi raccolti. In altre parole, natura che avvolge – e un’aria “fine” che spiega perché, un tempo, da queste parti si salisse anche per rimettere fiato ai polmoni. La rinascita di Valogno ha un nome: “I Colori del Grigio”, progetto partecipato che, dal cuore della comunità, ha chiamato a raccolta artisti e volontari per trasformare il borgo in Borgo d’Arte. Il risultato è un percorso di murales (oltre 40 opere) che ha cambiato l’immagine del paese – e la sua energia sociale – senza snaturarne la misura. Le pareti sono diventate pagine, i vicoli un racconto continuo. Sui muri delle case e delle strade si intrecciano temi di comunità (memorie contadine, emigrazione, infanzie sospese), icone popolari (un grande volto di Frida Kahlo accoglie chi arriva), invenzioni poetiche. Lo stile cambia di muro in muro: dal realismo al fumetto, dalla citazione colta alla fiaba. Il borgo è pedonale e si visita con la lentezza di una passeggiata; l’impressione – puntualmente confermata da chi conosce il luogo – è quella di trovarsi in un paese di fantasia, ma vero.
Il fascino di Valogno non sta soltanto nelle opere, ma nel gesto di chi le custodisce. La cifra ricorrente è quella delle “porte aperte”: la socialità da paese, i saluti sulle soglie, i racconti condivisi. È un invito implicito a rispettare il borgo come luogo vissuto – non un set, non un parco tematico – e a scambiare due parole con chi qui abita tutto l’anno. L’anima del progetto è proprio questa: arte come relazione, colore come antidoto all’abbandono. Valogno dice una cosa semplice: i borghi non si “salvano” con un’insegna o un hashtag, ma con idee chiare, cura quotidiana e bellezza partecipata. Qui lo si vede su ogni muro.
Valogno e dintorni: arte oggi, archeologia ieri, castagne sempre
Il bello di Valogno è che in pochi chilometri si passa dalla street art all’archeologia e alla natura. Sessa Aurunca (10–15 minuti d’auto) offre un Teatro romano tra i più imponenti della Campania, edificato in età augustea e ampliato sotto Antonino Pio: una quinta monumentale riportata alla luce e restaurata all’inizio degli anni Duemila. Accanto, il castello ducale – oggi sede del Museo archeologico nazionale di Sessa Aurunca – intreccia il Medioevo longobardo, la stagione normanno-sveva e una vita di corte che arriva ai viceré. Un tuffo in secoli di storia, a due passi dai murales. Il vulcano spento del Roccamonfina (circa mille metri) è il grande protagonista verde di questa parte di Campania: castagnetiaperditad’occhio, sentieri, borghi sui crinali. In autunno, i boschi si accendono e l’aria profuma di caldarroste: la Sagra della Castagna IGP e del Fungo Porcino di Roccamonfina anima i weekend tra ottobre e inizio novembre, perfetta da abbinare a una visita a Valogno.
[foto copertina e nell'articolo @Enrico Della Pietra/Shutterstock.com/solo uso editoriale]
