Sapori che sanno di tradizione e pagine di letteratura: nell’entroterra spagnolo alla scoperta dei luoghi di Cervantes
Alcalá de Henares, Nuevo Baztán, Pastrana e Chinchón: nomi evocativi di una Spagna che regala pagine di emozionante bellezza e insuperabile gusto
Non è la Spagna della roboante Ibiza con le sue discoteche aperte fino al mattino, neanche quella della vivace Madrid ricca di vetrine sfavillanti. Piuttosto, quella che scopriremo percorrendo le strade di Miguel de Cervantes è la Spagna che aderisce maggiormente a una vocazione storica, a un’ideale di turismo tradizionale, che si fa emozionante con il contributo di millenarie tradizioni, sapori della terra, voci della letteratura, ideali romantici e religiosità archetipale. Del resto, è proprio tra le maglie della scoperta che troviamo la misura di quei viaggi capaci di cambiare la vita: basta solo avere gli occhi e l’anima aperti. Partiamo?
Giorno 1 – Ad Alcalá de Henares, sulle strade di Cervantes

Basta discostarsi di qualche decina di chilometri da Madrid, centro gravitale della Spagna, per ritrovarsi in una tranquilla, ma certamente non meno degna di nota, Alcalá de Henares. Qui, il 29 settembre 1547, nacque un certo Miguel de Cervantes Saavedra, uno dei sette figli di una famiglia modesta e spesso costretta a muoversi per cercare fortuna. Ma è proprio ad Alcalá che non possiamo perderci una visita al Museo della Casa Natale di Cervantes, il luogo in cui si sviluppa l’embrione di quello che sarà l’autore del Don Quijote, capolavoro della letteratura spagnola. È solo uno dei tanti luoghi da vivere in questa località di provincia: passeggiando per la Via Mayor si scoprono i magnifici portici, che proteggonoleattivitàcommerciali e rialzano dal piano stradale le abitazioni. Magnifico il Palazzo arcivescovile, ricostruito dopo l’incendio del 1939 con l’obiettivo di recuperarne le forme originali, tra cui la cinquecentesca facciata voluta dal de Covarrubias.
Nella città cervantina, poi, ci lasciamo conquistare da una forma originale di soggiorno: è il Parador di Alcalá de Henares, ricavato in un convento del XVII secolo, dove architetture tradizionali e aggiunte moderne convivono con delle scelte stilistiche avanguardiste. Qui l’ospitalità è il perfetto mix di eleganza e familiarità, anche grazie alle prelibatezze della cucina locale servite nei due ristoranti, come le migas (letteralmente, briciole), un piatto a base di pane tostato e sbriciolato con carne e verdure e coronato da un uovo fritto. Ed è proprio nei paradores, come quello di Alcalá, che troviamo la duplice identitàdellaSpagnacontemporanea: luoghi di tradizione e storia, ma aperti alla novità e con servizi d’eccellenza.
Giorno 2 - Nuevo Baztán e Pastrana, una storia “di provincia”

Lasciato alle spalle il primo giorno in terra di Spagna, iniziamo l’esplorazione della comunità autonoma di Madrid dirigendoci verso il piccolo comune di Nuevo Baztán, poco più di 5mila abitanti ma una storia davvero interessante. Il paesino fu infatti fondato a inizio ‘700, per ospitare gli operai di una fabbrica di vetro fondata dal seguace del razionalismo francese Juan de Goyeneche. Se la mappa del paese segue un reticolo ortogonale ben preciso, lo stesso rigore lo ritroviamo nel Palacio-Iglesia de Goyenenche, quasi un Escorial in miniatura, edificio pregevolissimo per architettura e proporzioni progettato da José Benito de Churriguera. Una visita qui non sarebbe completa senza una immersione nella cucina locale, fatta di specialità a basediagnelloe con i repápalos, dei dolci preparati con vino e cannella.

Proseguiamo dunque verso Pastrana, la “capitale ideale” della regione naturale della Alcarria, ma anche luogo di profonda spiritualità, in cui ritroviamo i conventi dei Carmelitani scalzi fondati, nelle loro ordinazioni femminile e maschile, rispettivamente da Teresa d’Avila e da Giovanni della Croce, religiosi spagnoli vissuti nel corso del XVI secolo. Proprio a Santa Teresa del Gesù è dedicato un importante museo, che ne racconta la storia e la predicazione, attraverso opere di maestri napoletani del calibro di Luca giordano e Paolo de Matteis. In questa bella località, celebre per il miele di Alcarria DOP, gli occhi vengono sedotti anche dai magnifici arazzi gotico-fiamminghi, dipinti per celebrare le campagne nordafricane di Alfonso VdelPortogallonel 1471; non di minor rilevanza il Palazzo Ducale, gioiello rinascimentale in cui si sviluppò la tragica vita della principessa di Eboli, vissuta per larga parte della sua vita senza un occhio e morta reclusa per un presunto tradimento ai danni della Corona di Spagna.
Giorno 3: Chinchón, il paradiso grigio ed ocra dell’entroterra spagnolo

Non serve andare fino al Museo del Prado per ammirare uno dei capolavori di Francisco Goya, perché una delle sue opere la troviamo anche visitando il piccolo borgo, monumento storico-artistico di Spagna, di Chinchón. Anice, olio, aglio e vino sono gli elementi gastronomici di un territorio che, come non è parco sulla tavola, parimenti non rinuncia a stupire grazie ad architetture e scelte artistiche di grande valore. Castelli, eremitaggi, chiese e antiche torri difensive si espandono a raggiera intorno alla elegante Plaza Mayor, una bellissima piazza dal gusto squisitamente medievale che è stata soprannominata la “quarta meraviglia materiale” della Comunità autonoma di Madrid.
Soprattutto, Chinchón vive di tradizione attraverso i suoi storici eventi, tra cui la rappresentazione della Passione di Cristo (evento di interesse turistico nazionale), il Carnevale, il Mercato medievale e il Festival Taurino che si tiene ogni anno ad ottobre e che viene riconosciuto come il più antico di tutta la Spagna.
