Sardegna Archeologica, alle origini di una cultura millenaria
Viaggio nell’identità dell’isola tra nuraghe, giganti e antichi porti. Un itinerario con base a Cagliari, sempre a due passi dal mare.
Sembra sempre di conoscerla, la Sardegna, soprattutto se guardi il mare. Familiare come il Mediterraneo, eppure con una sua unicità difficile da afferrare. Lasciatevi le spiagge appena alle spalle per disegnare percorsi alternativi, scoprirete tutto il bello di una cultura orgogliosa e identitaria ma che ha sempre saputo accogliere e contaminarsi. Approdo sicuro lungo le rotte tirreniche, l’isola ha visto civiltà sovrapporsi e mescolarsi, per costruire la sua identità proprio sull’incontro. E il suo territorio ne è testimone.
Pochi sanno infatti che l’isola è unica al mondo per densità di siti archeologici, disseminati come tantissimi punti su una mappa che alla fine resta impossibile da decifrare del tutto. Ma si può tentare. Perché tra mura megalitiche, giganti in pietra e porti fenici sono tanti gli itinerari archeologici in Sardegna da seguire e comporre, e senza allontanarsi mai troppo dal mare. Ciascuno aggiungerà un tassello ad un mosaico sfaccettato, affascinante e mai definitivo, forse suggerirà la voglia di tornare. Qui vi proponiamo un percorso in tre tappe, perfetto per un weekend a Cagliari con escursioni in giornata, ancora meglio se in autunno o inprimavera.
Barumini, geometria delle origini

Un viaggio nel cuore antico della Sardegna può iniziare da quello che è anche il suo centro geografico. Siamo a Barumini, appena 60km da Cagliari, su una collina che sovrasta le pianure fertili della Marmilla. Sull’isola sono stati censiti oltre 7000 nuraghe (che alla lettera significa “mucchio di pietre”) eppure il maestoso Su Nuraxi di Barumini è l’unico ad essere stato dichiarato Patrimonio Mondiale dell’Umanità dall’Unesco. Qui la x ha il suono di una g dolce, e se cifidiamo della traduzione dal sardo, in effetti è “il” nuraghe per definizione. Cosa lo rende tanto speciale? Intanto le dimensioni: un villaggio esteso, imponente, con un nucleo centrale difensivo e un sistema di capanne, espressione di una società strutturata e a lungo radicata da queste parti. E poi tra i nuraghe complessi (cioè costituiti da più di una torre) è quello meglio conservato e più rappresentativo. Le dimensioni, dicevamo. La torre centrale è un nuraghe semplice a tholos alto quasi 18mt, con grandi massi che diminuiscono in grandezza man mano che si sale verso l’alto. Per raggiungerla si attraversa una scala esterna (con la vista dall’alto più bella del sito), quindi si entra nelle quattrotorri addossate al mastio, orientate secondo i quattro punti cardinali. Energia della terra, astronomia, ritualità e simboli, sono tutti elementi che disegnano un luogo dalla bellezza misteriosa e potente.

Ma è sicuramente la pietra, geometrica e assoluta, a caratterizzare un paesaggio che sa di principio delle cose. Alcune strutture sembrano conservare ancora l’energia della loro funzione sacra, come la sala delle assemblee, con un sedile anulare e 5 nicchie scavate nelle pareti. Origine ed evoluzione, perché questo luogo è stato poi abitato in continuità, in una stratificazione di culture durata oltre 2000 anni. Tra queste mura megalitiche in basalto si sono succedute civiltà dal 1500 a.C. al VII sec. d.C., ciascuna adattando a suo uso il contesto della precedente.
Una guida vi accompagnerà passo dopo passo, riallacciando i fili di una storia antica e in parte ancora da svelare, ma non è forse parte del suo fascino?
Casa Zapata, il nuraghe con la casa intorno

La visita della zona di Barumini si completa con quella di altri due luoghi. Il museo dedicato all’archeologo Giovanni Lilliu, che scoprì il sito nel corso degli anni ’50, ricostruisce il passato recente del nuraghe, quello del suo recupero e della sua valorizzazione. Poco distante, il Polo Museale Casa Zapata ha invece una storia curiosa. Residenza del XVI sec. della nobile famiglia aragonese Zapata, dopo anni di abbandono è stata acquisita dal Comune di Barumini negli anni ’80 per diventare museo dell’area archeologica Su Nuraxi. Durante i lavori di restauro venne rinvenuto per casualità un tesoro: un imponente nuraghe complesso sotto lestrutture del palazzo. Quello che seguì fu un recupero altrettanto difficile, per non compromettere l’architettura seicentesca ma rendere fruibile il nuraghe dall’alto. Il risultato è un’esperienza museale unica nel suo genere: si entra in una dimora storica e si passeggia tra le mura su un sistema di passerelle sospese e di pavimenti in vetro. Anche le teche custodiscono grandi tesori, come i famosi bronzetti, una fotografia del quotidiano della civiltà nuragica, e altri oggetti di uso comune tra cui le pintaderas, stampi decorativi per il pane dai motivi geometrici e “tribali”, oggi recuperati graficamente anchenella comunicazione di alcuni brand sardi.
Visitare i siti archeologici di Barumini
I tre siti sono aperti al pubblico tutti i giorni dell’anno e visitabili con un unico biglietto. Per l’accesso all’area archeologica è obbligatorio essere accompagnati da una guida. Le visite guidate partono ogni mezz’ora e durano circa 1 ora. In caso di pioggia il sito potrebbe chiudere temporaneamente per motivi di sicurezza.
Cabras, terra di Giganti e spiagge da sogno
La penisola del Sinis è un lembo di terra che incornicia tutte le sfumature del paesaggio sardo. Tavolozza di acqua e terra, dove la laguna sfuma gradualmente verso spiagge e scogliere, sullo sfondo sempre un mare color smeraldo.
Chi soggiorna da queste parti in genere raggiunge Torregrande, Maimoni, Mari Ermis, ma soprattutto Is Arutas. La spiaggia “dei chicchi di riso”, famosa per i suoi granelli di quarzo bianchissimi è tra le cartoline più scenografiche dell’isola. Siamo nel territorio di Cabras, in provincia di Oristano, un’area dalla biodiversità straordinaria ma che custodisce anche grandi tesori archeologici. Per intuirne la grandezza fate tappa al Museo Civico Giovanni Marongiu, vero e proprio compendio di archeologia mediterranea a guardia della laguna.
Se avete già visitato il Museo Archeologico di Cagliari avrete un’idea di cosa vi aspetta perché un filo rosso lega questi e altri luoghi della Serdegna, come diversi tasselli di una storia diffusa e che si svela un passo dopo l’altro. Anche qui, infatti, si possono ammirare i “giganti”, non lontano dal sito in cui sono stati rinvenuti. La necropoli nuragica di Mont’e Prama si può infatti individuare oltre la laguna, e più che un monte è un leggero rilievo su un orizzonte lineare.
È il luogo in cui è stato recuperato questo complesso statuario di circa 30 figure in pietra, che si può collocare tra il 1300 e il 950 a.C. Alti tra i due e i due metri e mezzo, scolpiti “a tutto tondo” su singoli blocchi di arenaria, queste figure compongono il più antico complesso statutario del Mediterraneo occidentale. Ma al di là dei primati ci restituiscono modelli straordinari della società nuragica, sintetizzati in forme ideali: pugilatori, arcieri e guerrieri che sembrano appartenere al mito e che hanno ancora moltissimo da svelare sulla civiltà nuragica. Insomma, è il luogo giusto in cui lasciarsi catturare dal racconto, immaginare ritualità e costumi, civiltà appena stanziate che si facevano custodi delle precedenti, in una linea dicontinuità che dice tanto dell’identità sarda. Dopo un interessante percorso “lungo tremila anni” che include reperti di altri siti preistorici e nuragici della zona, il museo vi indicherà la strada verso la vicina Tharros, dove il viaggio prosegue guardando il mare.
Tharros, una storia mediterranea

In principio insediamento nuragico, poi mercato fenicio, quindi avamposto punico, urbs romana che passa sotto Bisanzio, quindi territorio arborense come lo conosciamo. La cronologia di Tharros è degna dei grandi hub strategici del Mediterraneo, e in effetti la storia dice lo sia stata a lungo. Nel confronto di culture si è contaminata, reinventata, arricchita, sempre guardando il mare. Siamo ancora a Cabras, nell’estremità meridionale della penisola del Sinis, tra Capo San Marco e i colli di San Giovanni di Sinis, un luogo che è tappa obbligata di un viaggio da questeparti.
I resti di un villaggio nuragico (visibile sulla parte alta detta Su Murru Mannu) e altri due nuraghe ci dicono che Tharros sia stata abitata ben prima dell’arrivo dei fenici nel VII sec. a.C., per essere poi occupata in continuità fino al Medioevo. Due millenni di storie e di cultura cosmopolita, che si raccontano in un sito ricco ma soprattutto incredibilmente suggestivo per via della posizione ad anfiteatro naturale sul mare.
Le strade lastricate di impianto romano attraversano le necropoli e il santuario cimiteriale fenicio (tophet), scendono fino alle due colonne di un tempio tetrastilo, passando per acquedotti, pavimenti a mosaico, fino agli edifici termali addossati al mare. Per la visita è meglio farsi accompagnare da una guida, tuttavia anche senza conoscerne il passato Tharros è un luogo che incanta la vista e la vicinanza alle spiagge lunghe e dorate fino a Capo San Marco lo rende un contesto dalla bellezza unica. Salite sulla torre di San Giovanni (entrata inclusa nel biglietto del sito) e ammirate il panorama a 360 gradi sulla cittadella da un lato e l’istmodall’altro.
Visitare i siti archeologici di Cabras

L’area archeologica di Tharros, il Museo Civico Giovanni Marongiu e la Torre di San Giovanni possono essere visitati singolarmente o con un unico biglietto cumulativo.
Info aggiornate su orari e biglietti sul sito.
Pula, l’approdo perfetto

Torniamo verso il mare, stavolta in direzione sud-ovest, per raggiungere un altro luogo iconico della storia isolana. La cittadina di Pula è la base assolata e vivace per esplorare il suo territorio, tra spiagge bianche, calette rocciose e tesori archeologici. Siamo ancora nella città metropolitana di Cagliari, da cui dista appena 35 chilometri, ma la natura è già protagonista assoluta di questo tratto di costa a cui si arriva attraversando una laguna popolata di fenicotteri e uccelli rari, paradiso del birdwatching (e delcicloturismo).
Chia e Santa Margherita sono le spiagge più note della costa ma la più piccola Sant’Efisio, bella tutto l’anno, ha il vantaggio di essere a due passi dall’Area Archeologica di Nora. Entriamo nella città antica, fondata dai fenici il IX e l’VIII secolo a.C. e proprio da loro forse battezzata “Nur”, la luce. L’area si trova ai piedi di Capo Pula, antico porto, separato dalla terraferma da un istmo, approdo sicuro con qualunque vento. Sebbene si possano ancora distinguere i resti di templi punici e un tophet, il suo massimo splendore Nora lovide quando fu municipium, in epoca romana. Caput viae di tutte le strade sarde, qualunque fosse il porto di partenza nel Mediterraneo si passava da qui, per fare affari o trovare riparo. E possiamo facilmente intuire come doveva svolgersi la vita, tra il foro, le dimore signorili, terme dai mosaici policromi e un anfiteatro, che al tempo poteva ospitare fino a mille spettatori e oggi torna a vivere in estate per il festival La Notte dei Poeti. Ed è proprio la poesia a disegnare questo luogo, dove la luce e il colore sono un invito alla contemplazione romantica del passato.
Per aggiungere dettagli all’immaginazione potete visitare il museo Giovanni Patroni di Pula o il museo archeologico di Cagliari, dove sono custoditi gli oggetti recuperati negli scavi.

Visitare l’area archeologica di Pula
La Zona Archeologica di Pula è aperta tutti i giorni dell’anno con variazioni di orario tra il periodo estivo e quello invernale.
Orario estivo: LU-DO 09:00-21:00
Biglietto:
Intero - euro 6,00 - adulti, con visita guidata
Ridotto - euro 3,00 - categorie soggette a riduzione, con visita guidata
Intero - euro 5,00 - adulti, senza visita guidata
Ridotto - euro 2,50 - categorie soggette a riduzione, senza visita guidata
Per i gruppi sino a 15 persone è necessaria la prenotazione tramite Mobilitapp o via email norascavi@gmail.com.
