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È il vero borgo-abbazia in Friuli Venezia Giulia: qual è e perchè dovresti vederlo almeno una volta  

Un borgo nella verde campagna del Friuli Venezia Giulia, disegnata da prati, campi e vigneti

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Sesto al Reghena si annuncia con l’imponente torre campanaria del monastero. Questo alto guardiano del borgo appare come un faro nel vasto orizzonte della bassa pianura friulana, e sin dall’antichità, richiama i viaggiatori al suo cospetto quasi fosse un invito a scoprirlo. L’abbazia benedettina di Santa Maria in Sylvis è tutt’oggi il riferimento di questo piccolo centro della provincia di Pordenone, e non solo appartiene alle sue origini ma si identifica in esso, non è un caso se viene considerato un “borgo-abbazia” poiché il centro abitato si sviluppò attorno al complesso monastico. Anche iltoponimorivelaunpreziosoindiziodel suo passato poiché il nome “Sesto” deriva dalla posizione geografica che aveva in epoca romana: si trattava di una statio, ovvero una stazione di posta, situata a sei miglia dalla città romana di Iulia Concordia, l’odierna Concordia Sagittaria, mentre “Reghena” è il fiume che l’attraversa e scorre placido tra le campagne che lo incorniciano.  

Questa perla del Friuli Venezia Giulia è uno scrigno di bellezza inserito tra i Borghi più belli d’Italia. Visitarlo e immergersi nei paesaggi che lo circondano regala un’esperienza che si potrebbe definire “a tutto sesto”, tra cultura, storia, natura ed enogastronomia, fiore all’occhiello del territorio, dal formaggio di capra al gallo “in tocio”, rigorosamente servito su un letto di polenta gialla e accompagnato da vini d’eccellenza DOC come Friulano,RibollaGialla,PinotGrigio,Chardonnay, Sauvignon, Schioppettino, Refosco, Ramandolo e Picolit. Ecco cosa non perdere nel borgo e cosa vedere nei dintorni, dove si snodano itinerari bellissimi ed immersivi, perfetti da percorrere anche in sella ad una bicicletta.  

Il borgo-abbazia 

Sesto al Reghena, il borgo-abbazia nella provincia di Pordenone

Sesto al Reghena è nato attorno all’abbazia di Santa Maria in Sylvis, il più importante esempio di monastero fortificato della zona, tanto che la mirabile struttura turrita e munita di porte (fino al 1800 era persino dotata di ponte levatoio), la fa apparire come un castello. Il complesso abbaziale risale al 735, e venne fondato da tre fratelli longobardi, Erfo, Anto eMarco, figli del Duca Longobardo del Friuli, Pietro. Nel corso dei secoli, questo luogo ottenne da sovrani e papi, proprietà, diritti e privilegi che permisero di estendere il potere spirituale e temporale su vasti territori del Friuli, raggiungendo persino l’Istria e il Veneto. Ma l’abbazia conobbe anche tumultuose fasi della storia, come quella dell’anno 889, quando venne devastata dagli Ungari che invasero il Friuli, ma come una fenice, risorse in un fiorire di edifici, fortificata e circondata da un profondo fossato. Raggiunse il massimo splendore tra il XII e il XIV secolo,quandonel1441venneaffidatain commenda a prelati residenti altrove, un sistema di gestione che innescò l’avvio di una lenta decadenza.   

La Basilica  

A campeggiare quel che è rimasto del complesso abbaziale di Santa Maria in Sylvis è la Basilica, un vero e proprio scrigno che racchiude magnifici tesori. Ancor prima di varcare la soglia della chiesa, ci si sofferma ad osservare le pareti del portico del vestibolo che la precedono, caratterizzate da splendidi ciclidiaffreschirisalential1450, i quali raffigurano San Michele e alcune scene del paradiso e dell’inferno ispirate alla divina commedia. All’interno della chiesa si rivelano altre opere d'arte e pregevoli affreschi trecenteschi: si tratta del ciclo pittorico della scuola di Giotto, considerati tra i più importanti del Nord Italia dopo quelli di Padova e della Cappella degli Scrovegni. Degni di nota anche i dipinti dell’abside che rappresentano l'Incoronazione della Vergine con scene della Natività, oltre a numerose figure disanti,mentreneltransettospiccal'Albero della vita, con rappresentazioni di S. Benedetto, S. Pietro e altri santi. Ma è nella cripta che viene custodito uno dei tesori più preziosi del complesso: l’urna marmorea di Santa Anastasia, gioiello finemente scolpito di arte longobardo-bizantina risalente al VIIoVIIIsecolo.  

Il complesso abbaziale  

La “porta d’ingresso” di Sesto al Reghena è Torre Grimani, che deve il nome all'antica e nobile famiglia veneziana che governò l'abbazia dall'inizio del '500 al 1627. A testimoniarlo, si distinguono ancora lo stemma in pietra e a fresco della famiglia Grimani, e il Leone di San Marco in memoria della Serenissima sulla facciata. Questo maestoso torrione è l’unicosuperstitedellesettetorrididifesa erette nella seconda metà del X secolo, e si erge sul lato est di piazza Castello, luogo di ritrovo nonché “salotto del borgo” dove si svolgono gli eventi cittadini più attesi come il Sexto ‘Nplugged, dal 3 al 6 luglio 2025. Questo Boutique festival di livello internazionale dedicato alla musica, all’arte e alla cultura, è tra i più apprezzati della regione e quest’annoarrivaallasuaventesimaedizione. Un appuntamento da non perdere. 

Da appuntare anche Tèste | Testé, un progetto di arte contemporanea curato da Palazzo Monti e promosso dal Comune di Sesto al Reghena, in collaborazione con il Comune di Cordovado. Questa rassegna, inaugurata lo scorso 6 giugno, è una proposta alternativa e immersiva all’insegna di un turismolento,sostenibileeimmersivo:leopere degli artisti Nicola Facchini, Enej Gala, Andrea Noviello, Barbara Prenka e Cosimo Vella sono state installate e finemente integrate nello spazio pubblico, in contesti urbani e naturali, al fine di valorizzare il patrimonio storico, artistico e paesaggistico del territorio. Un dialogo raffinato e mai scontato tra luoghi e significati creativi, un invito per il visitatore a cogliere tutta la suggestione di un “museo diffuso”: a partire dall’Abbazia di Santa Maria in Silvis, il percorso si snoda lungo gli itinerari di “Le Vie dell’Abbazia”. Il progetto coinvolge anchelacomunitàlocale,favorendolapartecipazione e l’avvicinamento all’arte attraverso attività collaterali, come workshop e incontri, per rafforzare ulteriormente la conoscenza e il senso di appartenenza e d'identità.  

Il tour alla scoperta del borgo continua ammirando l’antica Residenza dell’Abate, oggi sede del municipio. Costruita tra la fine del XII e gli inizi del XIII secolo, venne ampliata e modificata nel corso del tempo, e oggi appare nell’elegante stile di una villa veneta nel '500. Anche la Cancelleria abbaziale, distinguibile dall’ampia facciata dal sapore romanico, costruita a fine del XII e gli inizi del XIII secolo, è stata adibita ad altri usi, seppur untempo fu sede del tribunale e delle carceri. Tra Cancelleria e Residenza abbaziale svetta la Torre Campanaria, alta 33 metri, un tempo torre di vedetta. Costruita in stile lagunare, appare come un “faro” nel mare verde della pianura friulana.  

Palazzi e ville venete   

A pochi metri dall’abbazia spunta Palazzo Burovich, appartenuto alla famiglia Burovich de Zmajevich, e precedentemente ai Corner. L’edificio si distingue per l’elegante facciata, in parte affrescata con scene agresti, ma quello che lo distingue è lo splendido giardino all’italiana, il Giardino Burovich. In questo eden, la flora si fa arte grazie a bellissime composizioni e geometrie, un luogo magnificamente valorizzatoapartiredaglianni2000,dopo anni di incuria e abbandono. Un altro palazzo simbolo del borgo è Villa Zanardini, architettura del XVIII secolo0. Altro incantevole esempio di villa veneta del ‘700 è Villa Freschi, situata nella frazione di Ramuscello dove si trova l’antico borgo di “Ramuscello Vecchio”. La dimora storica privata, visitabile su richiesta in particolari occasioni, offre una bella vista sulla sua facciata immersa nel verde, unoscorciochericordaunquadrod’autore.  

I percorsi da non perdere  

Vie dell’Abbazia  

Dal cuore di Sesto al Reghena si snodano le Vie dell’Abbazia, un itinerario da appuntare per esplorare il monastero e il borgo, per poi spaziare nella campagna che li circondano, un’occasione per organizzare anche una gita in bicicletta, complice l’itinerario tutto in pianura, immerso in un ambiente idilliaco e ancora incontaminato, ricco di storia e cultura.  

Per scoprire il territorio, l’itinerario 1 delle Vie dell’Abbazia vi accompagna in un viaggio immersivo partendo dal piccolo centro. La direzione punta verso i Prati Burovich, per poi raggiungere le acque placide di un grande lago di cava rinaturalizzato, animato da una fauna vivacissima. La via percorre inoltreiltracciatodiun’anticastradaromana, che incrocia chiesette campestri come quella di San Pietro, una piccola perla medievale che sorge nel verde della campagna come per incanto, distante da tutto eppure al centro di una scena idilliaca e ricca di significato. Il percorso conduce ai Molini di Stalis e ad una fonte cantata da Nievo ePasolini, a testimoniare quanto questi territori siano stati un’ispirazione per artisti e pensatori di tutte le epoche.   

Per i più allenati, consigliatissimo l'itinerario 2 delle Vie dell’Abbazia: “Paesaggi naturali e orizzonti aperti” è di media difficoltà, parte dall’abbazia e sale verso nord, lungo le solitarie e bellissime "melmose", antiche paludiriempitedallepienedelfiumeReghena dove regna la biodiversità, con panorami mozzafiato sul monastero. Il tracciato sconfina nel territorio di San Vito al Tagliamento e si perde tra antiche chiesette votive, mulini e ville venete, e fa tappa nei borghi di Bagnarola, Ramuscello e Versiola. Anche questo fil rouge segue un andare tra natura e cultura.  

La Romea Strata, la Via delle Abbazie benedettine e l’Anello dei borghi e delle acque

Sesto al Reghena, il borgo-abbazia nella provincia di Pordenone

Sesto al Reghena intercetta anche dei lunghi itinerari che non solo attraversano la regione ma addirittura l’Europa, come la storica Romea Strata. Questo cammino di fede e cultura conduce da tempi immemori i pellegrini ad attraversare il vecchio continente partendo dall’Estonia e arrivando in Italia attraverso Tarvisio, per poi giungere a Roma, la tappa finale. Tra i tantissimi luoghi che questa lunga rotta attraversa, c’è anche il borgo di Sesto. 

Un altro itinerario bellissimo ricco di storia e spiritualità è la Via delle Abbazie benedettine. Questo percorso è circoscritto alla regione ma regala altrettanti paesaggi e meraviglie, sempre intimamente connesse alla storia del monachesimo. Dalle Alpi Giulie e Carniche fino ai Colli Orientali del Friuli per giungere alla pianura del pordenonese, sul fiume Reghena ai confini con il Veneto. Il percorso attraversa il Friuli Venezia Giulia e collega le antiche abbazie benedettine di San Gallo a Moggio Udinese, di Rosazzo a Manzano e di S. Maria a Sesto al Reghena. Un lungo e lento andare di 154km,perfettoper apprezzare tutta la bellezza di un territorio distante dalle rotte turistiche più battute, l’ideale per riscoprire quello che ci circonda ma anche noi stessi. 

I percorsi che attraversano Sesto al Reghena sono un invito a scoprire i territori del pordenonese e del Friuli Venezia Giulia. Qui l’uomo non ha prevalso sugli equilibri ambientali, e l’esempio più virtuoso è senza dubbio uno dei tesori più grandi della regione, lo scorrere del Tagliamento, considerato l'ultimo grande fiume “naturale” d'Europa perl'integritàecosistemicael’incredibilebiodiversità. Questo gineceo scivola lungo la pianura friulana, e un tratto del suo lungo scorrere passa poco distante dal borgo di Sesto al Reghena. La sponda destra che lambisce questo territorio era la più guadabile in passato, e qui sorse un sistema di borghi e abbazie fortificati, tutti da scoprire e visitare grazie a un itinerario immersivo: l’Anello dei borghi e delle acque, perfetto da percorrere in bicicletta. Da San Vito al Tagliamento alla frazione di Ligugnana, dove nel 1948 si svolse una rivolta di contadini, cantata da un giovane Pasolini. Sesto al Reghena può essere l’inizio o tappa intermedia lungo i numerosi percorsi del Friuli VeneziaGiulia, vie cheincontranola natura,lacultura e labellezza autentica dell’Italia nascosta.  

Foto di copertina: Sesto al Reghena. Di Fabrice Gallina. Tutti i diritti riservati.

 
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