Soli 28 abitanti e altrettanti misteri: la ghost town dell'Umbria è la perfetta meta di inizio autunno
Mucciafora è piccolissimo, ma immensamente ricco. Chi cerca l’Umbria più segreta, lontana dalle rotte del turismo di massa, qui troverà un rifugio che non si dimentica
Settembre è il mese perfetto per scoprire Mucciafora. L’aria fresca che attraversa i monti porta con sé il profumo dei boschi umbri, i colori iniziano a virare verso l’autunno e le giornate sono ancora luminose, ideali per camminare tra i vicoli silenziosi di questo minuscolo borgo. È il periodo in cui la natura e la quiete si fondono, e il ritmo rallenta lasciando spazio a un viaggio intimo e autentico. Ed è proprio in questo tempo sospeso che Mucciafora sa mostrarsi in tutta la sua bellezza: un intreccio di panorami mozzafiato, leggende misteriose e cultura che trova la sua voce nei libri.
Cosa vedere a Mucciafora
Il borgo, oggi quieto e silenzioso, fu teatro di scontri feroci e lontani nel tempo. Affonda le radici in epoche antichissime: le sue colline furono abitate già dagli umbri pre-romani. Nel XV secolo divenne roccaforte ghibellina, guidata dal nobile Bernardino Amici, che sfidò le truppe papali. Ma questa scelta costò caro: papa Innocenzo VIII ordinò la distruzione del castello nel 1489 e di nuovo nel 1490. Mucciafora fu rasa al suolo due volte, ma i suoi abitanti non si arresero e ricostruirono, segnando un legame di caparbietà che ancora oggi si respira tra le sue pietre.
Il bello di Mucciafora è che non serve una guida: basta lasciarsi portare dai gradini che salgono nel cuore del borgo. L’antica via principale, fatta di scalinate e scorci improvvisi, conduce verso panorami che sembrano quelli di un quadro: la valle del Tissino, il massiccio del Coscerno, i Monti Sibillini, il Gran Sasso e il Terminillo. Da 1.070 metri d’altitudine, lo sguardo spazia senza confini. Il centro storico, oggi privo del castello che lo dominava nel passato, conserva comunque la sua anima fortificata. Tra vicoli e pietre romane incastonate nei muri, spuntano dettagli medievali che raccontano storie antiche. E poi c’è lui: il lavatoio pubblico, adagiato su una terrazza che regala una vista capace da sola di giustificare la visita aMucciafora.La chiesa di San Bartolomeo è un vero gioiello barocco, con una facciata in pietra semplice che cela all’interno soffitti lignei dipinti, un imponente altare e una tela settecentesca della Madonna Assunta. Qui riposa don Mattia Amadio, il parroco che segnò la storia del borgo con la sua santità semplice. Sul suo epitaffio una frase che commuove ancora oggi: “Calpestate le sue ossa ma pregate per lui”. Figura leggendaria, Amadio fu protagonista di eventi miracolosi e, dopo la sua morte, si avviò persino un processo di beatificazione, poi interrotto dall’occupazione napoleonica. Di fronte a San Bartolomeo sorge la chiesa trecentesca di Santa Giuliana di Nicomedia, un tempo sepolcro del paese. Sotto l’altare, nelle botole,riposano gliantichi abitanti, e proprio qui nasce una delle leggende più inquietanti di Mucciafora: quella della donna sepolta viva, ritrovata in una posizione diversa da quella della sua sepoltura. Una storia che fa rabbrividire chi ascolta. E, fuori dal centro e circondata da cipressi, sorge la chiesa romanica di Sant'Angelo di Casale, risalente al XII secolo. Custodisce un affresco straordinario: San Michele Arcangelo che abbatte Lucifero, una scena potente che unisce misticismo, arte e simbolismo.
Mucciafora non è solo bellezza, ma anche memoria. In piazza dei Combattenti due monumenti ricordano la storia recente: uno dedicato ai caduti della Prima Guerra Mondiale, l’altro alla strage del 30 novembre 1943, quando le truppe nazifasciste massacrarono sette civili innocenti. Un luogo piccolo ma carico di significato, che invita al raccoglimento. Un altro spazio suggestivo è piazza Don Mattia Amadio, detta “Lu Colle”, che prnde il nome dal parroco tanto amato dagli abitanti.
Come arrivare a Mucciafora, il borgo dei libri
Mucciafora non è solo un borgo da cartolina: è anche un luogo di cultura. Oggi è conosciuto come il Borgo dei Libri, grazie a un progetto che ha ridato vita alle case disabitate, affidandole a scrittori, poeti e studiosi. Qui nascono laboratori, passeggiate letterarie, presentazioni all’aperto e conversazioni sotto le stelle. I libri e le parole sono diventati il filo invisibile che lega passato e presente, riportndo vita e creatività tra le strade di Mucciafora.
Il borgo sembra lontanissimo da tutto, e proprio questo lo rende speciale. In realtà, si trova nell’Umbria sud-orientale, nel comune di Poggiodomo (provincia di Perugia), con vista sulla Valnerina. Il modo migliore per raggiungerlo è in auto o in moto, partendo da Spoleto o da Norcia e dirigendosi verso Poggiodomo. La strada che sale al borgo è già un viaggio nell’anima della regione.
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