Tra cunicoli scavati nella roccia, stanze sotterranee e antichi passaggi, un borgo medievale custodisce un labirinto dalle origini ancora in parte sconosciute.
Sotto un borgo dell'Emilia-Romagna si nascondono 160 grotte artificiali, tra antiche cantine, rifugi di guerra e misteri che incuriosiscono gli studiosi.
Sotto il tranquillo borgo di Santarcangelo di Romagna si nasconde un universo parallelo, fatto di corridoi, sale circolari e antiche cantine scavate nell’arenaria del Colle Giove. Camminando tra piazze, osterie e botteghe, pochi immaginano che, a vari metri di profondità, si snodi un sistema di circa 160 grotte artificiali, una vera città sotterranea dal fascino enigmatico. Oggi queste cavità raccontano secoli di storia romagnola: dalle esigenze pratiche della civiltà contadina alla paura dei bombardamenti della Seconda guerra mondiale, fino alle più recenti ricerche archeologiche e geologiche. Una parte degli ipogei è visitabile grazie a percorsi guidati che accompagnano alla scoperta dellecosiddettegrottemonumentali, tra colonne, nicchie e geometrie misteriose. Un’esperienza unica, che unisce archeologia del sottosuolo, tradizioni enogastronomiche e la scoperta di uno dei borghi più suggestivi dell’entroterra riminese, a pochi minuti dal mare ma con un’anima tutta sua.
Una seconda città nel sottosuolo di Santarcangelo di Romagna

Chi arriva a Santarcangelo di Romagna, magari dopo una giornata di mare a Rimini, trova un borgo accogliente adagiato sul Colle Giove, tra vicoli in salita, case in mattoni e la rocca che domina dall’alto. Quello che non si vede, però, è la fitta trama di ambienti scavati sotto le abitazioni: circa 160 grotte artificiali censite, distribuite su più livelli come una vera, silenziosa città sotterranea.
Non si tratta di un unico grande tunnel, ma di una costellazione di ipogei distinti, in parte collegati fra loro da passaggi e cunicoli. Le cavità si concentrano soprattutto sul versante orientale del colle e sfruttano la natura sabbiosa e arenacea del terreno, abbastanza compatto da consentire scavi profondi ma al tempo stesso lavorabile con strumenti semplici. Gli ambienti vanno dai locali rettangolari più essenziali alle strutture a corridoio con nicchie laterali, fino alle spettacolari grotte monumentali con sale circolari e colonne, che hanno alimentato domande e ipotesi sulle loro funzioni originarie.
Architetture sotterranee, paesaggi ipogei e patrimonio da esplorare

Da blogger abituato a esplorare borghi e sottosuoli, quello di Santarcangelo è uno degli scenari più sorprendenti dell’Emilia-Romagna. La Regione distingue diverse tipologie di grotte: le più comuni hanno pianta quadrata o rettangolare e sono direttamente collegate agli edifici soprastanti, come prolungamenti nascosti delle case del centro storico.
Altre cavità presentano una disposizione “a pettine”: una galleria principale da cui si aprono piccoli ambienti laterali, perfetti per ospitare botti e contenitori. In alcuni casi gli ipogei si sviluppano su più livelli, collegati da scale e pozzi di aerazione che garantivano il ricambio d’aria, segno di una notevole abilità tecnica nelle costruzioni sotterranee.
Le cosiddette grotte monumentali – come le grotte Amati, Contradina, Teodorani, Felici e delle Monache – colpiscono per la presenza di sale rotonde, colonne, nicchie disposte con apparente regolarità geometrica. I segni degli antichi strumenti di scavo sono ancora visibili sulle pareti, alcune lasciate “vive” sull’arenaria, altre rinforzate in laterizio nel corso dei secoli.
Cantine, rifugi e ipotesi di luoghi di culto: i misteri delle grotte
Le prime menzioni documentarie delle grotte di Santarcangelo risalgono al 1496, ma è probabile che alcuni ambienti siano più antichi. Per secoli la funzione principale fu molto concreta: sfruttare la temperatura costante e l’assenza di luce per conservare vino e derrate alimentari. In una Romagna agricola, avere cantine sotterranee sotto casa significava proteggere le proprie riserve tutto l’anno.
Il quadro cambia quando si osservano gli ipogei monumentali, dove la cura delle forme e delle geometrie ha spinto a ipotizzare usi religiosi o funerari, talvolta collegati ai culti misterici, compreso quello di Mitra, o a possibili ambienti paleocristiani. Si tratta però di teorie non dimostrate: mancano prove archeologiche decisive che confermino riti o liturgie svolte in questi spazi.
Più documentata è invece la fase novecentesca. Durante la Seconda guerra mondiale molti ipogei furono utilizzati come rifugi antiaerei dalla popolazione. Nel dopoguerra alcune cavità tornarono a essere cantine o depositi, mentre altre furono abbandonate, fino alle recenti campagne di studio e alle nuove scoperte, come le cavità censite nel 2019 con le sigle 166a, 166b e 166c.
Visitare le grotte di Santarcangelo e scoprire il borgo

Oggi il modo migliore per avvicinarsi alla città sotterranea è partecipare alle visite guidate organizzate dallo IAT Pro Loco. Il percorso ordinario conduce nella grotta monumentale pubblica, conosciuta come grotta Amati o Contradina, e talvolta include anche la Casamatta in Piazza Balacchi. La durata è di circa 50 minuti, con partenza dall’ufficio turistico di via Cesare Battisti 5.
La prenotazione è obbligatoria e gli orari variano in base alla stagione; i biglietti hanno prezzi contenuti, con ridotti e gratuità per bambini fino ai 14 anni. Alcune proposte speciali abbinano la grotta pubblica a una grotta privata per gruppi organizzati. All’interno la temperatura si mantiene intorno ai 13 gradi: meglio indossare scarpe comode e portare una felpa anche in estate.
Una volta risaliti in superficie, vale la pena perdersi tra la Rocca Malatestiana, il Campanone, le porte medievali e Piazza Ganganelli con l’arco dedicato a papa Clemente XIV, senza dimenticare la storica Stamperia Marchi. È in questo continuo dialogo tra borgo e sottosuolo che Santarcangelo rivela davvero la sua doppia anima.
