Torre Alfina, all’asta lo storico ‘Castello Gaucci’
Uno dei manieri più belli del Lazio in vendita per 3 milioni di euro. La vendita all’incanto del castello di Acquapendente e il sogno: farlo diventare un bene pubblico
Torre Alfina (Acquapendente) – Non è forse il sogno di tutti noi, quello di trascorrere una notte in un castello per sentirsi come dei veri principi e principesse? Per diventare dei possidenti medievali non basta poi tanto: 3 milioni di euro e la capacità di rilanciare quando serve. È questa, spicciolo più spicciolo meno, la base d’asta per diventare i nuovi proprietari del celebre Castello di Torre Alfina, il gioiello monumentale più bello dell’omonima frazione di Acquapendente, nel viterbese.
3280 metri quadrati abitabili, 1100 metri quadrati di cortile e altri 2850 metri quadrati di un curatissimo giardino, per una proprietà storica che nelle sue forme primordiali risale addirittura al VII secolo. La sua fama recente viene fatta coincidere con la discussa proprietà di Luciano Gaucci, storico patron del Perugia Calcio, squadra che portò ai massimi livelli calcistici negli anni Novanta salvo poi lasciarla alle soglie del fallimento e fuggire in Repubblica Dominicana, dove è morto a inizio 2020. Curiosamente, l’arrivo di Gaucci a Torre Alfina è coinciso con l’acquisto della squadra calcistica della Viterbese (non lontano da Acquapendente), che in quegli anni fu affidata a Carolina Morace, primo tecnico donna di una squadra di calcio maschile.
Oggi il castello, che non è ancora visitabile – nonostante sia uno dei massimi esempi dell’architettura medievale dell’Alto Lazio – fa parte di un ampio set di beni che il Tribunale di Perugia metterà all’asta il 13 luglio 2021, come liquidazione dei debiti lasciati insoluti proprio dalla famiglia Gaucci.
Il portale Real estate discount, attraverso il quale i compratori interessati possono effettuare offerte e partecipare all’asta, che durerà tre giorni, ha già da qualche giorno inserito nei suoi listing il Castello di Torre Alfina, per la modica (si fa per dire) cifra di € 3.066.717 euro. Attenzione però: non si tratta del costo effettivo della tenuta, bensì della base d’asta, suscettibile dunque di rialzi a seconda del numero di potenziali compratori che parteciperanno all’incanto.

A giudicare dalle quasi 300.000 visualizzazioni del bene sul sito, c’è da pensare che l’attenzione intorno a questo gioiello dell’architettura sia assolutamente ragguardevole. Non c’è in fondo da stupirsi: la dimora storica è costituita da 4 piani, un cortile e un giardino. È dotato di mura perimetrali in travertino inframmezzate da ben cinque torri e due corpi di fabbrica principali.
Al piano terra si trovano i locali di rappresentanza, le cucine, i servizi e numerosi locali di servizio originariamente destinati alle servitù dei signori che lo abitarono (i Monaldeschi della Cervara prima, i Bourbon del Monte, i Cahen d’Anvers e i Cahen poi). Il piano nobile è collegato agli ingressi da uno scalone monumentale e vi si trovano la biblioteca, le camere da letto e la terrazza. L’ultimo piano è invece destinato a soffitta e magazzini, con solo una parte a uso residenziale.
Nonostante i costanti cambi di proprietà e la rilevanza, purtroppo parte del Castello di Torre Alfina non è in buono stato di conservazione, particolarmente l’ala Nord, dove già gli esperti hanno messo in guardia sull’imbarcamento dei solai e sulle opere di consolidamento chiaramente anacronistiche rispetto ai dettagli generali dell’opera.

È palese dunque che, salvo acquisti stravaganti come quello del fu Gaucci, l’edificio dovrebbe essere destinato al restauro e alla riconversione in bene pubblico. Ed è proprio in questo senso che si è messa all’opera l’amministrazione di Acquapendente con in testa il suo sindaco, Angelo Ghinassi. Per il primo cittadino, la Regione Lazio dovrebbe acquistare il Castello e renderlo accessibile ai cittadini. Per favorire questo passaggio di proprietà, che certamente non sarà facile, Ghinassi ha dato mandato a un consulente di presentare, presso gli uffici regionali, una proposta propedeutica all’acquisto. Nonostante i vincoli paesaggistici e culturali ne impediscano qualsiasi trasformazione a uso commerciale (ristoranti, alberghi etc.), l’amministrazione comunale spinge affinché il castello possa diventare “un centro congressi, uno spazio aperto alla promozione culturale, turistica e del territorio”.
Come finirà? Lo sapremo solo dopo il 16 luglio.
