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Tra le montagne del Piemonte c’è un borgo minuscolo che ha dato il nome a un formaggio leggendario  

Tra antiche borgate di pietra, pascoli d’alta quota e un santuario circondato dalle Alpi, un piccolo paese custodisce una tradizione casearia tramandata da secoli.

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Castelmagno è uno di quei luoghi di montagna che, sulla carta, sembrano piccoli e periferici, ma che sul territorio raccontano una storia sorprendentemente ricca. Siamo nell’alta Valle Grana, in provincia di Cuneo, dove un comune sparso in borgate ha dato il nome a uno dei formaggi più iconici dell’arco alpino italiano, il Castelmagno DOP. Qui l’allevamento, i pascoli d’alta quota e le stagioni della montagna non sono uno sfondo pittoresco, ma l’ossatura di una cultura che ha modellato paesaggio e comunità. 700 metri, si percepisce come fede, lavoro e natura abbiano convissuto per secoli. È una meta ideale per chi cerca gastronomia autentica, escursioni in ambiente alpino e il lato vero delle vallate cuneesi, lontanodascenografiecostruite a misura di selfie.

Castelmagno, borgate di montagna nel cuore dell’alta Valle Grana

Tra le montagne del Piemonte c’è un borgo minuscolo che ha dato il nome a un formaggio leggendario

Castelmagno è un comune di montagna tipicamente “a borgate”, adagiato sui versanti ripidi dell’alta Valle Grana, nelle Alpi Cozie meridionali. Dimenticate l’idea del paese raccolto attorno a una piazza: qui il territorio è disseminato in piccoli nuclei abitati, ognuno con la propria storia, i propri fienili, le proprie stalle. La sede comunale si trova a Campomolino, ma basta spostarsi di pochi chilometri per incontrare altre borgate con architetture rurali e tracce evidenti della vita agro-pastorale.

Il dato demografico, oggi limitato a poche decine di residenti, racconta bene le trasformazioni del Novecento, tra spopolamento e migrazione verso la pianura. Passeggiando tra case in pietra, tetti tradizionali e antichi edifici agricoli, si legge in controluce un’economia costruita attorno all’allevamento, ai piccoli appezzamenti coltivabili e allo sfruttamento stagionale dei pascoli. Il contesto è completato dalla presenza della cultura occitana, che lega Castelmagno ad altre vallate del Piemonte occidentale.

Paesaggi, borgate e il Santuario di San Magno tra pascoli e Alpi Cozie

Tra le montagne del Piemonte c’è un borgo minuscolo che ha dato il nome a un formaggio leggendario

Dal fondovalle fino alle quote più alte, il territorio di Castelmagno è un susseguirsi di pascoli, boschi e pendii che diventano via via più severi. Le strade che collegano le borgate seguono l’andamento della valle, con curve strette e tratti esposti che in inverno richiedono attenzione a neve e ghiaccio. È un paesaggio vivo, modellato da secoli di transumanza e utilizzo stagionale degli alpeggi, dove le mandrie risalivano in quota nei mesi caldi per poi rientrare più in basso con l’arrivo del freddo.

Salendo oltre i 1.700 metri si raggiunge il Santuario di San Magno, affacciato su un’ampia conca erbosa circondata dai rilievi delle Alpi Cozie. Il complesso religioso, cresciuto nei secoli attraverso ampliamenti successivi, conserva affreschi e testimonianze artistiche legate alla devozione locale. Nei mesi estivi la zona è punto di partenza per escursioni verso i pascoli alti, mentre in autunno e primavera il meteo può cambiare rapidamente, rendendo fondamentale informarsi su aperture, percorribilità delle strade e condizioni dei sentieri.

Il formaggio Castelmagno DOP, storia, lavorazione e cucina piemontese

Tra le montagne del Piemonte c’è un borgo minuscolo che ha dato il nome a un formaggio leggendario

Il nome di Castelmagno è legato in modo indissolubile al Castelmagno DOP, formaggio della tradizione casearia piemontese prodotto in un’area ristretta della provincia di Cuneo che comprende Castelmagno, Pradleves e Monterosso Grana. Il disciplinare prevede l’utilizzo di latte vaccino, con eventuale aggiunta limitata di latte ovino o caprino, e una serie di passaggi di lavorazione che incidono sulla struttura della pasta e sul profilo aromatico finale.

La storia documentata di questo formaggio risale almeno al Medioevo: un atto del 1277 cita il pagamento di un canone in forme di Castelmagno, segno di una produzione già centrale per l’economia locale. Nel tempo il formaggio ha conosciuto fasi alterne, tra crisi dovute allo spopolamento e una rinascita favorita dal riconoscimento DOP. Durante la stagionatura possono comparire venature erborinate più o meno evidenti, ma non tutte le forme presentano lo stesso grado di erborinatura.

In cucina il Castelmagno è protagonista di piatti piemontesi come gnocchi, paste ripiene e ricette a base di patate. Le versioni d’alpeggio, prodotte in quota nel periodo estivo quando rispettano i requisiti di disciplinare, esprimono con particolare chiarezza il legame fra formaggio, pascoli e lavoro in montagna.

Organizzare un viaggio a Castelmagno tra strade di montagna, alpeggi e sapori

Per raggiungere Castelmagno si risale in auto la Valle Grana dalla pianura cuneese, attraversando centri come Caraglio, Monterosso Grana e Pradleves. La carreggiata si restringe man mano che si sale e gli ultimi chilometri presentano curve e pendenze tipiche delle strade di montagna: meglio guidare senza fretta, soprattutto in inverno o in caso di pioggia. Nei mesi freddi è fondamentale verificare l’eventuale presenza di neve e le condizioni della viabilità.

Il periodo migliore per una prima visita va dalla tarda primavera all’inizio dell’autunno, quando gli alpeggi sono attivi e il Santuario di San Magno è più facilmente accessibile. Chi ama camminare può scegliere tra itinerari escursionistici di diversa difficoltà, sempre valutando dislivello, esposizione e meteo. Una sosta obbligata è dedicata alla gastronomia: degustare Castelmagno DOP in diverse stagionature, magari affiancato ad altri prodotti delle vallate cuneesi, permette di comprendere davvero il legame tra paesaggio e formaggi. È un viaggio che richiede attenzione organizzativa, ma restituisce l’esperienza autentica di una montagna ancora profondamente legata ai suoi ritmi.

 
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