Tra leggende e record, nel cuore della Campania c'è la certosa dove si prepara la celebre frittata con 1000 uova
Patrimonio dell'Umanità UNESCO, è uno dei più grandi complessi religiosi d'Italia e un capolavoro di architettura barocca. E di una frittata da record!
È inutile girarci intorno: la Campania è una regione che ha tutto. Le montagne degli Appennini e la vetta iconica del Vesuvio, gli splendidi affacci marittimi della Costiera Amalfitana e i sapori straordinari di una cucina eterogenea. E i monumenti, dimostrazione della stratificazione costante e mai sopita di culture e influenze che include elementi laici e religiosi. Proprio a quest’ultima categoria afferisce uno dei luoghi di culto e dell’architettura storica di maggior pregio in tutta la regione, la Certosa di Padula.
- Storia e curiosità della Certosa di San Lorenzo
- Un capolavoro chiamato Certosa di Padula
- L'incredibile storia della frittata da record
Storia e curiosità della Certosa di San Lorenzo
Sì, ma perché “certosa”? Facciamo un viaggio indietro nel tempo, al 1084, quando Ugo di Grenoble diede a Bruno di Colonia la gestione della Grande Chartreuse, l’imponente edificio considerato come casa madre dei Certosini. Questo ordine monastico, dedicato alla vita contemplativa e al silenzio spirituale, trova proprio nella meditazione e nel silenzio i cardini di una esistenza dedicata alla fede che è anche ben visibile nell’organizzazione spaziale dei luoghi occupati. Consacrata al culto di San Lorenzo, l’imponente Certosa di Padula – località verdeggiante ai piedi del Vallo di Diano – non è però un edificio dal quale, almeno nelle dimensioni, traspare l’essenzialità della vita religiosa. Il complesso si sviluppa su una superficie di oltre cinqueettari, secondo una pianta rettangolare dove i chiostri sono gli elementi periferici, e i luoghi di socialità – la chiesa, i refettori, le stanze comuni – occupano una posizione centrale, quasi a voler richiamare il senso di unità nella preghiera.
Un capolavoro chiamato Certosa di Padula

Una costruzione, quella della Certosa, che ha origine addirittura nel Trecento, quando il conte Tommaso II Sanseverino di Marsico e Tricarico ne ordinò la costruzione, autorizzato dal Re di Napoli Carlo II. Un gioco di equilibri politici (francese la casata di Napoli, francesi i Certosini), ma che ha anche radici nella fede di Tommaso, così chiamato in quanto nipote di San Tommaso d’Aquino. Della struttura originale, tuttavia, oggi si riconoscono pochi elementi: l’influenza dello stile barocco è ben evidente nei vari corpi di fabbrica, particolarmente sulla facciata principale, divisa in due ordini coronati da una balconata con statue e fregi e una edicola mariana. È davvero interessante notare come, nonostante la funzione religiosa dell’edificio non sia mai stata pienamente recuperatadopo le soppressioni napoleoniche e savoiarde, la Certosa abbia conosciuto una trasformazione d’uso che le ha permesso di mantenere una certa rilevanza sul panorama culturale campano. Ad esempio, il Quarto del Priore è occupato dalla collezione del Museo archeologico provinciale della Lucania Occidentale, mentre la magnifica Chiesa, non potendovi essere sottratti gli affreschi e le decorazioni murarie, è l’esempio più evidente dell’importanza di questo complesso nel periodo cinque-seicentesco. Oltre allo scalone ellittico, il Chiostro Grande può invece vantare su una pianta quadrangolare vastissima, il cui disegnoè forse stato influenzato dal Buonarroti. Le proporzioni maestose di quest’angolo della Certosa, 104x150 metri, evidenzianocome la ‘reclusione’ dei monaci fosse in realtà alleggerita dal poter contare su amplissimi spazi.
Il giardino della certosa di Padula
Il giardino all’italiana, detto curiosamente desertum, fu realizzato nel Settecento e consentiva ai monaci di passeggiare in contesti naturalistici decisamente di pregio. La particolarità del giardino all’italiana rispetto alla variante inglese, infatti, è quello di prediligere una crescita spontanea di piante e arbusti, nello stesso modo in cui avviene nella natura non controllata dall’uomo. Tutto il complesso, infine, è tutelato dal 1998 come patrimonio dell’Umanità UNESCO, che nel suo riconoscimento ha inteso valorizzare la monumentalità di Padula, di Paestum, Velia e l’importanza naturalistica del Parco nazionale del Cilento e Vallo di Diano.
L'incredibile storia della frittata da record

Ogni anno, quando l'agosto del Vallo di Diano si fa dorato e immobile, la storia medievale di questo angolo di Campania si trasforma in un profumo denso, di quelli che si attaccano ai vestiti e alla memoria. La leggenda della frittata dalle mille uova della Certosa di San Lorenzo a Padula è prima di tutto un esercizio di gigantismo gastronomico e ospitalità monastica, un racconto che dal 1535 continua a nutrirsi di tuorli, leggende e calderoni fumanti. Chi arriva ai piedi della Certosa, monumentale fortezza dello spirito, capisce subito che qui il sacro non ha mai disdegnato il profano della terra. La grandezza dell’architettura certosina si rifletteva, inevitabilmente, nella magnificenza con cui i monaci accoglievano gli ospiti illustri. E nessun ospite fu più ingombrante, per storia e seguito, dell'imperatore Carlo V d'Asburgo, di ritorno dalla storica battaglia di Tunisi. Quel sovrano sul cui impero il sole non tramontava mai, decise di sostare per due giorni a Padula con tutta la sua corte e il suo esercito al seguito. Per i monaci di San Lorenzo si trattò di una sfida logistica senza precedenti. La Regola imponeva il silenzio e la sobrietà, ma il rango dell'ospite esigeva un fasto che lasciasse il segno nelle cronache del tempo. Il miracolo culinario avvenne nella cucina della Certosa, dove i cuochi del monastero, rimasti senza carne a sufficienza per soddisfare le migliaia di soldati dell'imperatore (la carne era peraltro vietata dalla stessa regola certosina per gran parte dell'anno), decisero di puntare sull'ingrediente più democratico e abbondante del Vallo di Diano: le uova. Mille uova vennero versate in una mastodontica padella di ferro battuto, girata con l'aiuto di pali di legno e la forza di diversi monaci.
Il legame tra Padula e la sua celebre frittata imperiale non è rimasto confinato nei libri di storia. Ogni anno, a ridosso della metà di agosto, la Pro Loco e i cittadini del borgo mettono in scena una rievocazione storica meticolosa che culmina proprio con la preparazione della Frittata delle Mille Uova. Per l'occasione viene forgiata e utilizzata una mega-padella azionata da un meccanismo di carrucole che permette a chef locali di girare il mastodontico preparato senza romperlo davanti agli occhi di migliaia di visitatori.
