Una cripta misteriosa e un'antichissima città-abbazia: in Molise ci sono dei gioielli segreti che in pochi hanno visto
In una valle quieta, ai piedi di montagne schive, San Vincenzo al Volturno custodisce una Pompei del monachesimo e una cripta che è tutta un cielo dipinto
L’acqua del Volturno, il vento sulle pietre, la voce remota di un Medioevo che qui non è buio ma luminoso. Un luogo remoto e magnetico, dove la geografia fa da cornice alla teologia dipinta, e il silenzio delle Mainarde amplifica un sussurro lungo secoli. Un luogo dove il Molise sorprende davvero quando meno te lo aspetti. Il complesso abbaziale di San Vincenzo al Volturno e la Cripta di Epifanio sono le due meraviglie quasi segrete dell’Italia medievale che si allineano proprio qui, nella valle alta del Volturno.
Una fondazione longobarda e un’epoca d’oro carolingia
San Vincenzo al Volturno si distende nella piana vicino alle sorgenti del fiume Volturno, tra i comuni di Castel San Vincenzo e Rocchetta a Volturno, in provincia di Isernia. Il sito ha una doppia natura: a ovest del fiume si visitano l’area archeologica dell’antico monastero altomedievale e la Cripta di Epifanio; a est del fiume vive oggi il “nuovo” monastero, con la comunità di monache benedettine.
Le origini dell’abbazia risalgono ai primi anni dell’VIII secolo: le fonti monastiche (in particolare il Chronicon Vulturnense) ricordano i tre nobili beneventani Paldo, Taso e Tato come fondatori del cenobio sulle rive del fiume. La posizione – remota ma strategica – trasformò presto il monastero in un centro benedettino di prim’ordine, con terre, officine e una rete di relazioni che, in età carolingia, ne accrebbero rango e ricchezza. Fra VIII e IX secolo San Vincenzo al Volturno conobbe il suo apogeo: un’autentica “città monastica” con edifici sacri e spazi di lavoro, un’organizzazione complessa e centinaia di monaci (le ricostruzioni parlano, in media, di circa 350 religiosi). È un unicum nell’Italia di mezzo, studiato dagli archeologicomeunodeigrandilaboratoridel monachesimo europeo.
L’ora buia: l’assalto del 10 ottobre 881 e la rinascita
Poi arrivò l’881. Il 10 ottobre un’incursione saracena devastò il monastero, lasciando rovine e martiri (i “Volturnensi”, ricordati ancora oggi nella liturgia). I monaci superstiti si dispersero, qualcuno trovò rifugio a Capua, altri tentarono, decenni dopo, di restituire vita alla comunità alle sorgenti del Volturno. Tra X e XII secolo la storia ripartì: su una sede più sicura, a oriente del fiume, nacque la “nuova” abbazia, riconsacrata nel 1115 dal papa Pasquale II. È la chiesa che si vede ancora oggi, severa e bellissima con l’arco in pietra che la incornicia e che la rende inconfondibile.
Intanto, sull’altra riva, l’antica città monastica restava come cristallizzata: un archivio di muri e intonaci, attualmente al centro dell’area archeologica. L’area archeologica restituisce, come un manuale aperto, la Basilica Maior (triabsidata), i passaggi di servizio, le scale; poi gli spazi della vita quotidiana: il lavatorium con il sistema idrico, le cucine con canali di scolo, sedili e focolari. C’è persino una Sala dei Profeti, così detta per il tipo di decorazione a fresco che adornava la parete ovest. Datata agli inizi del IX secolo, mostra i dodici Profeti disposti sotto archi policromi che reggono dei cartigli.
La Cripta di Epifanio: un piccolo cielo dipinto sottoterra

Scendendo pochi gradini nelle profondità dell’antico monastero si entra nella Cripta di Epifanio: un ipogeo affrescato realizzato durante il governo dell’abate Epifanio (tra 824 e 842). Qui l’Europa dell’Alto Medioevo prende forma in un ciclo pittorico straordinario, databile al secondo quarto del IX secolo, legato alla cultura beneventana e alla grande stagione carolingia. La cripta è tra i capisaldi della pittura altomedievale non solo per qualità, ma per completezza del messaggio teologico, meravigliosamente concentrato in uno spazio raccolto. L’apparato decorativo è una straordinaria narrazione per immagini, relative ad episodi della vita di Cristo tra cui l’Annunciazione, la gravidanza di Maria e la rappresentazione della Natività. Una scenadiparticolareinteresseè quella della Crocifissione alla quale assiste, in ginocchio, un uomo che secondo le fonti sarebbe l’abate Epifanio. Il “committente” entra nell’opera per consegnarsi alla storia del suo monastero. Un altro interessante gruppo di scene è quello che rappresenta il martirio di Lorenzo e Stefano, i due protomartiri delle chiese d’Oriente e d’Occidente. Il culmine della narrazione è quello visibile nella parte absidale della cripta, dove si richiamano alcune visioni avute da Giovanni evangelista e riportate nel Libro dell’Apocalisse.
