Una meraviglia scavata nelle rocce più belle d'Italia: ecco perché questa chiesa del Sud Italia non è come tutte le altre
Fa parte di un complesso di oltre 150 edifici con lo stesso stile, ma lei è decisamente quella che spicca di più
Una città scavata nella roccia, che addirittura fino a 70 anni fa nelle grotte ci viveva, finché qualcuno non si accorse che, forse, non era qualcosa di così moderno (e igienico, e salubre). Ma l'apparente contraddizione è anche la fortuna di Matera, città che nel suo rapporto con il mondo sotterraneo, con le viscere della Terra ha costruito una fama, un'identità unica al mondo, che le è valsa numerosi riconoscimenti: Patrimonio dell'Umanità UNESCO dal 1993, Capitale europea (e italiana) della cultura 2019. Tanta parte di questo fascino la si deve alle chiese rupestri, simboli di una cristianità archetipale, essenziale eppure forte. E nel novero delle chiese underground della città lucana c'èla chiesa di Santa Maria de Idris, luogo che da solo vale già il viaggio materano. Scopriamo insieme perché.
La Madonna de Idris, ovvero la fede "sotterranea"

Arroccata nella parte alta del Monterrone vicino San Pietro Caveoso, la chiesa di Santa Maria de Idris risale al XII secolo e fa parte di un complesso rupestre che comprende anche un’antica cripta intestata a San Giovanni in Monterrone, con al suo interno degli affreschi molto pregiati.
Divisa in due parti distinte, metà scavata nella roccia e metà costruita a causa del crollo della volta a botte, la chiesa si caratterizza per la sua pianta irregolare, la sua facciata in tufo rifatta nel XV secolo e il piccolo campanile a vela che gli dona un tocco di eleganza. Il suo interno – che ha visto il celebrarsi di liturgie solo fino agli anni ’40 – è all’insegna della semplicità seguendo la linea estetica dei sassi ma anche per colpa dell’incuria che ha danneggiato molti affreschi presenti nella cripta (altri sono stati prelevati dalla Sovrintendenza per i Beni Storici ed Artistici vista la forte umidità).
Cosa è rimasto visibile? L’altare impreziosito da una tempera del Seicento raffigurante la Madonna con Bambino che ha ai lati due contenitori dell’acqua, le ‘idrie’ (altra possibile origine del nome della chiesa). E poi c’è Sant’Eustachio, il patrono della città, ritratto nel momento della sua conversione alla vista di un cervo con una croce d’oro tra le corna; e ancora la raffigurazione di un Presepe e Sant’Antonio, opere del XVII secolo.
Da segnalare anche una Crocifissione molto particolare e popolana dalla quale è possibile osservare la sagoma originaria di Matera e, infine, l’affresco che vede come protagonista San Michele Arcangelo intento a calpestare il demonio in questo caso, curiosamente, avente aspetto umano anziché quello di un serpente.
Cosa vuol dire il nome "Idris"?

Il nome Idris potrebbe avere una doppia origine. La prima ha origine nel termine greco ‘odigitria’, ovvero colei che mostra la via; è così, infatti, che veniva venerata a Costantinopoli la Vergine Maria, secondo le tradizioni antichissime della fede ortodossa-bizantina.
Un'altra ipotesi, altrettanto valida, deriverebbe dal fatto che dalla roccia della chiesa sgorgasse un tempo l’acqua.
Quante e quali sono le (altre) chiese rupestri di Matera?
La chiesa della Madonna de Idris può essere annoverata tra quelle rupestre poiché, pur visibile dall'esterno, è di fatto ricavata in ambienti di grotta, parzialmente celati allo sguardo. Ed è, in questo senso, in buonissima compagnia: le chiese rupestri di Matera sono in numeri decisamente importanti, oltre 150, e molte altre probabilmente devono ancora essere oggetto di scavi e individuazione, sia in città che nelle sue immediate vicinanze.
Tra quelle più celebri c'è la Cripta del Peccato Originale, risalente al X secolo; la Madonna della Croce, dell'XI secolo e con la sua struttura a doppia campata con croci greche; il Parco dei Monaci, anch'essa dell'XI secolo, raggiungibile tramite un sentiero che passa per un vero e proprio burrone di una delle tante gravine che circondano Matera.
