Unexpected Itineraries of Rome – Esquilino. Da Santa Croce In Gerusalemme all’ex Acquario Romano
Unexpected Itineraries of Rome è un progetto promosso dall’Assessorato Grandi Eventi, Sport, Turismo e Moda di Roma Capitale e realizzato da Zètema Progetto Cultura grazie a un finanziamento del Ministero del Turismo
Esistono angoli di Roma che non si limitano a conservare il passato, ma sembrano quasi lottare per tenerlo in vita, tra i binari dei tram e il brusio delle botteghe multietniche. L’Esquilino è esattamente un luogo di questo genere. Un palinsesto di pietra e ingegno, un rione che ha smesso da tempo di essere "periferia storica" per farsi cuore pulsante di una città che non teme i contrasti. Qui, la solennità dei marmi imperiali non vive in isolamento, ma si intreccia con il ferro delle architetture umbertine e il verde improvviso di aree urbane uniche nel loro genere. L'itinerario che vi proponiamo è un cammino di appena 1,7 chilometri. È un percorso che invita a un esercizio di osservazione lenta: dai segreti alchemici nascosti in una piazza, ai giganti di mattonicheportavano l'acqua agli imperatori, ogni passo è una scoperta che scardina l'immagine stereotipata della Capitale.
Alla scoperta dell’Esquilino, il colle dove il tempo non riposa mai

L’itinerario prende le mosse da Piazza Santa Croce in Gerusalemme, un angolo di Roma dove il traffico della città moderna sembra improvvisamente farsi distante. Qui, tra le maestose Mura Aureliane che ancora cingono il rione con la loro severità di mattoni, sorge una delle basiliche più enigmatiche della cristianità. Immaginate la figura di Elena, l'imperatrice madre, che nel IV secolo trasforma parte della sua residenza, il Sessorium, in un santuario. La Basilica che vediamo oggi è un capolavoro di equilibrio barocco: la facciata, nata dal genio di Gregorini e Passalacqua sotto il pontificato di Benedetto XIV, non è un muro statico, ma una superficie che sembra respirare, concava e convessa come un invito a entrare. Alsuointerno, tra le colonne di granito, il tempo si ferma davanti alla Cappella delle Reliquie. Non è solo fede; è il fascino di oggetti che hanno attraversato i mari per ancorare la storia di Roma a quella dell'Oriente.
A pochi metri, il rione ci offre due spaccati di dedizione umana totalmente diversi:
- Il Museo degli Strumenti Musicali: dove la passione collezionistica di Evan Gorga ha creato un labirinto di suoni muti, che vanno dalle arpe seicentesche ai bassi elettrici, ricordandoci che la musica è l'unico linguaggio che Roma ha parlato in ogni sua epoca.
- Il Museo dei Granatieri: una testimonianza di valore fisico, costruito pietra su pietra dai soldati stessi, quasi a voler marcare il territorio con la memoria del dovere.
Da Piazza Santa Croce seguendo il corso dell’acqua

Lasciando la piazza, il visitatore è chiamato a seguire il tracciato dell’acqua. L’Acquedotto Neroniano non è solo un’opera idraulica; è il segno del potere che si fa estetica. Le sue arcate, che ancora oggi segnano il paesaggio di via Statilia con una verticalità vertiginosa, erano i canali che portavano la vita alla Domus Aurea. Osservando i mattoni rossi, si legge la cura dei restauri imperiali, un’eredità che ci parla di una città che non ha mai smesso di riparare se stessa. Sotto il livello stradale, però, l’Esquilino nasconde un’altra città. I Sepolcri Repubblicani e l'Ipogeo degli Aureli sono i capitoli più intimi del nostro racconto. In queste stanze scavate nel tufo, dove la pittura pagana si mescola aquellacristiana, si percepisce l'atmosfera di una Roma "sotterranea" e inquieta, dove i nuovi culti cercavano spazio tra le pieghe delle antiche tradizioni. È un trekking che scende nel profondo, non solo della terra, ma delle convinzioni umane.
La Porta Magica e gli Horti Lamiani

Proseguendo verso il cuore dell'Esquilino, il paesaggio cambia. Siamo nel regno degli Horti Lamiani, le residenze-giardino dove gli imperatori cercavano il lusso estremo. Oggi, grazie ai recenti scavi dell'Enpam, questo splendore è tornato alla luce: marmi policromi e statue che ci raccontano di una vita quotidiana fatta di bellezza e potere assoluto.
Ma il punto più magnetico della passeggiata è senza dubbio la Porta Magica in Piazza Vittorio. Immaginate questo frammento di Villa Palombara come una soglia che nessuno ha mai varcato del tutto. Le sue incisioni alchemiche sono un invito al mistero: leggenda vuole che contengano la ricetta per trasformare il piombo in oro. In un rione oggi così vivace e multietnico, questa porta resta un simbolo di quella ricerca universale dell'ignoto che accomuna ogni cultura.
Accanto ad essa, i Trofei di Mario (il ninfeo di Alessandro Severo) dominano l'angolo nord della piazza. Non sono semplici rovine, ma il monumentale "castello dell'acqua" che celebrava il trionfo dell'ingegneria sulle alture del colle.
La tappa più scenografica, l’Acquario Romano

Mentre ci avviciniamo alla conclusione, l'itinerario ci riserva una sorpresa che sembra un paradosso architettonico: l’Arco di Gallieno. Originariamente una delle porte delle Mura Serviane, l'arco oggi appare incastonato tra le case, quasi fosse un ospite del passato che si rifiuta di andarsene. Accanto, la Chiesa dei Santi Vito e Modesto ci regala una tregua di silenzio, con il suo portale romanico e gli affreschi che profumano di Rinascimento.
L'ultima tappa è la più scenografica: l’Acquario Romano di Piazza Manfredo Fanti. Inaugurato nel 1887, questo edificio è il simbolo della Roma che voleva farsi grande Capitale europea. Progettato da Ettore Bernich, con la sua forma ellittica e le decorazioni ispirate al mare, l'Acquario doveva essere un luogo di scienza e spettacolo. Oggi, restaurato con cura, ospita la Casa dell’Architettura, dove le colonne in ghisa e gli spazi che un tempo ospitavano le vasche dei pesci accolgono ora le idee per la città del futuro.
Nel giardino circostante, i resti delle Mura Serviane sembrano voler stringere l'edificio in un ultimo abbraccio, ricordandoci che, all'Esquilino, anche la modernità più audace deve sempre fare i conti con le radici di tufo.
Questo itinerario non è solo una camminata di 1,7 chilometri; è un viaggio nella capacità di Roma di reinventarsi. Dalle reliquie di Elena ai progetti degli architetti contemporanei, l'Esquilino ci insegna che la bellezza non è mai ferma, ma scorre come l'acqua degli antichi acquedotti che ancora oggi segnano la nostra strada.
Per chi volesse intraprendere questo cammino, è possibile consultare il sito unexpecteditineraries.turismoroma.it da cui scaricare l’App gratuita, disponibile per sistemi operativi iOS e Android, che permette di percorrere in completa autonomia l'itinerario.
È inoltre possibile richiedere tutte le informazioni pratiche, nonché gli orari di apertura e le modalità di prenotazione dei luoghi che abbiamo appena visto, telefonando al numero 060608 al quale risponde il Contact center di informazione turistica e culturale di Roma Capitale.
Un polmone verde tra le pietre imperiali
Non è scontato immaginare che un quartiere dalla densità abitativa così serrata, stretto tra i binari e la monumentalità post-unitaria, possa nascondere ritagli di natura capaci di impaginare la storia in un modo tanto delicato. Eppure, questo itinerario è anche una lezione di botanica urbana, un trekking che si snoda tra tre giardini che fungono da veri e propri "polmoni di silenzio".
Il primo incontro con questa biodiversità avviene varcando il cancello di Jannis Kounellis — un sipario di vetri colorati che sembra dividere il mondo profano da quello sacro — per entrare nell'Orto Monastico di Santa Croce. Qui, nello spazio ellittico dell'Anfiteatro Castrense, l'architetto Paolo Pejrone ha ricreato nel 2004 l'antico giardino cistercense. Passeggiare lungo i suoi vialetti pergolati, che si incrociano su una fontana centrale, significa perdersi tra essenze, alberi da frutta e fioriture cariche di simbologia medievale. È un luogo di pace straordinaria, dove l'ordine della natura riflette l'ordine dello spirito.
Proseguendo lungo via Statilia, ci si imbatte in una piccola oasi che funge da cerniera tra i giganti dell'architettura e la vita di quartiere. Tra i resti degli acquedotti e le strade trafficate, questi giardini offrono un rifugio inaspettato, dove alberature comuni garantiscono ombra e ristoro, trasformando un lembo di terra in un salotto a cielo aperto per i residenti.
Ma è nel cuore pulsante del rione, nei Giardini di Piazza Vittorio Emanuele II, che la botanica si fa cosmopolita, rispecchiando l'anima stessa dell'Esquilino. Inaugurati nel 1888 e oggi dedicati alla memoria di Nicola Calipari, questi spazi furono concepiti come un romantico giardino esotico. Lo sguardo può spaziare dalla maestosità del Cedro del Libano alla particolarità della Quercia Setosa australiana, passando per le Magnolie sudamericane e i platani secolari. È una collezione vivente che arriva dalla California e dal Sud-est asiatico, arricchita da un roseto che in primavera colora le ombre dei Trofei di Mario.
Infine, l'approdo ai Giardini dell'Acquario Romano chiude il cerchio. Sotto le fronde di alberature maestose come la Sophora japonica e il curioso "Albero del cappello cinese", il visitatore può godere di due aiuole di recente concezione: un dialogo silente tra le essenze tipiche del nostro Mediterraneo e la stravaganza di piante tropicali. Qui, la natura non è solo cornice, ma protagonista di un paesaggio urbano che ha saputo integrare, secolo dopo secolo, il genio botanico con quello architettonico.
