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Vicino Roma c'è un paese dove si produce un dolce... osé, ed è un bellissimo omaggio alla vendemmia  

Frascati, il gioiello dei Castelli Romani e la magia della Pupazza a tre seni

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Adagiata tra i pendii dei Colli Albani, Frascati è una delle mete più amate dei Castelli Romani, una terra che incanta per i suoi panorami, le sue ville sontuose e, soprattutto, per i suoi sapori unici. Situata a soli 21 km da Roma, raggiungibile in poco tempo grazie alla via Tuscolana o con il treno, questa cittadina è la destinazione ideale per una gita in giornata lontano dal frastuono della Capitale.

Salendo fino ai 320 metri d’altitudine su cui sorge il borgo, si respira subito un’atmosfera che mescola storia e bellezza. Dall’alto si ammira l’Agro Romano fino a intravedere, nelle giornate terse, gran parte della città eterna. Ma lo spettacolo non si ferma al paesaggio: a Frascati il tempo sembra aver lasciato in dono tracce preziose, dai resti dell’antica Tusculum alle ville rinascimentali e barocche che ancora oggi ne definiscono il fascino aristocratico. E il borgo riserva sorprese davvero inaspettate, come la Pupazza Frascatana.

Le origini di Frascati: tra rovine romane e frasche

Il nome stesso della città ha un’origine curiosa e pittoresca. Quando i Romani distrussero Tusculum nel 1191, gli abitanti si rifugiarono poco più in basso, costruendo umili abitazioni con rami e frasche tra le rovine delle antiche ville romane appartenute a personaggi illustri come Lucullo. Quelle capanne improvvisate vennero chiamate frascate, ed è proprio da qui che deriva il nome “Frascati”.

Già nel IX secolo, il Liber Pontificalis citava la Basilica di San Sebastiano Martire e la Chiesa di Santa Maria in Frascata, segno che il piccolo borgo agricolo stava diventando un nucleo abitato importante. Con il tempo, da semplice rifugio si trasformò in una cittadina fiorente, amata dalla nobiltà romana e scelta come palcoscenico ideale per costruire fastose ville, veri e propri palazzi di rappresentanza circondati da giardini scenografici.

Ville nobiliari e chiese monumentali, tutta la ricchezza frascatana

Passeggiare per Frascati significa incontrare, ad ogni passo, un pezzo di storia. Tra i monumenti più imponenti c’è la Cattedrale di San Pietro, con la maestosa facciata barocca progettata da Gerolamo Fontana tra il 1698 e il 1700 e l’interno cinquecentesco opera di Ottaviano Nonni, detto “il Mascherino”. Accanto si ergono altre testimonianze artistiche: la Chiesa del Gesù, disegnata dal gesuita Giovanni De Rosis; l’antica Cattedrale di Santa Maria in Vivario; il Santuario del Capocroce; la Chiesa di San Francesco d’Assisi; fino al Palazzo Vescovile e alla Vecchia Rocca che dominano il centro storico.

Ma il vero simbolo della ricchezza frascatana sono le celebri 12 Ville Tuscolane: nate dal XVI secolo per volere delle famiglie nobiliari legate al papato, queste residenze non erano più semplici case di campagna, bensì scenografiche dimore aristocratiche dove l’arte rinascimentale e barocca trovava la sua massima espressione. Villa Aldobrandini, la più famosa, ospita oggi un museo d’arte nelle antiche scuderie.

La cucina locale stupisce cona la Pupazza Frascatana 

Frascati non è solo arte e storia: è anche un centro vivo e in continuo fermento. Qui, la tradizione vinicola è un orgoglio senza tempo. Il Frascati DOC e DOCG, bianco fresco e profumato, accompagna da secoli la celebre gita domenicale dei romani ai Castelli, fatta di osterie all’ombra delle pergole, canti popolari e piatti semplici ma autentici. I cibi sono prelibatezze, tra fettuccine al ragù, spaghetti cacio e pepe e all'amatriciana, la porchetta o il pancotto al pomodoro.

E come dessert, la Pupazza Frascatana è il dolce che racconta una leggenda. Un biscotto che non è solo un dolce, ma un racconto vivo di abbondanza, fertilità e legame con la terra. La Pupazza si trova in tutti i forni del paese, grande circa 25 centimetri, con le braccia sui fianchi e le gambe incrociate come una ballerina. Ma ciò che la rende unica, e universalmente celebre, sono quei tre seni orgogliosamente esibiti.

Perché tre? La leggenda più diffusa racconta di una mammana, la balia che si prendeva cura dei bambini durante la vendemmia. Per calmare i più capricciosi, avrebbe inventato un seno finto, imbevuto di vino frascatano, da cui i piccoli potevano succhiare. Da qui nacque l’idea della donna con tre seni: due per il latte, uno per il vino, simbolo della secolare tradizione vitivinicola del territorio.

Altri invece sostengono che la Pupazza affondi le sue radici in rituali antichissimi, legati alle feste dei Saturnalia romani. Durante la Sigillaria, ai bambini venivano donate figure di miele e marzapane raffiguranti bamboline o animaletti: ecco dunque il richiamo alla fertilità e all’abbondanza, trasmesso nei secoli fino a noi.

C’è chi dice che la sua nascita sia stata un puro errore in cucina, trasformato poi in leggenda. Ma qualunque sia la verità, la Pupazza ha conquistato un posto d’onore tra i dolci tipici italiani, tanto da essere inserita dal Ministero delle Politiche Agricole nell’elenco dei Prodotti Agroalimentari Tradizionali del Lazio (PAT).

I suoi ingredienti di base sono farina, miele – spesso millefiori o di acacia – olio extravergine di oliva e aroma d’arancio. Alcuni aggiungono cacao, cannella o noce moscata; altri disegnano i tratti del viso con chicchi di caffè, orzo o canditi, decorando la Pupazza come fosse un piccolo gioiello. Nei primi giorni, il biscotto è duro, ma col tempo si ammorbidisce, regalando un sapore inconfondibile.

Durante le feste, se ne trovano versioni giganti che dominano le vetrine delle pasticcerie, mentre artigiani locali hanno creato Pupazze in ceramica o metallo, souvenir che i visitatori portano a casa come ricordo della loro gita a Frascati.

Chi arriva a Frascati non può non lasciarsi incuriosire da questa donna sorridente e misteriosa con tre seni, che sembra quasi ammiccare dalle vetrine dei forni. Una volta assaggiata, la Pupazza Frascatana rimane impressa nella memoria tanto quanto i panorami mozzafiato e le ville nobiliari.

 
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