La Val Thuras è uno di quei posti in cui ci capiti per sbaglio e poi ci torni come se fosse normale, come torneresti a Firenze, o a Roma, o a Praga. La differenza è che lì non ci sono
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Vedi tutto monumenti creati dall'uomo, ma solo natura incontaminata e ospitale, solo alberi e rocce e cielo a fare da cappello. Come tutti i luoghi incantati non c'è una stagione migliore delle altre, in Val Thuras. Ci sono quattro stagioni piene e diverse tra loro per colori e atmosfere, sempre ugualmente magiche. Bello l'inverno, bianco e sconfinato, bella la primavera, ricca d'acqua e di colori pastello. Bella l'estate, rigogliosa di suoni e profumi, bello l'autunno coi suoi gialli, i suoi arancio e i marroni intensi e caldissimi. Di quello che ha fatto l'uomo negli ultimi secoli non resta molto. Le borgate della Val Thuras sono tutte dirute, ma conservano il fascino autentico di uno stile di vita che non esiste più. Sanno di occitano, parlano di vita rurale e di fatica, di freddo, di lunghi inverni da far paura. Sono belle, quelle piccole frazioni. Rhuilles, Thures Gorlier, la Losa, Champ Quartier, Thuras... ognuna di loro ha una piccola chiesa, quasi tutte ancora in piedi, e il forno per il pane e i ricoveri per le bestie. Ognuna di loro ha una storia da raccontare, ma nessuno che se la ricordi. La storia incredibile di quella gente del 1700 che sfidava il freddo col sudore dell'estate, col poco raccolto strappato alle pietre e alla montagna. Tutto diverso, ora, ma sempre pieno di fascino. Il canto del torrente Thuras si fonde col respiro del vento e il sorriso del sole che cala dietro le cime. Tempo di tornare, mentre spunta la luna... ma non ritornare davvero non si può!
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