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leonforte a Leonforte  

Informazioni su leonforte a Leonforte: indirizzo, orari di apertura, numeri di telefono e altro

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La cittadina di Leonforte fu riorganizzata su un vecchio agglomerato di case rurali costruite dentro grotte che si trovano ancora nella zona storica del paese, al di sotto del palazzo branciforti e finiscono dove si trova il Granfonte chiamato dai ... Vedi tutto leonfortesi "i vintiquattru cannola" dal principe Nicola Placido Branciforti viceré di Sicilia intorno all'anno 1600. Tale agglomerato di case rurali aveva il nome di "Tabas" venne cambiato in "Leonforte" a causa dello stemma della famiglia Branciforti la cui storia o leggenda che si voglia dire dice che il primo capostipite della famiglia nella battaglia che vi fu contro i Mori teneva lo stendardo con le mani ed essi volendoglielo togliere gli mozzarono le mani. Lui, essendo fedele al compito affidatogli, prese lo stendardo e lo tenne con le branchie delle braccia che gli erano rimaste e lo tenne cosi forte che i Mori non riuscirono a toglierlo neanche dopo la sua morte: da qui il nome branci forti. Dato che lo stemma della famiglia Branciforti era un leone con le mani tagliate a terra che tiene lo stendardo con le braccia, il nome del paese che come dicono fu edificato ma in realtà fu riorganizzato venne detto Leonforte. Il principe Nicola Placido Branciforti oltre che riorganizzare il paese fece si che tale luogo diventasse un vero paradiso sulla terra. Infatti riorganizzò la coltivazione terriera della zona da cui sono molto famose le pesche di Leonforte per la loro genuinità e per la coltivazione altamente biologiche: i contadini del luogo non usano nessun tipo di insetticida vario per i parassiti ma usano un sacchetto di carta oleata dove fanno crescere all'interno le pesche sin da quando nascono dal fiore e le fave di Leonforte che sono fave a pianta larga molto usate per il macco di fave, ricetta tipica del paese di Leonforte per il giorno di san Giuseppe ma adesso utilizzato in tutta la Sicilia. I contadini coltivano pure un tipo di mela denominata "puma di sant'Antonio" per il fatto che maturano solamente per il giorno della festa di sant'Antonio e sono di dimensione piccolissima molto dolci di tale mele non si trovano in altre località di tutta l'Italia alberi di questa qualità di mele anche se in passato qualche leonfortese emigrato in altre città ha provato a trapiantarne qualche pianta con scarso successo. Di interesse pubblico oltre il Granfonte vi sono le svariate chiese di cui fra le più famose vi è la chiesa di Santa Croce sita sul monte santa croce in leonfortese "munti santa cru" e si trova sul punto più alto del paese. Questa chiesa è raggiungibile dai fedeli solamente a piedi data la ripidità della strada e la strettezza della carreggiata. Anticamente chi aveva un carretto doveva necessariamente lasciare il carro a valle e recarvisi o a piedi o a dorso di mulo e il palazzo Branciforti, la villa Bonsignore, la stalla del palazzo Branciforti denominata anche "a caddavirizza ( tradotto in italiano "la cavallereccia")" e vi era anche anticamente la Villa Pontorno, ormai non più esistente perchè demolita negli anni settanta e che si trovava in via Capra. Dopo la chiesa, non di interesse storico perchè moderna infatti fu costruita poco prima del 1960 di san Salvatore, ed esattamente di fronte al numero 200 di via Capra ancora si nota un pezzettino del bel giardino di agrumi che conteneva questa villa. Inoltre di interesse storico sono pure la Fontana delle Ninfe che si trova alle spalle del Granfonte e le innumerevoli di acqua sorgiva di cui una si trova nel cosiddetto giardino della morte la cui denominazione non si è mai capito a cosa fosse dovuto e si trova anche esso alle spalle del Granfonte sulla strada che porta al Granfonte.
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