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Popoli a Popoli  

Informazioni su Popoli a Popoli: indirizzo, orari di apertura, numeri di telefono e altro

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Recensioni Popoli

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Nulla sappiamo con certezza sui primi insediamenti umani avutisi all'imbocco della Conca Peligna, anche se varie: e più o meno qualificate, ipotesi sono state sostenute al riguardo da diversi Autori di Storia Patria. Certamente il "passo di Tremonti" è stato ... Vedi tutto presidiato fin dall'antichità repubblicana romana e ci piace accettare questa ipotesi come quella, forse, più attendibile riguardo ai primi insediamenti umani sul nostro territorio. Col passare dei secoli la nostra zona acquistò sempre più una grossa valenza strategica, tanto per portare alla definizione, quasi per antonomasia, di Popoli come la "Chiave dei Tre abruzzi", ( posta in posizione centrale rispetto alle valli della Pescara, dell'Aterno e del Sagittario e alle gole del Gizio) perchè il possessore delle "Gole di Tremonti" poteva, a suo piacimento o secondo la sua forza, bloccare o sbloccare le uniche due arterie viarie (che oggi chiamiamo SS 5 e SS 17) che mettevano in comunicazione l'Adriatico col Tirreno attraverso le tre provincie abruzzesi. La più antica testimonianza "visiva" del passato che abbiamo è, senz'altro, la grossa Torre sita sul lato nord del Castello: non doveva avere un rilevante interesse militare (come l'avevano quasi tutti i castelli), ma di lassù era la sentinella di tutta la Conca Peligna e, verso il mille, ai suoi piedi, cominciarono a sorgere i primi agglomerati urbani di quello che diventerà l'odierno centro storico, sulle sponde dei copiosissimi corsi fluviali. La presenza dei corsi d'acqua, navigabili fino all'Adriatico, e la felice posizione strategica ne fecero un centro di passaggio obbligato per tutti i generi di cose costrette a muoversi e ne fecero il punto di riferimento soprattutto per il commercio tanto che, fin dal medioevo, in Popoli si celebravano due mercati settimanali e quattro fiere annuali, che rappresentavano la più importante voce di entrata nei bilanci comunali. Nel 1016 aveva già il suo primo padrone, il franco Gerardo di Roccone, a lui si sostituì il Malmozzetto, tipo poco raccomandabile e successivamente nel 1102 divenne signore di Popoli il normanno Guglielmo Tassone. Nel frattempo il paese vede crescere la propria importanza strategica e raggiungendo il suo massimo splendore nel 1269 quando Carlo D'Angiò la infeudò, assegnando il suo dominio alla famiglia Cantelmo. Questa scese in Italia nel 1265 al seguito di Carlo D'Angiò, figlio di Luigi VIII re di Francia, chiamato dal Papa Clemente IV (Lotte tra Papato e Impero; Guelfi e Ghibellini). Con la sconfitta di Manfredi ( figlio di Federico II, Re di Sicilia ) a Benevento nel 1266 e successivamente di Corradino di Svevia ( nipote di Federico II ) il 23 agosto 1268 a Tagliacozzo all'Angiò fu consegnata la corona del Regno di Sicilia e a Giacomo Cantelmo, come primo signore, egli assegnò la terra di Popoli. Signori dal 1269 al 1750, governarono per ben 481 anni; alle alterne vicende della famiglia feudataria si legò la storia dell'odierna città tra grandezze, rovine, fortune, ricchezze e crudeltà. Si avvicendarono al governo del feudo ben 23 componenti della medesima casata. Fatta qualche eccezione lodevole, i più furono esosi e prepotenti. Si riportano alcuni riferimenti storici che hanno interessato l'odierna città di Popoli che è stata da sempre parte integrante del Regno dell'Italia Meridionale. Trovavasi entro i confini di quello che continuò a chiamarsi Regno delle due Sicilie nonostante l'assegnazione dell'isola siciliana, come Regno di Trinacria, allo spagnolo Federico D'Aragona dopo la pace di Caltabellotta (1312), e fu sotto il dominio degli Angioini sino al 1442.A quella data ci fu l'avvicendamento con Alfonso V D'Aragona che dette inizio al governo spagnolo o borbonico di quello che alternativamente fu chiamato Regno di Napoli o Regno delle due Sicilie, da cui la Sicilia e la Sardegna erano ora esluse, ora reintrodotte. Il feudo di Popoli seguì le alterne vicende politiche della Casa Spagnola subendone i vari eventi storici. Il sacco francese del 1798, quando entrambe le Taverne furono saccheggiate, incendiate e infine abbandonate come l'intero paese e la sua popolazione che subì dalla Vigilia di Natale 24 dicembre 1798 per 5 giorni e 5 notti, l'oltraggio infamante delle truppe rivoluzionarie, come ricordano le testimonianze di alcuni cittadini (1801 febbraio 1, Popoli) e di un “pubblico Tavernaro”di Popoli che elenca i danni subiti dalla sua osteria “situata al centro delle tre province” (1799 gennaio 16, Popoli) ricevute dal notaio Michelantonio Carosi. Altri episodi spiacevoli l'attraverseranno legati al “brigantaggio” nato inizialmente come raggruppamento di persone per difendere il proprio territorio dall'invasore francese, (il Capo Massa Giuseppe Pronio che con circa 700 uomini in nome del Re di Napoli offrì il comando della sua banda posta a difesa della Gola d'Intramonti, ultima esistenza per l'avanzata verso sud, al Barone Giuseppe Maria, 14 gennaio 1799) ma che nel tempo divennero delle vere e proprie bande organizzate per compiere rapine ed estorsioni che con l'Unità d'Italia furono messe al bando (Legge Pica). Il 19 ottobre del 1860 dopo l'incontro di Teano, fece l'ingresso trionfale a Popoli, Vittorio Emanuele II che qui soggiornò due giorni e una notte ospite nel palazzo di proprietà della Famiglia Zugaro. Infine l'oltraggio tedesco del 1943-44; le tante distruzioni perpetrate agli edifici pubblici, privati e religiosi, i tanti morti, le recrudescenze sulla popolazione, e non ultima la testimonianza di un cittadino popolese, residente all'estero, che all'interno della Taverna Vecchia, edificio in completo abbandono e per questo non controllato, trovò salva la vita dal reclutamento delle forze occupanti. Il dopoguerra, la ricostruzione, il boom degli anni '60, il distacco del Molise dagli Abruzzi (dicembre 1963 – Regione Abruzzo), il ripristino della vecchia vena termale con la costruzione delle Nuove Terme, lo Stabilimento della Gran Guizza, L'Oasi Capo Pescara e non ultima la costruzione dell'Autostrada, (Pescara – Popoli- Avezzano – Roma) hanno modificato il modo di vivere e di vedere le varie testimonianze di un tempo passato, che oggi si vogliono recuperare e forse mai perdute, come quella dell'incontro serale degli autotrasportatori a Popoli, ancora considerato come un tempo, punto nevralgico (testimonianza) della “Via degli Abruzzi”.Palazzo Cantelmo, costruito nel XV secolo, si trova la centro dell'abitato ed è riconoscibile da un portale a bugne rinascimentali. Presenta all'interno un cortile a forma di trapezio a scala scoperta. Torre Civica costruita nel XVIII secolo con l'orologio di carattere settecentesco. Ha una balconata ed un terminale a forma di cuspite ed è sormontata da un campanile.Castello Cantelmo, fu costruito nel 1015 dal vescovo Tidolfo. Nel 1269 passò ai Duchi Cantelmo che ebbero il feudo di Popoli fino al XVIII secolo. La struttura, o quello che oggi ne rimane, è posta su un'altura in mezzo ad una pineta ed è raggiungibile tramite una strada a scalinata che parte dalla piazza principale del paese. La pianta è all'incirca triangolare, con la muratura di recinzione, la torre quadrata e il torrione rotondo. Malgrado lo stato in cui oggi si trova, l'intera struttura è interessante perché documenta l'utilizzo in epoca rinascimentale di una fortificazione medioevale.Taverna Ducale (o Vecchia) Edificata fra il 1333 ed il 1377, sotto il dominio di Giovanni Cantelmo, IV signore di Popoli, questo gioiello dell'architettura medievale abruzzese conserva lo schema tipico della casa-bottega tardo medievale, e fu quindi osteria, locanda, stazione di posta e cambio dei cavalli. Due i portali che si aprono sulla strada. Di derivazione napoletana (anche se l'origine architettonica è senese) il primo portale è ad arco acuto e dà accesso al salone centrale, in parte coperto da solaio ligneo ed in parte a volte in pietra, mentre il secondo, laterale, consentiva originariamente l'accesso al piano superiore. La facciata è ornata da 8 scudi sanniti, rappresentanti simboli angioini, dei Cantelmo (signori di Popoli) o di famiglie con questa imparentate.Gli scudi sono inframezzati da 7 bassorilievi con figure allegoriche; appena sopra gli scudi ritroviamo 2 bifore divise centralmente da piastrini decorati a traforo e bassorilievo, chiuse da due piccole sculture rappresentanti dei leoni. Sulla facciata è inoltre possibile osservare la tavola del pedaggio, voluta dal duca Fabrizio Cantelmo a fine '500, contenente l'elenco delle tasse di passo dovute ai signori del feudo di Popoli. Al suo fianco è possibile ammirare la Taverna dell'Università (1574) fatta costruire dall'Università. Questa presenta un portale in bugnato ed una finestra con cornici scolpite.Chiesa di San Francesco è di stile romanico, realizzata in due tempi: la parte inferiore è del 1480, mentre quella superiore fu aggiunta nel 1689. Notevole il portale, formato da 6 colonne con capitelli a crochets e abbelliti con motivi floreali. Il rosone centrale presenta centralmente lo stemma dei Cantelmo e dei Carafa, lavorazione a traforo, e 4 piccoli medaglioni ai lati con i simboli degli evangelisti. Ai lati del rosone spiccano 2 statue, San Francesco e San Antonio da Padova. La parte superiore è invece in stile barocco, impreziosita da statue (San Giovanni Battista, San Bonaventura San Marco, San Cristoforo, San Michele Arcangelo e San Giuseppe) e sormontata al centro da San Giorgio a cavallo che trafigge il drago. L'interno, ad una sola navata con transetto, conserva il bellissimo paliotto della cappella di San Francesco (prima metà del '700), composta da 67 mattonelle lavorate rappresentanti una deposizione attribuibile a Raimondo Pompei, oltre che una crocefissione lignea ( XV secolo), un trittico ligneo ed un affresco rappresentanti entrambi una deposizione, la tela seicentesca dell'Incoronata.Chiesa della Trinità è posta al culmine di una bella scalinata omonima (1766), risale al 1500, anno di costituzione dell'omonima confraternita, venne ricostruita fra il 1716 ed il 1734. L'edificio è in stile barocco, a pianta centrale, mentre il corpo ottogonale è sormontato da lanterna cupolata. La facciata è divisa in tre parti da 4 paraste verticali, con due accessi ai lati sormontati da finestre decorate e nicchie a forma di conchiglia, con portale centrale sormontato da apertura lunettata con cornici lavorate. Il tema architettonico ricorrente è il triangolo, che richiama il simbolo della Trinità, mentre le 4 anfore di pietra poste alla sommità della costruzione richiamano motivi tipicamente barocchi. A lato della stessa si erge un campanile del '500, rimaneggiato e ristrutturato nel secolo successivo. All'interno è possibile ammirare l'altare maggiore di Nicodemo Mancini (1750), le tele del Trionfo della Trinità (1748), la Madonna con Bambino tra i Santi Pietro e Filippo Neri, il matrimonio della Vergine, le statue della Trinità e del Cristo risorto (1764) e le pitture del Gamba del 1732. Notevoli anche l'oratorio (ove sono stati ritrovati affreschi raffiguranti Santa Lucia e Sant'Antonio datati 1555), con altare di legno del '600, la tavola della deposizione datata 1557 (scuola di Daniele da Volterra), le tele della natività, la croce professionale del '700; infine nella sacrestia gli affreschi datati 1766, dove è presente anche un locale sotterraneo ove si inumavano i morti oggi in stato simile alla mummificazione.Chiesa di San Lorenzo, è una delle chiese più antiche di Popoli, con l'impianto attuale databile 1562 (anche se se ne trova menzione sin dal 1110 ca.). Contine un'acquasantiera del 1554 e una fonte battesimale del 1612, l'altare maggiore del Mancini del 1745, il coro ligneo del '700 dei fratelli Bencivenga, la tela della Madonna con Bambino, la tela della Madonna di Costantinopoli (1623).Chiesa della Madonna delle Grazie, fu costruita nel 1576 grazie alle offerte dei fedeli. Presenta una facciata in pietra di stile romanico e contiene il bellissimo altare maggiore in legno di noce nero, formato da due coppie di colonne, la prima tortile e l'altra scanalata, motivi corinzi, contenente nella cimasa la tela dell'Eterno Padre (XVIII secolo) e nel tondo centrale una statua di Madonna con Bambino. Le pareti sono decorate con tele del XVII secolo (il martirio di San Bartolomeo, San Emidio, San Bonifacio, San Francesco di Paola, Sant'Anna, San Raffaele.Chiesa di San Domenico o San Pio V, ha invece un impianto settecentesco e contiene le tele della Beata Vergine del Rosario (1724) e la Gloria del Beato Susone, del Cenatempo. Bella la scalinata che immette nella chiesa e l'altare maggiore. Chiesa di San Rocco, risale come impianto originario al 1656 e fu ricostruita nel 1774. Nasce in origine come semplice cappella votiva per poi trasformarsi ed ampliarsi. Si accede con una ripida scala e all'interno si ritrovano 3 altari, uno centrale e due laterali, contenenti statue di San Rocco ed una tela di Madonna con Bambino.
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