Per dimensioni e perfezione, sembra uno di quei modellini da ricostruire pezzo dopo pezzo con tanto di colla e pazienza certosina.
Santo Stefano di Sessanio è un presepe medievale incastonato a 1250 metri di altezza tra le vette aquilane, compreso
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Vedi tutto nel Parco Nazionale del Gran Sasso e dei Monti della Laga.
Edificato in petra calcarea, imbrunita dal tempo, è un dedalo di architetture tardo medievali e proto rinascimentali: stradine, corti, patii, vicoli e passaggi coperti lambiscono, in un continuo saliscendi, edifici che in passato avevano la funzione di case-mura. Tutt’intorno al suo profilo turrito, simile a un grande castello di sabbia, ci sono campi aperti, stazzi, terrazzamenti a secco.
Una natura che duetta con il patrimonio storico-artistico circostante.
Dalla grande ondata migratoria del 1921 il borgo è andato via via spopolandosi fino a contare 70 abitanti. L’intuizione di un filosofo e profondo conoscitore delle terre d’Abruzzo, Daniele Kihlgren, lo ha però salvato dal degrado, trasformando quello che rischiava di diventare un paese fantasma in un piacevolissimo luogo di soggiorno per chi ama il profumo d’antico.
Questo borgo semiabbandonato ospita attualmente un albergo diffuso: circa quattromila metri quadrati del patrimonio immobiliare concentrati nel centro storico sono stati recuperati e ricostruiti con un’attenzione all’identità e agli usi originali degli ambienti. A partire dal Palazzo delle Logge, gli antichi edifici hanno ripreso a poco a poco fulgore e ora sono sede di due sale conviviali, un ristorante (l’Osteria degli archi, che propone piatti tipici) e 30 accoglienti camere, un tempo cantine, stalle, cucine, oggi confortevoli dimore dal fascino inedito.
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