Nella Calabria altomedievale, devastata dalla trentennale guerra greco - gotica, segnata dalla decadenza delle istituzioni politiche, dal disordine civile e sociale, dal regresso economico e culturalmente depressa, emerse, primo di una lunga schiera di intellettuali calabresi, la figura di Flavio
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Vedi tutto Magno Aurelio Cassiodoro Senatore, (Squillace 490 –575 circa) uomo politico e altissimo funzionario a Ravenna presso la corte del barbaro Teodorico, durante il cui governo ricoprì le più alte cariche pubbliche, quaestor, consul ordinarius, magister officiorum, adoperandosi per una pacificazione tra Goti e Romani.
Il fallimento di questo progetto di “ integrazione etnica “, unito ai mutati rapporti con i sovrani Goti, fu causa che spinse Cassiodoro a ritirarsi, intorno al 545 d.C., nelle sue proprietà di Squillace.
Qui, lontano dalle preoccupazioni politiche e dagli intrighi che oscurarono gli ultimi anni del regno gotico, convertito alla vita religiosa, fondò i monasteri di Vivarium e di Montecastello (550 circa) dove si praticarono cultura, preghiera e lavoro, anticipando, così, non solo il monachesimo sociale benedettino, ma proponendo un modello di cenobitismo integrato con i valori dell’eredità pagana e lontano dall’eremitismo e dal misticismo orientali.
Spianò, in tal modo, la strada ai molti monasteri dell’Italia medievale: Bobbio, Novalesa, Soratte, Farfa, Casauria ecc.. dove le attività esegetiche, teologiche e filologiche costituirono il terreno comune segnato dal risveglio della cultura clericale mediata con quella profana.
Nelle sue terre raccolse altri seguaci e, dopo aver dato la Regula, istituì i primi scriptoria dell’Europa occidentale; in questo modo egli riuscì a salvare dalla distruzione le opere degli auctores latini e greci.
La sua instancabile opera di recupero e di trascrizione dei codici lo pose come primo vero moderno intellettuale europeo, mediatore tra classicità e cristianesimo, sostenitore di un progetto culturale di dimensione universale, proprio nei tempi in cui l’eredità romana e la stessa Weltanschauung classica erano ormai irrimediabilmente in contrasto con la nuova civilisation chrétienne.
A differenza di altri intransigenti intellettuali cristiani tardo antichi, come Agostino e Tertulliano e lo stesso Gregorio Magno, infatti Cassiodoro ebbe nei riguardi della civiltà pagana un atteggiamento equilibrato e di conciliazione: mostrò grande tolleranza e apertura verso quella cultura alla quale pure si era alimentato e quando svolse incarichi istituzionali con i Goti indirizzò i suoi sforzi nel tentativo di armonizzare due popoli e due civiltà: i Latini con i barbari e la civiltà classico- pagana con quella cristiana.
Ciò lo spinse a salvare nei monasteri di Squillace, quanto di quella civiltà costituiva la memoria: i libri.
Pertanto ai suoi monaci insegnò la filologia scrivendo per loro il De orthographia e le Institutiones divinarum et humanarum, laddove smantellò l’antinomia tra divinae litterae et artes saeculares. A lui si deve, tra l’altro, la codificazione degli stili poetici (proemio alle Variae), sulla scia della Rhetorica ad Herennium di Cicerone, che tanta fortuna avranno nelle varie Poetrie del Medioevo, fino a Dante.
Cassiodoro fu storico, esegeta, filologo, linguista, pedagogo, retore, intellettuale cosmopolita, il primo umanista dell’Europa occidentale, organizzatore culturale, uomo di chiesa, contemplativo e concreto, precursore del clericus integrale.
Archetipo di quell’intellettuale calabrese nostalgico, che crea miti in tempi di decadenza, e che si lascia travolgere dal legame sanguigno con la propria terra, come più tardi farà Alvaro, Cassiodoro volle difendere la civiltà romana ormai al crepuscolo e s’inventò gli scriptoria e la filologia e volle che la cultura classica fosse eredità pura, lontana dalle contaminazioni e dalle interpolazioni che pure si praticavano senza scrupoli nei monasteri di mezza Europa. Realizzò a Vivarium una ricchissima biblioteca che però non sopravvisse alla sua morte.
E’ l’uomo con cui, assieme a Boezio, nell’Italia ostrogota, il mondo antico si congeda dalla classicità;l’intellettuale che apre la strada alla nuova civiltà medievale e all’umanesimo cristiano.
Il suo magistero segnò una traccia su cui si muoveranno altri grandi intellettuali calabresi come Barlaam da Seminara, maestro di Petrarca e Leonzio Pilato amico e maestro di Boccaccio.
Voto complessivo