Caltabellotta, nell’entroterra siculo c’è uno dei borghi più antichi d’Italia
Un borgo magico, che sembra scolpito nella roccia e che nasconde bellezze segrete tutte da scoprire
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Ex capitale del Regno, centro nevralgico in cui passarono i popoli più svariati – dai Romani agli Arabi e anche i Normanni – e scrigno di antichità e storia della Sicilia ma non solo. Eccoci a Caltabellotta, piccolo e antichissimo paesino in provincia di Agrigento sulle cime dei Monti Sicani, nella rete dei borghi d’Italia con i suoi quasi quattromila abitanti tutti abbarbicati sulla montagna che segue il pendio irregolare del territorio.
Ma non è soltanto la sua posizione spettacolare a fare di Caltabellotta un borgo tutto da scoprire, c’è anche il suo passato di prestigio che rischia di non essere riscoperto a causa dell’emigrazione degli ultimi anni che ha svuotato il paesino.
La storia del borgo di Caltabellotta nel Regno di Trinacria
La posizione è quella dell’antica Triocala, la potente e inespugnabile città greca sulla rocca caratterizzata da acque abbondanti e campagne fruttuose che rivela ancora oggi la sua funzione militare pronta a sovrastare la costa meridionale dell’isola.
La cittadina fu conquistata dagli Arabi che vi costruirono il ‘castello delle querce’ dal nome originale ‘Qual-At-Ballut’ dall’assonanza con l’attuale Caltabellotta dove fu concluso il 31 agosto 1302 il trattato di pace tra Carlo di Valois e Federico II d’Aragona mettendo fine alla guerra dei Vespri siciliani e riconoscendo il Regno di Trinacria.

Un giro nell’antico borgo di Caltabellotta, cosa non perdere
Il suo passato storico è testimoniato da molti resti archeologici greci e romani con monumenti di epoche diverse e il suo assetto urbano medievale, le radici cristiane sono invece evidenti nelle molte chiese sparse sul territorio.
Da non perdere il Castello Vecchio e la Torre Normanna, simbolo indiscusso del borgo che da oltre mille metri di altezza offre una vista mozzafiato. E poi l’itinerario ‘spirituale’ con la Chiesa Madre, fondata dai normanni e modificata nel Duecento con statue dei Gagini, l’antico monastero di Santa Maria di Valverde e l’Eremo di San Pellegrino che domina il paesaggio dal versante occidentale della rocca: la struttura sorge vicino a due grotte dove, secondo la leggenda, viveva un drago pronto a cibarsi dei bambini che venne ucciso dal santo.
Caltabellotta ha visto l’evolversi di tutte le civilizzazioni proliferate in Sicilia e conserva per questo un patrimonio inestimabile in quanto a storia: dalle quattro necropoli sul monte San Pellegrino alla Torre Spagnola del XII secolo fino alle Case Aquilina e del Chimino targate ‘700 e ‘800.
Due i protagonisti della tavola locale, l’Arancia di Ribera Dop e l’olio extravergine di oliva spremuto da una particolare varietà autoctona detta ‘Biancolilla di Caltabellotta’.
La zona di Agrigento non gode purtroppo di una gestione dei trasporti efficiente, l’unico modo per raggiungere Caltabellotta è in auto: si trova nelle vicinanze della strada statale 386 che collega Chiusa Sclafani con Montallegro, della statale 115 che unisce Trapani con Siracusa e della statale 188 che congiunge Marsala a Lercara Friddi (Pa).

