Il Cretto di Burri, l’opera monumentale che racconta una città scomparsa
Sorge sui resti dell’antica città di Gibellina ed è una delle opere di land art più belle mai viste al mondo
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In provincia di Trapani esiste un’installazione di cemento bianco e detriti che, con una superficie di 80 mila metri quadrati, occupa il territorio di quella che un tempo era conosciuta come la città di Gibellina, distrutta da un violento terremoto nel 1968. Il Cretto di Burri ha lo scopo di riqualificare un posto rimasto inabitato dopo tale tragico evento ed è stata un’occasione di rilancio sociale della città e del territorio: è una delle più grandi opere site -specific, cioè creata appositamente per amalgamarsi con il luogo in cui è creata, ed è un monumento fortemente emozionante ed evocativo ad alto tasso di memorabilità.
Una grandiosa opera all’aperto
Il Cretto di Burri, che prende il nome dall’artista omonimo Alberto Burri, è una colossale e suggestiva opera d’arte, costruita parzialmente tra il 1985 ed il 1989 e terminata definitivamente nel 2015, nata con lo scopo di celebrare e riqualificare il territorio distrutto dal terremoto del Belice del 1968.
Chiamato a mettere in pratica un progetto artistico per il rilancio sociale della città, Alberto Burri ha ideato e messo in pratica una mastodontica opera che si estende per 80 mila metri quadri e che riproduce le vie e le strade della città vecchia.
Dall’alto il colpo d’occhio è spettacolare: il terreno appare come suddiviso in spaccature create da blocchi di cemento, che ricoprono le rovine della città, congelando per sempre la memoria storica di un posto distrutto dalla calamità naturale. La struttura ricorda un labirinto, le fenditure create dagli alti blocchi di cemento ricordano invece le vecchie vie del paese: l’opera è stata creata compattando le macerie e cristallizzandole col cemento, rendendo così immortale il ricordo di quella che fu la città vecchia di Gibellina.
È difficile restare indifferenti di fronte al fascino di questa grandiosa opera d’arte all’aperto tanto è forte l’emozione che si prova a passeggiare in mezzo al cemento. Una volta raggiunta la parte più alta del monumento avrai di fronte a te lo spettacolare panorama dell’ incontaminata natura siciliana, impossibile da non ammirare (e fotografare).

L’importanza del ricordo
Con lo stesso scopo è nato il Museo del Grande Cretto di Gibellina, situato a 300 metri dall’opera, all’interno dell’antica chiesa di Santa Caterina, l’unico edificio sopravvissuto alle scosse del terremoto.
Il museo custodisce al suo interno le testimonianze che raccontano la storia e l’origine del Grande Cretto con fotografie, plastici e progetti che raccontano come è nato e come si è sviluppata l’idea per l’opera di Burri. La nascita di un posto del genere serve a rendere giustizia ad un monumento che possiede un alto impatto emotivo, ma che ha bisogno di essere spiegato, studiato e capito per apprezzare fino in fondo gli intenti e gli scopi per il quale è stato creato. Anche il museo è quindi nato per preservare e conservare la memoria ed il ricordo, in un percorso tematico che percorre diversi momenti storici, dalla storia della città ancora viva, la tragedia ed infine la rinascita con la costruzione di un nuovo centro abitato e la creazione dell’opera di Burri.
In questo luogo in Sicilia si riscopre il grande valore della memoria e del ricordo, passeggiando tra quelle che un tempo erano le strade di una città ormai scomparsa e che, grazie all’arte, vivrà in eterno.

Come arrivare al Cretto di Burri
Prendi l’autostrada Palermo-Mazara del Vallo e svolta all’uscita per Gibellina. Una volta superato il paese nuovo, prosegui in direzione Santa Ninfa fino ad Alcamo e segui le indicazioni per Gibellina vecchia e Cretto di Burri.

