Borgo di Oratino, arte, transumanza e legumi
Vegliato dalle alture del Matese, spunta nell’Appennino molisano ad orientare le rotte della transumanza
Il borgo di Oratino stock.adobe.com
Di umili origini e di illustre passato, oggi Oratino si rivela come uno dei borghi più Belli d’Italia. Una manciata di casette di pietra bianca illuminano la valle del Biferno, una realtà dolce ed aspra che svela l’identità del Molise più autentico. Un tempo i suoi abitanti erano dediti alla transumanza ma anche all’arte, un ossimoro che si svela come un incantesimo in questo paesino arroccato. Oratino è da sempre crocevia delle migrazioni stagionali del bestiame, ma a partire dal ‘600 qui si svilupparono diverse botteghe artigiane di fabbri, scalpellini, decoratori, doratori, vetrai e pittori, un impulso artistico più unico che raro per un piccolo borgo nel cuore dell’Appennino molisano, una realtà resa possibile dal mecenatismo dei duchi Giordano.
Da vedere: i luoghi simbolo di Oratino
Il borgo di Oratino svela dei tesori unici, a cominciare dal Palazzo Giordano, noto come Palazzo Ducale. Nato come castello fortificato nel XIV secolo, venne trasformato in residenza gentilizia nel XVIII. Oggi è di proprietà privata ma è possibile ammirare i suoi magnifici portali in pietra, testimonianza degli abili artigiani oratinesi che trasformarono l’utile in opere d’arte. Alcuni artisti passarono alla storia per la loro abilità, espressione della cultura tardo manierista: lo scalpellino Domenico Grandillo, lo scultore Silverio Giovannitti, gli indoratori Giuseppe Petti, Agostino Brunetti, Modesto Pallante, i pittori Benedetto Brunetti e Nicolò Falocco. Da non perdere anche Casa Giuliani, dove ammirare la loro arte.
Luogo simbolo nel cuore del borgo è la chiesa di Santa Maria Assunta, del 1251. Superstite dei secoli e del terremoto che la sconquassò nel 1456. Oggi si può ammirarla splendidamente rimaneggiata e al suo interno si trova la meravigliosa volta della navata centrale, con l’Assunzione della Vergine, un affresco di Ciriaco Brunetti terminato nel 1791. Soffermatevi anche ad osservare i dettagli dell’ostensorio d’argento che custodisce, realizzato nel 1838 nella bottega orafa di Isaia Salati, nipote di Ciriaco Brunetti.
Un altro luogo del credo e dell’arte è la chiesa di Santa Maria di Loreto. Dall’aspetto esterno molto semplice, racchiude due preziose opere dell’intaglio ligneo: la statua della Madonna del Rosario dello scultore seicentesco Carmine Latessa, e quella di Sant’Antonio Abate di Nicola Giovannitti, del 1727.
La torre di Oratino e le antiche tradizioni
Uno dei piaceri di vivere questi borghi è quello di passeggiare per le viette, perdersi per poi ritrovarsi lungo la via maestra o nella piazza principale dove si racchiude la vita e la “rassegna stampa locale”, una chiacchiera no stop dei fatti del giorno. Addentratevi per via Piedicastello, e fermatevi in piazza Giordano, il cuore di Oratino. Se perdete la bussola, cosa molto rara nel piccolo centro, è facile ritrovare l’orientamento: basta cercare la Torre di Oratino, quel che rimane dell’antico castello e di un vecchio borgo medievale annesso, crollati per il terremoto del 1456. In parte danneggiata, continua ad essere un simbolo identitario del borgo, orienta le suggestioni dei turisti che l’ammirano e le sporadiche greggi che tutt’oggi percorrono i tratturi e quel che resta delle mura di epoca sannita, memori di una civiltà contadina che resiste allo scorrere del tempo.
Oratino è un borgo che vive ancora di tradizioni, tra le più evocative quella della Vigilia di Natale, La Faglia, una delle più antiche del Molise. Gli abitanti portano in spalla un fascio di canne lungo una quindicina di metri partendo dall’ingresso del borgo fino al sagrato di Santa Maria Assunta dove verrà benedetto e poi incendiato dal parroco. Un falò che descrive la bellezza delle antiche usanze nella suggestione della notte di Natale.
Tra le tradizioni immancabili del borgo non mancano quelle gastronomiche legate soprattutto ai legumi. Grano, ceci e cicerchie sono gli ingredienti, delle lessate, il piatto che viene cucinato sul sagrato della chiesa il 17 gennaio, in occasione della festa di Sant’Antonio Abate, un appuntamento da non perdere.
Come arrivare
Oratino dista poco più di un’ora da Pescara, dove si trova l’aeroporto più vicino. Dal capoluogo abruzzese, si percorre l’A14 Adriatica, in direzione Campobasso e infine si imbocca la provinciale in direzione di Oratino (SP 41).
Per chi arriva in treno, la stazione ferroviaria più importante si trova a Campobasso che dista 8,5 km dal borgo.
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