Un’acropoli nel cuore della Ciociaria, salto indietro nel tempo a Civitavecchia di Arpino
Un unicum in Italia nel suo genere, il borgo di Civitavecchia testimonia ancora oggi secoli di storia di un’acropoli strategica per tutta l’area della Ciociaria che ne conserva ancora i tesori
Acropoli di Civitavecchia horseman82 / Shutterstock.com
“O viandante, stai entrando in Arpino, fondata da Saturno, città dei volsci, municipio dei romani; patria di Marco Tullio Cicerone principe dell’eloquenza e di Caio Mario sette volte console. L’aquila trionfante, preso il volo da qui all’impero, sottomise a Roma tutto il mondo. Riconosci il suo prestigio e vivi in salute”. Questa è l’iscrizione in latino che dà il benvenuto all’ingresso della città, giusto per rendere l’idea su quello che Civitavecchia di Arpino – o meglio Arpinum - ha rappresentato nella sua storia millenaria.
I volsci e la fondazione di Civita-Vecchia
Da non confondere con l’omonima località portuale del Lazio, Civita Vecchia (o Civitavecchia), un tempo chiamata Civita Ciceroniana, si trova ad Arpino (nome dovuto alla forma ad ‘arpa’ della città) dove su un colle a 627 metri di altezza sorgono le rovine della Civitas Vetus.
Dopo un intenso dibattito storico si fa risalire la nascita del borgo alla dominazione volsca, cioè intorno al VII-VI secolo a.c., anche se non si escludono influenze greche (basta guardare l’arco a sesto acuto molto simile a quello di Micene). I volsci decisero di insediarsi qui vista l’altitudine che gli consentiva di difendersi dai pericolosi Marsi e Sanniti, per questo vennero realizzate le enormi mura ciclopiche ancora oggi visibili (ne rimane la metà rispetto ai tre chilometri di lunghezza), formate da grandi massi irregolari incastrati tra di loro ma prive di fondamenta.

Una visita al borgo di Civitavecchia di Arpino, cosa non perdere
Il tour dell’acropoli ciociara non può che partire dal Castello Orsini, tipico esempio di fortificazione volsca realizzato sovrapponendo enormi blocchi di pietra senza l’uso della malta. In epoca medioevale, all’interno delle mura sorgevano, oltre al castello, anche tre chiese, varie abitazioni, cisterne per l’acqua e costruzioni ai fini governativi e commerciali.
L’architettura dei volsci ha il suo fiore all’occhiello nell’arco a sesto acuto che si trova all’ingresso del borgo, alto quattro metri e che ai tempi rappresentava l’entrata dell’antica acropoli.
A seguire troviamo la Chiesa della Trinità o del Simulacro del Crocefisso, fatta costruire dal Cardinal Pesce nel 1720, e che insieme alla Chiesa di San Vito e a quella di Sant’Anna (restaurata nel ‘500) compongono il trittico delle basiliche di Civitavecchia.
La testimonianza che non passa di certo inosservata è la Torre di Cicerone, una grande costruzione medievale a base quadrata che si trova nel punto più alto del borgo.
La visita può dirsi conclusa solo dopo una passeggiata al di fuori delle mura così da ammirare i bastioni e dare uno sguardo d’insieme all’insediamento nato dalla concomitanza di stili diversi in altrettante epoche storiche.

Come arrivare all’acropoli di Arpino
L’accesso al borgo di Civitavecchia di Arpino è libero. La Torre di Cicerone si può visitare solo il sabato, la domenica e nei festivi 10-12:30/15-18. Email info@prolocoarpino.it
Per arrivare da Roma: autostrada A1 (Milano-Napoli), uscita Ferentino. Si imbocca poi la superstrada Frosinone-Sora, uscita Castelliri (15 km). Da qui si seguono le indicazioni per Arpino (10 km circa).

