Fontana greco-romana di Gallipoli, in Puglia la ‘sorgente’ più antica d’Italia
Non solo mare e non solo vento, il Salento racchiude anche una forte componente storico e architettonica che completa la sua dimensione più suggestiva
Fontana Greca stock.adobe.com
Siamo in questo caso a Gallipoli con la sua celebre Fontana greco-romana che rappresenta un esempio d’eccezione di architettura antica tanto che per molto tempo è stata considerata dagli studiosi – ancora divisi sulla sua datazione - la più antica fontana d’Italia. Attendibilità storica a parte, la sua bellezza rimane un dato di fatto tanto che le Poste Italiane hanno incluso la Fontana di Gallipoli nella serie dei francobolli dedicati alle Fontane d’Italia.
La Fontana greca di Gallipoli tra passato e presente
Oggi la si può ammirare in tutto il suo splendore nei pressi del ponte vicino al castello pronta a unire simbolicamente la zona del vecchio borgo alla parte nuova di Gallipoli.
Pur risalendo al Rinascimento, la tradizione del luogo la fa risalire alle popolazioni elleniche del III secolo a.C. (da qui il nome). In origine era ubicata nell’area delle ‘fontanelle’ (le antiche terme) per poi essere trasportata vicino all’antica Chiesa di San Nicola e pochi anni dopo, ancora una volta, smontata e ricostruita dove la vediamo oggi, vicino al ponte di Gallipoli.
A prescindere dalle origini storiche, la Fontana di Gallipoli rappresenta un’attrazione turistica di interesse. Si compone di due facciate (nord e sud) con tre blocchi divisi da quattro cariatidi che sostengono un decorato architrave, il tutto ha un’altezza di circa cinque metri. Sopra la facciata c’è lo stemma della città di Gallipoli insieme alle insegne del sovrano Carlo III di Borbone, al di sotto un abbeveratoio utilizzato in passato per dissetare gli animali di passaggio.
Dirce, Salmace e Biblide, le metamorfosi mitologiche sulla Fontana di Gallipoli
Tre bassorilievi che raffigurano tre aneddoti importanti della mitologia greca: le metamorfosi di Dirce, Salmace e Biblide e il loro comune destino - raccontato dalla Fontana Greca di Gallipoli - di essere trasformate in fonti.
Il peccato di Dirce fu quello di trattare come una prigioniera la nipote Antiope accolta in casa dal marito tanto che quest’ultimo, per punizione, fece abbandonare i loro gemelli appena dati alla luce. Una volta cresciuti decisero di vendicarsi con i genitori ma, in procinto di farli divorare da dei tori inferociti, il dio greco Dioniso ebbe pietà di Dirce e la trasformò in una fonte nei pressi di Tebe.
Salmace era invece una ninfa della fontana che si invaghì del dio Ermafrodito abbracciandolo e chiedendo agli dei di restare per sempre con lui: divennero quindi un unico corpo a cui seguì la maledizione di Ermafrodito contro chiunque si fosse bagnato in quella fontana.
Infine Biblide innamorata del fratello Cauno a tal punto che questi decise di fuggire lontano da lei che continuò a cercarlo invano e piangente: gli dei ne ebbero pietà e la trasformarono in una fontana.

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