Il Fonte delle Fate di Poggibonsi tra storia e leggenda
A due passi dalla cittadina toscana di Poggibonsi si nasconde un luogo molto speciale, dove il confine tra favola e realtà è davvero sottile
Fonte delle Fate sansa55 - Shutterstock.com
È un posto incantato custodito dal verde della campagna negli immediati dintorni della cittadina di Poggibonsi, nei pressi di San Lucchese e Poggio Imperiale, e puoi arrivarci con una veloce passeggiata (un percorso che lo rende amatissimo anche dagli appassionati di trekking).
Una storia antichissima
Il Fonte delle Fate è un antico monumento risalente al XIII secolo circa, "predecessore" dell’attuale abitato di Poggibonsi, all’epoca noto come Poggibonizio. Secondo la tradizione e secondo alcune fonti, la costruzione del Fonte delle Fate è da attribuire a Balugano da Crema, e quella che vediamo oggi è solo una delle sette fonti che dovevano trovarsi sul territorio in epoca medievale.
Detta anche Fonte di Vallepiatta, il Fonte delle Fate è un complesso di particolare interesse architettonico che presenta la classica struttura delle fontane pubbliche di epoca medievale, con un ampio porticato interamente realizzato in travertino a sesto acuto, composto da sei archi con ampi pilastri di sostegno. Il fonte è in parte alimentato da una vasca che anticamente veniva utilizzata per la raccolta delle acque.
Un nome fantasioso
Se ti stai chiedendo perché questo luogo viene chiamato Fonte delle Fate, devi cercare la risposta parecchio indietro nel tempo. Il nome che le è stato attribuito dalla tradizione popolare si riferisce alle credenze secondo le quali acque, sorgenti e paludi fossero luoghi ambigui, sotto la protezione di creature misteriose e insondabili.
Il carattere fiabesco del Fonte delle Fate è peraltro rafforzato dalla presenza di un’opera molto particolare collocata proprio nelle vasche del fonte: si tratta dell'opera I Dormienti dello scultore campano Domenico Paladino, 25 sculture in bronzo che si mostrano letteralmente immerse nell’acqua. Una posizione non casuale, dal momento che l’artista voleva rappresentare il ricordo del liquido amniotico e dell’acqua come elemento inizio di tutte le cose e di tutte le forme di vita.
L’opera è rimasta nascosta per diversi secoli poiché la zona in cui si trova veniva utilizzata per scaricare i materiali impiegati nella costruzione della Fortezza Medicea di Poggio Imperiale. È stata riscoperta solo nei primi anni dell’Ottocento quando venne finalmente riaperta al pubblico.
