Grotte di Collepardo, paradiso di speleologi ed antropologi
Un viaggio al centro della terra che parte dalla Ciociaria: nel basso Lazio si esplorano i mondi ipogei ricchi di fascino e suggestioni
Grotte Mauro-Matacchione - Istockphoto.com
Le Grotte di Collepardo sono un importante geosito situato all’interno del Parco Naturale Regionale Monti Ausoni e Lago di Fondi, nell’omonimo comune di Collepardo, nella provincia di Frosinone. Questa mirabolante cavità carsica si rivela un mondo sotterraneo simile ad un atelier d’artista, dove le forme naturali accendono l’immaginazione di chi le ammira. Le cavità naturali della Grotta di Collepardo sono tipiche dell’ambiente carsico: qui scendono liane di stalattiti e si ergono foreste di stalagmiti, forme ipogee modellate nei millenni grazie all’azione dell’acqua sulla roccia calcarea. Uno spettacolo naturale talmente bello da attirare anche l’attenzione della Regina d’Italia Margherita di Savoia, sovrana curiosa e illuminata che visitò le grotte nel 1904 rimanendone stupefatta.
Il carsismo, il fenomeno geologico simile ad un incantesimo
Le grotte di Collepardo, note anche come “grotte dei Bambocci”, assieme alle grotte di Pastena che si trovano a poca distanza, sono state originate dal fenomeno del carsismo, ovvero l’erosione sotterranea dovuta all’infiltrazione dell’acqua piovana che a contatto con le rocce calcaree innesca un particolare fenomeno chimico; questo comporta la trasformazione del terreno e conseguente formazione di grotte e di doline (sprofondamenti del terreno), noto come “suolo carsico”.
L’interno delle grotte carsiche sono mondi fantastici, ricchi di formazioni naturali: stalattiti, stalagmiti e colonne (quando le prime due si uniscono) che possono raggiungere anche decine di metri di altezza. Queste formazioni si sono create in un lunghissimo periodo di tempo, si tratta di un processo lentissimo e tuttora attivo. Si stima che la crescita di una stalagmite varia da un minimo di 1 mm ogni 20 anni ad 1 mm ogni 3 anni, a seconda della temperatura dell’aria e dell’intensità dello stillicidio, cioè dalla velocità di gocciolamento dell’acqua. Le grotte sono inoltre microcosmi per i pipistrelli e minuscoli animali endemici che riescono a sopravvivere in ambienti senza luce e privi di vegetazione, un adattamento eccezionale che li rende davvero unici.
Una meraviglia naturale studiata anche dagli antropologi
Le Grotte di Collepardo, oltre ad essere un importante geosito dell’Italia centrale punto di riferimento per geologi e naturalisti, lo sono anche per archeologi ed antropologi. Nel 2008 vennero alla luce dei sensazionali ritrovamenti: reperti umani, ceramici e faunistici risalenti alla media età del Bronzo. Le grotte ospitarono presumibilmente la vita quotidiana delle popolazioni locali, comprese le pratiche cultuali e funerarie delle comunità preistoriche che seppellivano i corpi in queste cavità. Nel 2014 e 2015 sono state effettuate delle ulteriori campagne di rilievo e campionamento archeologico a cura dell'Università inglese di Durham, in collaborazione con la Soprintendenza per i Beni Archeologici del Lazio, l'Università di Roma Tor Vergata, l'Amministrazione Comunale e il Consorzio delle Grotte di Pastena e Collepardo. Dagli ultimi studi sono emersi ulteriori dati storici che permettono di considerare le grotte un mitreo legato al culto del Sole Invitto delle popolazioni preromane: il dio nasceva nella grotta per simboleggiare la sua venuta nell’universo e sulla Terra. Qui si svolgevano i battesimi dei credenti, quello di acqua e quello di fuoco, riti che si perdono nella notte dei tempi ma che la suggestione ritrova in questo incredibile luogo.
Come arrivare
Per raggiungere agevolmente le Grotte di Collepardo, suggeriamo di arrivare in auto. Dall’autostrada A1 prendere l’uscita Ferentino oppure Frosinone e proseguire lungo la superstrada per Sora. Uscire all’uscita Alatri/Tecchiena e seguire le indicazioni per le grotte.

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