Voleva essere la Las Vegas della Brianza: oggi è una città fantasma surreale dove il tempo si è fermato
Questa piccola frazione brianzola è un posto dove la natura ormai incolta abbraccia antiche e bizzarre architetture, regalando scenari suggestivi e surreali.
I borghi abbandonati richiamano l’immagine di posti fermi nel tempo, dove la natura avanza tra mura screpolate e ruderi invasi dalla vegetazione incolta. Ed è proprio questa la fotografia di un piccolo borgo situato in provincia di Lecco, noto come la “Las Vegas della Brianza”. Questa insolita denominazione deriva da uno stravagante progetto degli anni Sessanta, che ancora oggi attira ogni anno tantissimi visitatori, fotografi e appassionati, catturati dal fascino crepuscolare del borgo. Gli edifici deserti, le gallerie di negozi in stile arabeggiante e i rampicanti che avvolgono le strade creano un intreccio di storia e abbandono che affascina chi ha la fortuna di trovarsi da queste parti.
Consonno: la parabola di un’utopia fallita

[foto @Gherzak/ Shutterstock.com, solo per uso editoriale]
Fino al 1962, Consonno, frazione del comune di Olginate, era un tipico villaggio agricolo brianzolo. In quell’anno, il conte Mario Bagno, imprenditore locale, decise di rivoluzionarlo; acquistò l’intero paese, sgomberò i circa 300 residenti e rase al suolo case e campi per erigere un parco divertimenti di lusso, una vera e propria Las Vegas nel cuore della Lombardia. Nacquero così una galleria commerciale dallo stile arabo col suo minareto, una pagoda cinese, una balera e un albergo, pubblicizzati con slogan come “A Consonno è sempre festa” o “A Consonno il cielo è più azzurro”.
Negli anni Settanta, il borgo divenne protagonista di diverse feste, durante le quali si esibivano star come Adriano Celentano, Mina e Pippo Baudo. Il declino arrivò nel 1976, quando una frana isolò Consonno, condannando il borgo all’oblio. Oggi le strutture, di proprietà privata, simboleggiano un’ambizione umana sopraffatta dal tempo e dalla natura. Nonostante lo stato di abbandono, il comune ha un immenso fascino ed è uno dei posti più fotografati della Lombardia.
Esplorare Consonno, tra rovine e natura

[foto @Gherzak/ Shutterstock.com, solo per uso editoriale]
La visita a Consonno si dipana su stradine ormai erose che, tra il minareto e i resti della galleria commerciale, giungono fino al Belvedere, che offre una splendida vista sulle Prealpi lecchesi. L’Associazione Amici di Consonno organizza eventi e iniziative, come la Sagra di San Maurizio a settembre e la castagnata autunnale “La Burollata”. Tra Pasquetta e inizio ottobre, poi, il “Bar de la Spinada”, ex tavola calda, serve specialità lombarde, come salumi, formaggi, caldarroste e vini, perfetti per chi ha bisogno di una pausa rigenerante.
Durante queste manifestazioni, i volontari dell’Associazione propongono tour guidati per spiegare la storia del luogo. Scarpe robuste sono d’obbligo tra addentrarsi tra le macerie, ma il panorama sul Resegone e le vallate sottostanti ripaga lo sforzo. Consonno resta una meta emblematica di decadenza affascinante, dove l’uomo ha ceduto il passo alla rigenerazione spontanea. Visitare questo borgo fantasma è emozionante e, a tratti struggente, e permette di scoprire un lato nascosto della Brianza, fatto di scorci surreali. Per gli amanti della fotografia e i cineasti, inoltre, è la località ideale per scatti e video con scenari originali e quasi spettrali.
Come raggiungere Consonno
Dal comune di Olginate, in provincia di Lecco e a un’ora di auto da Milano, si raggiunge Consonno via Colle Brianza e lungo Via Belvedere, tramite una salita tra gli alberi. Alla fine della strada, una sbarra consente l’accesso in auto esclusivamente alla domenica (dalle ore 10 alle 19 in primavera e in estate e dalle ore 10 alle 12 in autunno e in invero); negli altri giorni si parcheggia prima della sbarra e si prosegue a piedi, per circa un chilometro nel bosco. Superata la barriera, emergono i ruderi: il minareto erto sui tetti disfatti, archi corrosi e graffiti che si fondono con la vegetazione rigogliosa, creando un’atmosfera surreale e suggestiva.
[foto copertina @Gherzak/ Shutterstock.com, solo per uso editoriale]
